Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

30/09/18

Volevo solamente vederti sorridere

Ti guardavo stasera mentre dondolavi sul divano e storcevi la bocca, ripetendo quei gesti che mi ero illuso fossero spariti per sempre. E' stata breve la tua primavera, chissà da quali forze sconosciute scatenata. Le stesse che se la sono riportata via.
Non chiedermi stasera perché passa il tempo o quando morirà papà. No so darti una risposta e sono stanco di pietose e rasserenanti bugie.
Te ne ho dette tante, troppe e non sono servite a nulla. Come a nulla sono serviti i miei sforzi, illusioni e vane speranze di un miracolo che non posso chiederti e non è giusto chiederti.
E' bene che torni in fretta nel mondo reale, a volare a quote più basse. Devo smettere di farti diventare una persona diversa da quello che sei, devo imparare ad accettare i tuoi limiti ed a rispettarli.
No, non è colpa tua. Tu ci hai provato, hai fatto tantissimo. Ma la verità è che questo mondo fa schifo e tu, giustamente, non hai affatto voglia di sopportarlo. La malattia è il tuo rifugio, una casa angusta e pericolante, ma meno complicata della vita.
E' il mio fallimento, non il tuo. E' che volevo solamente vederti sorridere.

18/09/18

La lucciola

Andrea è come una lucciola dalla luce intermittente. Quando si accende le distanze generate dalla sua malattia sembrano accorciarsi e nei periodi in cui la luce rimane accesa per giorni e settimane balena nella mia mente la speranza, più che l'ipotesi, di essere usciti dal guado ed aver trovato una strada sicura.
Poi, improvvisamente, la luce si spegne, senza preavviso o cause scatenanti. Tornano le ansie, le angosce e quei pochi passi avanti, quelle effimere certezze su cui ci eravamo aggrappati svaniscono nel nulla.
Non ci si abitua mai a queste dolorose montagne russe anzi, ogni volta è sempre più difficile gestire il senso di impotenza dei giorni oscuri. Si volge la mente al ricordo dei giorni belli per tentare di sopravvivere, ma è come mettere del sale su una ferita ancora sanguinante.
E la fatica di mostrarsi rassicuranti e sorridenti mentre le urla si strozzano in gola e le lacrime si asciugano ancor prima di uscire.
Stasera nemmeno le stelle sembrano aver voglia di mostrarsi, anche loro in attesa che sorga la luna. A rischiarare le anime in pena.

09/09/18

L'aspra montagna


Le gocce della felicità continuano a solcare questa impietosa domenica, fatta di pugni levati al cielo, di grida soffocate in gola, di disprezzo e solitudine.
L'amara solitudine, cura e condanna al contempo, culla e prigione d'ergastolano. 
A nulla vale rincorrere il mondo dei sogni, lontane sono le fantasie di mondi remoti, di vite diverse e felici.
La montagna è troppo aspra da scalare e le mie mani sono nude, piene di sangue e di cicatrici.
Quanta sofferenza sotto questo cielo privo di stelle.