Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

31/05/18

Stamattina ho pensato a te.

Stamattina ho pensato a te, mentre prendevo le medicine per l'ipertensione. Riflettevo tra me e me e dicevo che se avessi avuto a disposizione questo farmaco forse non te ne saresti andata, colpita da un ictus cerebrale, il 31 maggio del 1971, a soli 50 anni.
Forse se avessi fumato meno le arterie avrebbero retto meglio alla tua pressione alta, forse.
O forse non sarebbe cambiato niente. Perché, cara zia Cicci, è stata la tua fragilità a renderti così vulnerabile e delicata.
Gli altri non possono capire, soprattutto quelli a cui tutto scivola addosso: tu soffrivi anche per una parola detta con tono perentorio, per un'ingiustizia subita da una persona cara. Avevi la lacrima facile che spesso nascondevi dietro una risata argentina, coinvolgente e contagiosa.
Ne hai avuti di motivi per piangere, cara zia, rimasta orfana troppo presto, con un fratello più piccolo cui fare da madre, il dolore di non potere avere figli, un marito disattento, superficiale, probabilmente nemmeno fedele, e assai poco incline ad ascoltare le tue richieste di aiuto.
Si sarebbe spezzata una quercia secolare, figuriamoci tu, ultima rosa di maggio.
Avrei voluto avere il tempo per conoscerti meglio, per capire quante molecole del tuo DNA sono finite nel mio ed in quello di Andrea, fragile, indifeso e bello come e più di te.
Ma non mi è stato concesso quindi debbo accontentarmi dei piccoli frammenti di memoria che di tanto in tanto riaffiorano e mi parlano di te. A volte sono episodi insignificanti che chissà perché sono rimasti incastrati nelle insenature della materia grigia: un tuo bracciale, il colore del tuo tailleur. A volte invece sono episodi di grande affetto, come quando sedesti per ore e al buio vicino al mio letto mentre ero malato di morbillo. Una veglia piena d'amore ma anche una voglia di solitudine, una fuga da quel mondo che avresti lasciato di li a poco e per sempre.
Lo sai, non sono tipo da portate fiori nelle tombe dei cimiteri, non credo affatto nell'esistenza dell'aldilà. Ma il 31 maggio non è mai un giorno come gli altri per me. Il tuo ricordo mi porta sempre in un mondo lontano, il mondo bello che poteva essere e non è stato. E alla malinconia si somma altra malinconia ed il dolore si tramuta in un caro compagno di viaggio.

27/05/18

Serve ancora andare a votare?

Adesso come convinciamo i ragazzi di 18 anni che è giusto andare a votare?
Dopo la tragedia costituzionale che si è abbattuta sul nostro paese, di una gravità inaudita, qual è il senso delle elezioni e della importanza del voto?
Se la maggioranza di un parlamento, rabberciata e conflittuale quanto volete, non ha la libertà, il diritto ed il dovere di esprimere, attraverso un primo ministro, la lista dei ministri che rappresenta la volontà popolare degli elettori, il voto si svuota di qualunque significato politico e giuridico.
Questo è l'arbitrio più grave che imputo all'attuale Presidente della Repubblica: aver svilito l'espressione della maggioranza degli italiani esercitata liberamente e democraticamente attraverso il voto popolare.
E questo non è certamente un'azione da garante della Costituzione Italiana.
Avrei voluto non dover mai assistere ad un insulto così grave alla Costituzione: tutto questo ci riporta indietro di molti anni, anni in cui una sola persona decideva chi doveva o non doveva far parte di un governo, incurante della volontà dei partiti e dei cittadini.
Furono anni orribili. E sicuramente non democratici.

26/05/18

Saranno mesi difficili

Saranno mesi difficili i prossimi a venire, sia che si faccia che non si faccia il governo Conte.
Toccherà ascoltare le falsità più maligne da parte di chi ha portato il paese sull'orlo della catastrofe in cui si trova adesso. Aiutati, occorre dirlo, da una massa di beoti ignoranti che per malafede o stupidità danno ancora credito alla classe politica più screditata d'Europa se non del mondo.
E da una servitù di giornalisti in libro paga, terrorizzati di perdere il loro cadreghino indebitamente conquistato.
La macchina del fango ed il "Metodo Boffo" si sono già messi all'opera: nemmeno quando Berlusconi tentò di spacciare una minorenne come nipote di Mubarak si è assistito ad un fuoco di sbarramento così compatto e ad alzo zero.
Anche il Colle non si dimostra estraneo a questa commedia degli orrori: quanti nani e ballerine abbiamo visto entrare ed uscire nei vari dicasteri senza che Mattarella ed i suoi degni predecessori abbiano avuto alcunché da eccepire?
Siamo giunti evidentemente al "redde rationem", l'intreccio malefico di caste che si annida dentro e fuori lo Stato Italiano sente di aver trovato pane per i suoi denti.
E come tutte le bestie feroci e ferite, diventa ancora più pericoloso e mortale. Non sarei affatto stupito se il nostro paese tornasse ad essere teatro di quella orribile stagione che ha preso il nome di "Anni di piombo", periodo storico in cui, grazie alla strategia della tensione, si impedì al nostro paese di avere una sana alternanza democratica.
Abbiamo a che fare con entità spaventosamente potenti, in grado di far sparire dai motori di ricerca le notizie scomode o imbarazzanti. Potenze cui si piegano persino colossi come Google, Facebook e Twitter. Potenze che fanno cadere governi e gettano paesi nella miseria a colpi di spread.
Saranno mesi difficili, i prossimi a venire. Ma saranno anche i mesi più importanti per la democrazia e la libertà del nostro paese. Possa una volta tanto il popolo italiano mostrare saggezza, maturità e lungimiranza. E soprattutto possa ricordarsi di chi li ha resi un popolo di schiavi.

Viva l'Europa dei popoli

Io sono un convinto "europeista", lo sono sempre stato sin da quando ho studiato la "Giovine Europa" di Mazzini ed il "Manifesto di Ventotene" di Spinelli.
E proprio per questo mi sento di dover dire con forza ed indignazione che l'Europa che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno fa orrore.
Non è un Europa di popoli, una realtà politica federale. E' un coacervo di camerieri e maggiordomi della banche di affari internazionali, dei peggiori usurai che prestano a strozzo i loro denari ai governi e che quindi li ricattano a proprio piacimento, svuotando di significato la sovranità popolare.
Essere contro questa Europa di faccendieri lussemburghesi non è antieuropeismo, semmai significa essere i veri difensori dell'Europa unita, i partigiani di una entità politica, sociale e morale che si muove e vive in favore dei più deboli e di chi non ha voce.
Sissignori io sono un partigiano della vera Europa e per questo invito chiunque non abbia interessi personali ed abbietti a seguirmi in questa battaglia civile contro chi ha deciso di sostituirsi agli stati, contro chi non vuole più che siamo cittadini ma sudditi e consumatori.
Viva l'Europa dei popoli dunque e abbasso l'Europa degli strozzini.

23/05/18

Domani mi sveglio

Domani mi sveglio e il brutto sogno scompare con la luce del sole che trapela tra le fessure della persiana.
Domani mi sveglio e quando mi alzo vedo mia nonna, ancora in vestaglia, che mi prepara la colazione: pane, burro e marmellata di visciole. Ed una tazza ricolma di latte appena munto, con la panna che solidifica ai bordi della ciotola.
Domani mi sveglio, mi affaccio dalla finestra e vedo parcheggiata al lato della strada la maestosa Fiat Millecinque di mio nonno, color grigio topo, col cambio sul volante e tanti bottoni sul cruscotto che sembra il ponte di comando di un'astronave.
Domani mi sveglio e leggo sul Messaggero che il primo uomo è finalmente sbarcato sulla luna, mentre il televisore in bianco e nero mostra le immagini sfuocate dei crateri lunari attraversati dagli astronauti statunitensi, sotto lo sguardo protettivo della capsula per il ritorno alla base, il LEM.
Domani mi sveglio e Boninsegna, Burgnich, Riva e Rivera hanno piegato la tenacia dei tedeschi occidentali nella epica semifinale dei mondiali di calcio del 1970: i mondiali del Messico ed i mondiali di Nando Martellini che in diretta e commosso commenta "Non ringrazieremo mai abbastanza i nostri giocatori per le emozioni che ci hanno dato in questa semifinale".
Domani mi sveglio e le scuole sono finite, niente più grembiule, niente più compiti a casa ed interrogazioni. Mi aspettano quattro mesi di vacanze, insieme ai miei nonni ed ai miei zii, quattro mesi di pura spensieratezza e di vera felicità.
Domani mi sveglio e tutto questo ci sarà, nella mia memoria, nelle immagini ancora aggrappate alla retina degli occhi.
E sarà meno duro sopportare l'insopportabile.

20/05/18

Invecchiare serve a qualcosa

Lo so, sto diventando vecchio. E come tutti i vecchi rompiscatole ho di che lamentarmi e di che brontolare. Ma soprattutto comincio ad avere una nostalgia inguaribile per molte cose che hanno attraversato la mia infanzia e la mia gioventù.
Soprattutto mi mancano la miriade di registi, attori e sceneggiatori che hanno fatto grande il nostro teatro ed il cinema negli anni sessanta.
Elencarli tutti è impossibile, perché quella fu una stagione fertile per l'arte italiana. In quegli anni si consacrarono al mondo artisti e scrittori che iniziarono a fare la gavetta in tempo di guerra. Una gavetta dura, in piccoli giornali ed in piccolissime sale di provincia.
Ovviamente ho le mie predilezioni, che non hanno la pretesa di essere una classifica di valori. E' una lista di titani che più di altri mi hanno avvicinato al cinema, al teatro ed alla letteratura.
Ennio Flaiano è il primo. Fu un grandissimo sceneggiatore e un uomo di un intelligenza umoristica unica ed inimitabile. I suoi aforismi sono entrati nella leggenda ed hanno spiegato meglio di mille sociologi l'indole del popolo italiano.
Giorgio De Lullo. Regista pirandelliano per eccellenza, la sua "Compagnia dei Giovani" contribuì a dare nuovo vigore e nuova attualità all'opera teatrale di Luigi Pirandello. Memorabile la sua messa in scena di "Sei personaggi in cerca di autore", con attori del calibro di Rossella Falk e Romolo Valli. E' stata la prima piece teatrale che ho visto in vita mia, quando la TV in bianco e nero trasmetteva ancora teatro e programmi di qualità.
Giorgio Strehler. Fondatore, insieme a Paolo Grassi, del Piccolo Teatro di Milano, è stato il baricentro della cultura teatrale italiana per diversi lustri. Grazie a lui ho potuto conoscere ed amare la musica e le opere di Kurt Weill e Bertold Brecht, in particolare l'"Opera da tre soldi", in cui recitarono sotto la sua direzione giganti del teatro italiano come Tino Carraro e #Milly (Carla Mignone)
Carmelo Bene. Eccessivo, narcisista, egocentrico e controcorrente. Ma geniale ed innovativo come nessun altro dopo di lui. La sua "macchina attoriale" mi ha fatto amare i poeti russi del primo novecento e Dino Campana, la cui forza poetica fu superiore alla sua follia.
Ve ne sarebbero altri ma mi fermo qui. Spero che adesso possiate capire perché, davanti ad autori, registi ed attori che vanno per la maggiore, spesso faccio spallucce. Ho visto, sentito e letto cose che voi umani non potete immaginare.
Ecco finalmente oggi ho scoperto che invecchiare serve almeno a qualcosa.

17/05/18

Certe sere

Certe sere avrei tanto bisogno che squillasse quel maledetto telefono, per sentire la tua voce che mi chiede cose banali, quelle cose che si dicono tra fratelli che hanno voglia di risentirsi.
Certe sere vorrei poterti raccontare le mie ansie ed ascoltare le tue parole di conforto, dettate dall'animo dolce e sensibile che hai.
Ed invece il telefono rimane muto, ed io ostaggio delle mie paure, che con l'età non accennano a diminuire.
No non è la tua malattia a rendermi più fragile. Sono altri i nomi e le cose che torturano la mia psiche ogni giorno, come la goccia che scava nella pietra.
E' l'impossibilità di poterti chiedere aiuto che mi trafigge il cuore, specialmente in serate come questa, dove i miei fantasmi prendono forma ed inscenano danze macabre.
Certe sere anche il dolore si materializza ed ha la forma di un telefono che non suonerà mai.

14/05/18

Mio padre, una vecchia cartolibreria ed il 730 on line

E' un'ora che cerco di scrivere qualcosa su mio padre. C'è di mezzo una vecchia cartolibreria in via Merulana dove faceva la fila per prendermi i libri di scuola ed il 730 on line che oggi ho compilato per lui, evitandogli la fila al CAF.
Ma i pensieri mi si ingolfano e le mani mi tremano. 
Immagino che non capirete molto di queste frasi incerte e di questi pensieri sconnessi.
E' che oggi io ero in fila per lui, dopo cinquantanni. E non c'è più bella soddisfazione per un figlio che ripagare, seppure in maniera infinitesimale, gli infiniti sacrifici fatti per lui dal proprio genitore.
E vedere poi il suo sollievo tradursi nel sorriso di Andrea, che tutto assorbe e di tutto si accorge, mi fa sentire degno, forse per la prima volta in vita mia, di calcare la polvere di questo strano pianeta in cui mi è dato vivere.
Adesso scusatemi, ma non riesco più ad andare avanti.

13/05/18

Mi ritraggo dal presente

Mi ritraggo dal presente
e mi scopro a navigare
negli anni a me più cari.
Ove non v'era presagio
dei pensieri che tumultuosi
affollano la mente.
Le mattine assolate,
i meriggi quieti,
la penombra delle sere.
Ed il lento scorrere del tempo,
immutabile ed infinito.
Scandito dal suono
di antiche campane.
Ora a festa,
ora grave e solenne.
Quello che allora
sembrava noia
era invece il paradiso.
Quello che allora
sembrava una prigione
era la più dolce delle libertà.

12/05/18

I nostalgici

Molte persone credono di essere di sinistra perché si vestono come quelli di sinistra, perché parlano come quelli di sinistra e si atteggiano come quelli di sinistra. Poi, quando fai notare che spesso i loro "leader maximi" predicano bene ma razzolano malissimo, si inalberano come bambini viziati e mettono su il broncio, incapaci come sono di un vero pensiero critico.
Anche a me piacerebbe credere e cullarmi nell'illusione che in Italia esista una sinistra forte, credibile politicamente e moralmente: dormirei sonni più sereni ed il mio fegato ne gioverebbe.
Ma non è così e raramente lo è stato anche nel passato della nostra repubblica.
Le persone intelligenti cercano di guardarsi attorno, capire se si può uscire dal finto dualismo destra-sinistra dalle logiche spartitorie e provare a costruire qualcosa di serio, se possibile.
I nostalgici si infilano l'eschimo e vagheggiano rivoluzioni proletarie, sebbene i proletari si siano rifugiati altrove da più di una elezione politica ed amministrativa, massacrati da un precariato ed un impoverimento cui la sinistra non ha saputo e voluto dare risposte serie.

06/05/18

Il destino

Io ed il destino ci guardiamo negli occhi da molto tempo ormai, come due nemici che si odiano da sempre ma non hanno più nulla da dirsi.
Seduti l'uno di fronte all'altro, davanti ad un bicchiere una volta pieno di vino e adesso desolatamente vuoto. 
Intorno a noi le macerie di una guerra inutile e sfiancante in cui nessuno dei due è riuscito a prevalere di un solo centimetro.
Ride, il destino, mentre io lo guardo in cagnesco, con un rancore stantio che negli anni si è incancrenito nelle mie ossa.
E ride ancor più sguaiatamente ogni volta che provo ad alzare la testa ma un ceffone violento mi fa ruzzolare in terra, sporco di polvere e ferito.
Lo copro con gli insulti più osceni che le mie viscere riescono a generare, gli urlo in faccia le maledizioni più atroci dell'universo.
Ma lui continua col suo ghigno sghembo, i suoi occhi si illuminano come se si nutrisse del mio odio.
Verrà il giorno in cui non sarò più qui, a guardarti come una carogna in putrefazione. Cosa ne sarà di te, allora, destino maledetto?
Sei condannato anche tu, mio acerrimo nemico. La tua vittoria sarà anche la tua fine.

A mia moglie

In genere non parlo mai di mia moglie, perché è una donna molto riservata e non ama mettersi in mostra sui social o nella vita quotidiana.
Tuttavia stasera ho deciso di fare un'eccezione perché, per motivi assolutamente privati e che non sto ad elencare, sta passando ed ha passato momenti assai difficili in questi ultimi mesi.
Lei non conosce nemmeno il significato della parola egoismo: infaticabile, è sempre pronta ad aiutare il prossimo col sorriso sulle labbra.
Ma non sempre viene ripagata con la stessa moneta, anzi la vita sembra divertirsi a metterla in situazioni in cui la sua sensibilità viene ferita, offesa o neppure riconosciuta.
Anche io ho delle responsabilità: dovrei starle più vicino, anteporre le sue preoccupazioni ai miei problemi, alla mia pigrizia ed al mio egoismo. Potrei accampare degli alibi, dalla malattia di Andrea alla precarietà professionale, passando per l'anzianità dei miei genitori.
Ma non sarebbe giusto: ho la fortuna di avere accanto una donna speciale, unica. Non debbo dimenticarlo mai.
Vorrei saperla proteggere dalle cattiverie e dalle meschinità che la colgono inevitabilmente indifesa e che la fanno soffrire come solo accade alle persone sensibili e buone. Purtroppo non ho il potere di cambiare il corso degli eventi o entrare nella testa di chi non sa riconoscere la bellezza d'animo e la bontà.
Posso solo dirle che tra le centinaia di persone che ho conosciuto nella mia vita nessuna si avvicina minimamente alla sua statura morale ed al suo cuore gentile. Il fatto che lei abbia scelto proprio me come compagno di vita mi riempie di orgoglio.
E che niente e nessuno riuscirà mai a spegnere quel sorriso che mi ha fatto innamorare quasi trenta anni fa.
Un amore che ancora intatto dimora nel mio cuore.