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Visualizzazione dei post da Maggio, 2018

Stamattina ho pensato a te.

Stamattina ho pensato a te, mentre prendevo le medicine per l'ipertensione. Riflettevo tra me e me e dicevo che se avessi avuto a disposizione questo farmaco forse non te ne saresti andata, colpita da un ictus cerebrale, il 31 maggio del 1971, a soli 50 anni. Forse se avessi fumato meno le arterie avrebbero retto meglio alla tua pressione alta, forse. O forse non sarebbe cambiato niente. Perché, cara zia Cicci, è stata la tua fragilità a renderti così vulnerabile e delicata. Gli altri non possono capire, soprattutto quelli a cui tutto scivola addosso: tu soffrivi anche per una parola detta con tono perentorio, per un'ingiustizia subita da una persona cara. Avevi la lacrima facile che spesso nascondevi dietro una risata argentina, coinvolgente e contagiosa. Ne hai avuti di motivi per piangere, cara zia, rimasta orfana troppo presto, con un fratello più piccolo cui fare da madre, il dolore di non potere avere figli, un marito disattento, superficiale, probabilmente nemmeno fede…

Serve ancora andare a votare?

Adesso come convinciamo i ragazzi di 18 anni che è giusto andare a votare? Dopo la tragedia costituzionale che si è abbattuta sul nostro paese, di una gravità inaudita, qual è il senso delle elezioni e della importanza del voto? Se la maggioranza di un parlamento, rabberciata e conflittuale quanto volete, non ha la libertà, il diritto ed il dovere di esprimere, attraverso un primo ministro, la lista dei ministri che rappresenta la volontà popolare degli elettori, il voto si svuota di qualunque significato politico e giuridico. Questo è l'arbitrio più grave che imputo all'attuale Presidente della Repubblica: aver svilito l'espressione della maggioranza degli italiani esercitata liberamente e democraticamente attraverso il voto popolare. E questo non è certamente un'azione da garante della Costituzione Italiana. Avrei voluto non dover mai assistere ad un insulto così grave alla Costituzione: tutto questo ci riporta indietro di molti anni, anni in cui una sola persona de…

Saranno mesi difficili

Saranno mesi difficili i prossimi a venire, sia che si faccia che non si faccia il governo Conte. Toccherà ascoltare le falsità più maligne da parte di chi ha portato il paese sull'orlo della catastrofe in cui si trova adesso. Aiutati, occorre dirlo, da una massa di beoti ignoranti che per malafede o stupidità danno ancora credito alla classe politica più screditata d'Europa se non del mondo. E da una servitù di giornalisti in libro paga, terrorizzati di perdere il loro cadreghino indebitamente conquistato. La macchina del fango ed il "Metodo Boffo" si sono già messi all'opera: nemmeno quando Berlusconi tentò di spacciare una minorenne come nipote di Mubarak si è assistito ad un fuoco di sbarramento così compatto e ad alzo zero. Anche il Colle non si dimostra estraneo a questa commedia degli orrori: quanti nani e ballerine abbiamo visto entrare ed uscire nei vari dicasteri senza che Mattarella ed i suoi degni predecessori abbiano avuto alcunché da eccepire? Siam…

Viva l'Europa dei popoli

Io sono un convinto "europeista", lo sono sempre stato sin da quando ho studiato la "Giovine Europa" di Mazzini ed il "Manifesto di Ventotene" di Spinelli. E proprio per questo mi sento di dover dire con forza ed indignazione che l'Europa che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno fa orrore. Non è un Europa di popoli, una realtà politica federale. E' un coacervo di camerieri e maggiordomi della banche di affari internazionali, dei peggiori usurai che prestano a strozzo i loro denari ai governi e che quindi li ricattano a proprio piacimento, svuotando di significato la sovranità popolare. Essere contro questa Europa di faccendieri lussemburghesi non è antieuropeismo, semmai significa essere i veri difensori dell'Europa unita, i partigiani di una entità politica, sociale e morale che si muove e vive in favore dei più deboli e di chi non ha voce. Sissignori io sono un partigiano della vera Europa e per questo invito chiunque non abbia interessi perso…

Domani mi sveglio

Domani mi sveglio e il brutto sogno scompare con la luce del sole che trapela tra le fessure della persiana. Domani mi sveglio e quando mi alzo vedo mia nonna, ancora in vestaglia, che mi prepara la colazione: pane, burro e marmellata di visciole. Ed una tazza ricolma di latte appena munto, con la panna che solidifica ai bordi della ciotola. Domani mi sveglio, mi affaccio dalla finestra e vedo parcheggiata al lato della strada la maestosa Fiat Millecinque di mio nonno, color grigio topo, col cambio sul volante e tanti bottoni sul cruscotto che sembra il ponte di comando di un'astronave. Domani mi sveglio e leggo sul Messaggero che il primo uomo è finalmente sbarcato sulla luna, mentre il televisore in bianco e nero mostra le immagini sfuocate dei crateri lunari attraversati dagli astronauti statunitensi, sotto lo sguardo protettivo della capsula per il ritorno alla base, il LEM. Domani mi sveglio e Boninsegna, Burgnich, Riva e Rivera hanno piegato la tenacia dei tedeschi occident…

Invecchiare serve a qualcosa

Lo so, sto diventando vecchio. E come tutti i vecchi rompiscatole ho di che lamentarmi e di che brontolare. Ma soprattutto comincio ad avere una nostalgia inguaribile per molte cose che hanno attraversato la mia infanzia e la mia gioventù. Soprattutto mi mancano la miriade di registi, attori e sceneggiatori che hanno fatto grande il nostro teatro ed il cinema negli anni sessanta. Elencarli tutti è impossibile, perché quella fu una stagione fertile per l'arte italiana. In quegli anni si consacrarono al mondo artisti e scrittori che iniziarono a fare la gavetta in tempo di guerra. Una gavetta dura, in piccoli giornali ed in piccolissime sale di provincia. Ovviamente ho le mie predilezioni, che non hanno la pretesa di essere una classifica di valori. E' una lista di titani che più di altri mi hanno avvicinato al cinema, al teatro ed alla letteratura. Ennio Flaiano è il primo. Fu un grandissimo sceneggiatore e un uomo di un intelligenza umoristica unica ed inimitabile. I suoi afor…

Certe sere

Certe sere avrei tanto bisogno che squillasse quel maledetto telefono, per sentire la tua voce che mi chiede cose banali, quelle cose che si dicono tra fratelli che hanno voglia di risentirsi. Certe sere vorrei poterti raccontare le mie ansie ed ascoltare le tue parole di conforto, dettate dall'animo dolce e sensibile che hai. Ed invece il telefono rimane muto, ed io ostaggio delle mie paure, che con l'età non accennano a diminuire. No non è la tua malattia a rendermi più fragile. Sono altri i nomi e le cose che torturano la mia psiche ogni giorno, come la goccia che scava nella pietra. E' l'impossibilità di poterti chiedere aiuto che mi trafigge il cuore, specialmente in serate come questa, dove i miei fantasmi prendono forma ed inscenano danze macabre. Certe sere anche il dolore si materializza ed ha la forma di un telefono che non suonerà mai.

Mio padre, una vecchia cartolibreria ed il 730 on line

E' un'ora che cerco di scrivere qualcosa su mio padre. C'è di mezzo una vecchia cartolibreria in via Merulana dove faceva la fila per prendermi i libri di scuola ed il 730 on line che oggi ho compilato per lui, evitandogli la fila al CAF. Ma i pensieri mi si ingolfano e le mani mi tremano.  Immagino che non capirete molto di queste frasi incerte e di questi pensieri sconnessi. E' che oggi io ero in fila per lui, dopo cinquantanni. E non c'è più bella soddisfazione per un figlio che ripagare, seppure in maniera infinitesimale, gli infiniti sacrifici fatti per lui dal proprio genitore. E vedere poi il suo sollievo tradursi nel sorriso di Andrea, che tutto assorbe e di tutto si accorge, mi fa sentire degno, forse per la prima volta in vita mia, di calcare la polvere di questo strano pianeta in cui mi è dato vivere. Adesso scusatemi, ma non riesco più ad andare avanti.

Mi ritraggo dal presente

Mi ritraggo dal presente
e mi scopro a navigare
negli anni a me più cari.
Ove non v'era presagio
dei pensieri che tumultuosi
affollano la mente.
Le mattine assolate,
i meriggi quieti,
la penombra delle sere.
Ed il lento scorrere del tempo,
immutabile ed infinito.
Scandito dal suono
di antiche campane.
Ora a festa,
ora grave e solenne.
Quello che allora
sembrava noia
era invece il paradiso.
Quello che allora
sembrava una prigione
era la più dolce delle libertà.

I nostalgici

Molte persone credono di essere di sinistra perché si vestono come quelli di sinistra, perché parlano come quelli di sinistra e si atteggiano come quelli di sinistra. Poi, quando fai notare che spesso i loro "leader maximi" predicano bene ma razzolano malissimo, si inalberano come bambini viziati e mettono su il broncio, incapaci come sono di un vero pensiero critico. Anche a me piacerebbe credere e cullarmi nell'illusione che in Italia esista una sinistra forte, credibile politicamente e moralmente: dormirei sonni più sereni ed il mio fegato ne gioverebbe. Ma non è così e raramente lo è stato anche nel passato della nostra repubblica. Le persone intelligenti cercano di guardarsi attorno, capire se si può uscire dal finto dualismo destra-sinistra dalle logiche spartitorie e provare a costruire qualcosa di serio, se possibile. I nostalgici si infilano l'eschimo e vagheggiano rivoluzioni proletarie, sebbene i proletari si siano rifugiati altrove da più di una elezione poli…

Il destino

Io ed il destino ci guardiamo negli occhi da molto tempo ormai, come due nemici che si odiano da sempre ma non hanno più nulla da dirsi. Seduti l'uno di fronte all'altro, davanti ad un bicchiere una volta pieno di vino e adesso desolatamente vuoto.  Intorno a noi le macerie di una guerra inutile e sfiancante in cui nessuno dei due è riuscito a prevalere di un solo centimetro. Ride, il destino, mentre io lo guardo in cagnesco, con un rancore stantio che negli anni si è incancrenito nelle mie ossa. E ride ancor più sguaiatamente ogni volta che provo ad alzare la testa ma un ceffone violento mi fa ruzzolare in terra, sporco di polvere e ferito. Lo copro con gli insulti più osceni che le mie viscere riescono a generare, gli urlo in faccia le maledizioni più atroci dell'universo. Ma lui continua col suo ghigno sghembo, i suoi occhi si illuminano come se si nutrisse del mio odio. Verrà il giorno in cui non sarò più qui, a guardarti come una carogna in putrefazione. Cosa ne sarà…

A mia moglie

In genere non parlo mai di mia moglie, perché è una donna molto riservata e non ama mettersi in mostra sui social o nella vita quotidiana. Tuttavia stasera ho deciso di fare un'eccezione perché, per motivi assolutamente privati e che non sto ad elencare, sta passando ed ha passato momenti assai difficili in questi ultimi mesi. Lei non conosce nemmeno il significato della parola egoismo: infaticabile, è sempre pronta ad aiutare il prossimo col sorriso sulle labbra. Ma non sempre viene ripagata con la stessa moneta, anzi la vita sembra divertirsi a metterla in situazioni in cui la sua sensibilità viene ferita, offesa o neppure riconosciuta. Anche io ho delle responsabilità: dovrei starle più vicino, anteporre le sue preoccupazioni ai miei problemi, alla mia pigrizia ed al mio egoismo. Potrei accampare degli alibi, dalla malattia di Andrea alla precarietà professionale, passando per l'anzianità dei miei genitori. Ma non sarebbe giusto: ho la fortuna di avere accanto una donna sp…