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"Pensa alla salute"

Pensa alla la salute. Già, è vero. Senza la salute non si può vivere, non si può essere felici, non ci si può innamorare o uscire di casa a fare quattro chiacchiere con gli amici.
Ma la salute non basta, non è tutto. Esiste qualcosa di intangibile, che non ha peso o valore economico che tuttavia rende la vita degna di essere vissuta. Ed aiuta anche la salute a rimanere solida e florida.
Questa cosa così impalpabile eppure così preziosa si chiama soddisfazione. Ognuno di noi trae nutrimento non solo dal pane che mangia ma dal ritagliare quei piccoli spazi, a volte infinitesimi oppure lunghi tutta la giornata, che riempiono il cuore e l'intelletto della gioia di una soddisfazione.
C'è chi ama la lettura, chi fare lo sport, chi preferisce dedicare la vita al lavoro, alla politica, alla scienza, alla cultura o alla famiglia: tutti hanno il proprio giocattolo da tener custodito come il bene più raro.
Ecco perché una vita in cui tutto è architettato per sopprimere le soddisfazioni di un uomo è una vita vuota, inutile e penosa.
Hanno ridotto i lavoratori a dei robot viventi, piccoli ingranaggi di entità mostruose ed inconcepibili: non chiedono più l'eccellenza ma la riusabilità. Agrumi da spremere finché c'è una goccia di succo e poi da gettare via senza nemmeno un briciolo di dignità. Usati, sfruttati negli anni migliori della vita, adesso hanno imparato l'arte di instillare nelle menti del lavoratore il senso di colpa. E' la nuova frontiera dell'asservimento scaricare sul lavoratore le responsabilità dei fallimenti aziendali. Non occorre più investire denaro per riconvertire gli impiegati "obsoleti" ed in la con gli anni, meglio farli sentire dei falliti, ogni giorno, ogni ora, per logorare la loro stabilità mentale. Un logorio che porta, presto o tardi, al licenziamento "spontaneo".
Questa sensazione indotta di essere inutili purtroppo deborda dalla sfera lavorativa a quella personale ed affettiva, in una spirale autodistruttiva in cui occorre sprigionare tutte le proprie risorse fisiche ed intellettuali per potervi resistere.
C'è chi non vuole arrendersi all'evidenza e si auto illude di essere ancora funzionale elemosinando lavori indegni del proprio ruolo, lavori già sulla lista nera delle professioni in esubero. Sono le persone che mi auguro abbiano una vita piena ed appagante al di fuori del lavoro, perché sono quelle che ritengo a maggior rischio di squilibrio psichico in caso di dimissioni e/o incentivi al licenziamento.
Ci sono quelli che hanno il pelo sullo stomaco ed apparentemente se ne fregano, ostentando una saldezza sperando non di facciata.
Ci sono anche dipendenti veramente sereni, forti dei loro sponsor e delle loro coperture professionali che li fanno cadere in piedi ovunque e comunque.
E poi c'è chi non fa parte di nessuna delle tre categorie, chi ha smesso di chiedere l'elemosina a chi non merita nemmeno il saluto ma non ha mai saputo sviluppare il pelo superfluo nella parte interna dello stomaco. In un'eterna alternanza di stati d'animo che non giova affatto alle relazioni sociali ed alla salute fisica e mentale.
Pensa alla salute.
Che ci vuole.

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