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Il boxeur

"Sbam"!
Un'altro gancio sinistro colpisce il mio mento. Non sento dolore. Solo una sensazione di vuoto, come assenza di peso.
E poi vado al tappeto, come corpo morto. Devo essere svenuto, perché non sento l'arbitro iniziare a contare.
Sto bene, incredibilmente.
Poi l'odore acre dell'aceto mi penetra dalle narici fin dentro al cervello.
Ho un sussulto, apro gli occhi, ma non so bene dove mi trovi. C'è un mucchio di gente attorno a me, mi manca il respiro.
La luce della lampadina del dottore mi abbaglia l'occhio destro. La pupilla si restringe, istintivamente.
Dicono sia un buon segno
Adesso ho la testa che mi scoppia e sento di nuovo il rumore del pubblico attorno al ring.
Qualcuno prova a togliermi il paradenti, la mascella mi duole da morire ed urlo dal dolore.
Non riesco a tenere gli occhi aperti, sono tumefatti.
Vorrei alzarmi ma le gambe mi cedono. Mi viene da vomitare. Mi afferrano per le ascelle e mi sostengono per farmi uscire dal ring. Qualche applauso, di quelli riservati ai perdenti, e molti fischi.
No, non sono un campione. Ho un bel gioco di gambe ed una discreta agilità del tronco. Ma i miei pugni non fanno male abbastanza. E poi, con l'avanzare degli anni ho perso molta della mia resistenza fisica. Al quinto round sono già in affanno.
I miei avversari se ne accorgono e cominciano a fiaccarmi colpendomi ai reni, per farmi abbassare la guardia. E inevitabili arrivano i pugni sul volto. Prima qualche colpo di incontro, poi i diretti al setto nasale ed infine i ganci al mento.
Un gancio si può incassare, ma ti stordisce, non hai più la reattività. E' la preparazione della sequenza gancio destro - gancio sinistro. E lì non c'è più niente da fare, vai giù e non è detto che ti rialzi.
Dovrei smettere col pugilato ma ho bisogno di soldi. E poi non so fare altro. Ho iniziato a fare a pugni come tutti, per strada, anche con quelli più grandi di me.
La scuola non mi piaceva, troppe ore chiuso in una stanza, troppa disciplina. Finite la scuole dell'obbligo ho provato ad imparare un mestiere. Ma io non sono fatto per stare sotto padrone, al primo sopruso iniziavo a menare e non sono riuscito mai a durare più di un mese.
Durante il militare hanno provato a farmi del nonnismo. Ne ho stesi tre o quattro il primo giorno di naja, compreso un sergente.
Ho perso il conto dei giorni di rigore che mi hanno dato.
Però in caserma mi ha notato un maresciallo, appassionato di pugilato. Mi disse che ero grezzo, ma col suo allenamento sarei potuto diventare un discreto pugile e, soprattutto, mi sarei tolto dai guai.
Quel maresciallo era un brav'uomo, mi insegnò i fondamentali del pugilato. E quando tornai a casa mi iscrissi in una palestra di boxe, iniziai a fare i primi incontri, prima come dilettante e poi come professionista.
Fui contattato da un manager che mi procurava gli incontri, in cambio di una bella percentuale sui miei guadagni.
Spesso vincevo e guadagnavo benino. Ma spendevo tutto in automobili, belle donne e locali di lusso.
A volte mi hanno costretto a truccare gli incontri, per via delle scommesse clandestine. Mi dicevano di andare al tappeto a quel certo round in cambio di un bel rotolo di bigliettoni.
E io andavo giù, prendevo i soldi e li spendevo.
A me piace troppo la bella vita, sono nato povero, ho visto mio padre spezzarsi in due per portare a casa un tozzo di pane. Quando tirò le cuoia decisi che io non avrei mai fatto la sua stessa fine.
Ma gli stravizi si pagano cari nella boxe. Prendevo peso ed era sempre più difficile smaltire i chili di troppo prima degli incontri.
E poi non mi andava più di stare in palestra ad allenarmi per tutte quelle ore, ogni giorno, tutto l'anno.
E allora ho cominciato a perdere: dapprima qualche incontro, poi sempre più spesso. Dai ring più grandi delle città sono passato a quelli delle periferie. Poi in quelli dei paesi, dove spesso gli organizzatori scappano con l'incasso.
Lo spogliatoio è vuoto, sono sdraiato sul lettino del massaggiatore. Sento l'odore dell'olio canforato e del cicatrizzante per tamponare le ferite nelle arcate sopracciliari. 
Il mal di testa è insopportabile, sono stanco, non ho voglia di alzarmi. Gocce di sudore imperlano la mia fronte ghiacciata.
Pensavo fosse più difficile morire.

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