Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

30/03/18

C'era un tempo

C'era un tempo in cui tutto era così chiaro, semplice e luminoso. Le estati erano calde ed interminabili, il sole illuminava le vie del paese, prive o quasi di automobili. Il silenzio della canicola era spezzato dal frinire dei grilli e un vecchio cane randagio si spostava lentamente, passando rasente i muri delle case, alla ricerca di un posto per riposare.
Una donna con una veste blu scura, impreziosita dal disegno di piccoli fiorellini rossi e bianchi, riempiva d'acqua un secchio di metallo, aprendo il rubinetto di ottone della fontanella di ghisa. Un contadino, in sella al suo mulo e con in testa un cappellaccio di paglia a falde larghe, si dirigeva lentamente verso la campagna, salutando con un cenno della mano i pochi anziani seduti su antiche sedie di legno e vimini, all'ombra dei pioppi e delle querce.
I nonni sembravano così vecchi, coi loro volti segnati dal sole e le mani spaccate dalle fatiche di una vita spesa nei campi, ma avevano poco più di cinquanta anni. La sera, dopo la cena, raccontavano ai nipoti le storie della loro memoria, storie di cani pastori e di greggi, di transumanze lunghe ed insidiose, di notti passate a dormire all'aperto, in compagnia delle stelle. A volte lo sguardo si faceva più cupo, mentre si accendevano la pipa, ed i racconti diventavano storie di guerra, di morte e di prigionia.
Ma poi arrivavano le nonne a portare a letto i bambini affinché non si spaventassero troppo ed i nonni rimanevano soli con i loro pensieri e le loro pipe accese, a far compagnia alle lucciole, grappoli d'oro nell'oscurità della notte.

18/03/18

Il mio Jeeg Robot

Fino a qualche anno fa, sarebbe meglio dire qualche mese fa, in una giornata come questa Andrea se ne sarebbe stato in silenzio, solitario ed in disparte. Poi si sarebbe alzato e sarebbe andato verso il suo mondo interiore, inaccessibile a tutti.
Oggi invece ha parlato, ha interagito e persino scherzato. E' così bello sentirgli raccontare le sue storie sghembe e un po' acciaccate, sentire il suono delle parole sensate che provengono dalla sua voce.
Quanta strada ha fatto il mio eroe, quanta forza ha dovuto tirare fuori per accettare le sue paure ed iniziare a conviverci.
No, non è una favola a lieto fine: dio solo sa come reagirà quando papà e mamma non ci saranno più. E ogni tanto i fantasmi del passato tornano a fargli visita, spegnendo la serenità sul suo volto e sul nostro.
C'è ancora tanta strada da fare, passi in avanti e qualche inevitabile passo indietro. Ma il mio Jeeg Robot dal cuore d'oro ha capito come si indossa l'armatura.
Magari un giorno imparerà a volare. Magari.


16/03/18

L'ultima foglia

L'ultima foglia
scivola via
dai rami ormai spogli.
Plana
dondolando lentamente
in balia dei capricci del vento.
Infine si unisce
alle sorelle ormai assopite.
Giace in terra.
Come è lontano
adesso il cielo.

Lombardi nel Lazio

Siamo tutti concordi nell'ammettere che queste elezioni abbiano visto la affermazione perentoria del Movimento 5 Stelle, avendo raggiunto la quota del 32/33 % alla Camera dei Deputati ed al Senato. Un risultato importante visto la relativa giovane età del movimento che, in pochi anni, ha saputo ottenere la fiducia ed il consenso di un terzo dell'elettorato nazionale.
Per colpa di una legge elettorale astrusa e cervellotica il #M5S, pur essendo il primo partito d'Italia non può esercitare il suo diritto - dovere di governare. Sono premiate le coalizioni, un coacervo di partiti con poche idee in comune, in perenne contesa per un posto di sottosegretario e pronti ad accoltellarsi alle spalle alla prima occasione.
Non è stata frutto di imperizia questa legge elettorale ma è stata voluta e pensata dai partiti che sapevano avrebbero subito una pesante sconfitta: pur di impedire l'esercizio del governo al M5S il #PD e #FI hanno preferito lasciare il paese in uno stato di pericolosa ingovernabilità ed instabilità. Un atto grave che i cittadini italiani dovrebbero tenere a mente, per capire quale sia il senso di responsabilità politica di #Renzi e #Berlusconi.
In un quadro certamente positivo per il M5S c'è tuttavia un neo: la sconfitta nelle elezioni regionali del Lazio.
Come saprete è stato riconfermato #Zingaretti (PD) come Presidente della Regione. Non solo: la Lombardi, candidata del M5S è stata superata anche dalla coalizione di centro-destra, capitanata da Stefano Parisi.
La colpa, in parte, è da ricercarsi nella scarsa informazione che è stata fatta all'elettorato del #M5S sulle regole di votazione della Regione Lazio. Nonostante le apparenze il sistema elettorale della regione è un sistema proporzionale con un premio di maggioranza che va alla coalizione che prenda il maggior numero di consensi ma che non superi il 60% dei voti totali (10 seggi su 49).
I restanti 39 seggi sono ripartiti in proporzione alle votazioni delle liste, non delle coalizioni.
Inoltre mettendo il proprio segno solo sul nome del candidato il voto non va automaticamente alla Lista: in parole povere chi ha barrato solo il nome della Lombardi non ha automaticamente votato per il M5S.
Infatti la Lombardi ha ottenuto 835.000 voti mentre la lista M5S solo 560.000. E questo ha fatto si che il M5S abbia preso solo 10 seggi.
Una disinformazione grave per un movimento che punta a governare il paese.
Ma questa spiegazione non è esaustiva.
Gli 835.000 voti ottenuti nella regione corrispondono al 27% dell'elettorato. Pur tenendo a mente le differenze tra voto amministrativo e voto politico, nel Lazio il M5S ha ottenuto il 35% dei consensi sia alla Camera che al Senato. Una perdita secca dell' 8% che non può non essere imputabile alla scelta di candidare Roberta Lombardi. La percentuale è rilevante e non è spiegabile soltanto con la possibilità di esercitare il "voto disgiunto", cosa non consentita per il voto della Camera e del Senato.
C'è stata una fuga di voti nel M5S nel Lazio nel passaggio dalle politiche alle amministrative, un 8% in meno che è confluito quasi interamente su Zingaretti:
il candidato del PD nelle regionali ha raggiunto quota 33% contro il 24% dei voti nel Lazio per la Camera e per il Senato.
Insomma una buona parte dell'elettorato del M5S alle elezioni amministrative ha preferito votare Zingaretti piuttosto che la Lombardi. 
Colpa delle difficoltà che ha avuto la giunta Raggi al Comune di Roma, soprattutto ai suoi esordi? Probabile. Ma è anche probabile che la guerra che la Lombardi ha fatto al sindaco di Roma, in una fase delicata in cui il buon senso e l'intelligenza avrebbero consigliato di fare quadrato attorno alla Raggi, abbia infastidito molti simpatizzanti del Movimento.
Ecco, forse la scelta della Lombardi non è stata né di buonsenso e tanto meno intelligente. E mi rifiuto di credere che nel panorama romano e laziale del M5S non ci fossero altri candidati più preparati e con maggior esperienza delle problematiche inerenti la regione Lazio.
Un nome? Davide #Barillari, ad esempio.

14/03/18

Il fine giustifica i mezzi

Facciamo due conti rapidi, visto che la matematica non è un'opinione, al contrario delle idee politiche. E limitiamoci alla Camera dei Deputati poiché poco cambia al Senato.
La coalizione più numerosa è quella del centrodestra (CD), che si compone di 265 deputati, al secondo posto c'è il Movimento 5 Stelle (M5S) con 227. Al terzo il centrosinistra (CS) con 122, mentre Liberi ed Uguali (LEU) può disporre di soli 14 deputati. Gli ultimi due seggi vanno ai misteriosi MAIE ed USEI, partiti degli italiani all'estero.
E' del tutto evidente che nessuna compagine può aspirare da sola ad ottenere la maggioranza, pari a 316 deputati, grazie alla inadeguatezza della formula elettorale, 
il "Rosatellum", figlia illegittima del patto del "Nazareno" tra Partito Democratico (PD) e Forza Italia (FI).
Per poter governare quindi è necessario che si coalizzino due coalizioni, o parti sostanziose di esse. Ma andiamo per ordine.

Ipotesi 1: Alleanza CD - M5S
E' l'alleanza algebricamente più forte, con 492 deputati ma, obiettivamente, è anche quella meno plausibile. FI e il M5S non sono minimamente compatibili ed i loro programmi distano anni luce. Ipotesi difficile se non impossibile che possa verificarsi.

Ipotesi 2: Alleanza CS - M5S
Questa alleanza vanterebbe 329 deputati ma le dichiarazioni della classe dirigente del PD sono chiare: non vogliono entrare in alcun governo di scopo, soprattutto col M5S. Si sono ritirati nell'"Aventino" dell'opposizione a prescindere e quindi anche questa ipotesi rimarrebbe un puro esercizio algebrico. A meno che il PD non riesca a sbarazzarsi sul serio di Renzi e del suo entourage. In quel caso si potrebbero aprire nuovi spiragli di dialogo tra PD e M5S. Gli eventuali deputati fedeli a Renzi che potrebbero uscire insieme a lui dal PD potrebbero essere rimpiazzati dal rientro di LEU nel nuovo PD, assicurando la maggioranza.
Il problema è che Renzi ha piazzato tutti i suoi uomini di fiducia dentro il partito e quindi sembra difficile che possa essere defenestrato da una compagine che controlla almeno al 70%. Dunque anche questa ipotesi sembra rimanere un puro esercizio di fantapolitica.

Ipotesi 3: Alleanza CD - CS
Con 387 deputati questa alleanza avrebbe i numeri per fare un governo. Anche per questa ipotesi valgono le considerazioni fatte sopra. Il PD si è dichiarato estraneo a governi di "inciucio" col CD ed ha deciso di rimanere all'opposizione. Eppure sono più che convinto che questa sia l'ipotesi di lavoro che abbia le probabilità più concrete di avverarsi.
Già in passato il PD e FI hanno mostrato di intendersi bene (vedi il "Patto del Nazareno") e poi questa alleanza consentirebbe al CD ed al CS di tenere fuori dalla stanza dei bottoni il loro vero nemico comune, il M5S.
E' assai probabile che le ostinate dichiarazioni di ostracismo del PD si annacquino parecchio, magari sotto la spinta interessata di una "moral suation" di Mattarella. I richiami del Presidente della Repubblica, ineccepibili dal punto di vista etico e politico, sono in realtà una sponda invitante per il PD che, dopo aver fatto la recita dell'opposizione sdegnata, si inventerebbe il ruolo di salvatore della patria, abbandonando l'"Aventino" per un governo di larghe intese. 
Io un euro su questa ipotesi lo scommetto.

Ipotesi 4: Alleanza Lega - M5S
Sono i due partiti che hanno preso il maggior numero di voti in questo turno elettorale e la loro alleanza assicurerebbe 351 deputati. Ovviamente si tratterebbe di un governo dai pochissimi punti programmatici, forse uno solo: la nuova legge elettorale. Se la Lega ed il M5S si orientassero verso una legge elettorale proporzionale con doppio turno (alla francese) riuscirebbero, in un colpo solo, a dare il ben servito a FI ed al PD che difficilmente riuscirebbero ad arrivare al ballottaggio. Un'occasione unica, forse irripetibile per Salvini e Di Maio. Ipotesi assurda, cervellotica? In un paese come il nostro, che ha fatto degli intrighi e delle macchinazioni le colonne portanti della politica, nulla può e deve stupire.
Il fine giustifica i mezzi, diceva uno che conosceva bene la politica e gli italiani, Niccolò Machiavelli.

08/03/18

Il boxeur

"Sbam"!
Un'altro gancio sinistro colpisce il mio mento. Non sento dolore. Solo una sensazione di vuoto, come assenza di peso.
E poi vado al tappeto, come corpo morto. Devo essere svenuto, perché non sento l'arbitro iniziare a contare.
Sto bene, incredibilmente.
Poi l'odore acre dell'aceto mi penetra dalle narici fin dentro al cervello.
Ho un sussulto, apro gli occhi, ma non so bene dove mi trovi. C'è un mucchio di gente attorno a me, mi manca il respiro.
La luce della lampadina del dottore mi abbaglia l'occhio destro. La pupilla si restringe, istintivamente.
Dicono sia un buon segno
Adesso ho la testa che mi scoppia e sento di nuovo il rumore del pubblico attorno al ring.
Qualcuno prova a togliermi il paradenti, la mascella mi duole da morire ed urlo dal dolore.
Non riesco a tenere gli occhi aperti, sono tumefatti.
Vorrei alzarmi ma le gambe mi cedono. Mi viene da vomitare. Mi afferrano per le ascelle e mi sostengono per farmi uscire dal ring. Qualche applauso, di quelli riservati ai perdenti, e molti fischi.
No, non sono un campione. Ho un bel gioco di gambe ed una discreta agilità del tronco. Ma i miei pugni non fanno male abbastanza. E poi, con l'avanzare degli anni ho perso molta della mia resistenza fisica. Al quinto round sono già in affanno.
I miei avversari se ne accorgono e cominciano a fiaccarmi colpendomi ai reni, per farmi abbassare la guardia. E inevitabili arrivano i pugni sul volto. Prima qualche colpo di incontro, poi i diretti al setto nasale ed infine i ganci al mento.
Un gancio si può incassare, ma ti stordisce, non hai più la reattività. E' la preparazione della sequenza gancio destro - gancio sinistro. E lì non c'è più niente da fare, vai giù e non è detto che ti rialzi.
Dovrei smettere col pugilato ma ho bisogno di soldi. E poi non so fare altro. Ho iniziato a fare a pugni come tutti, per strada, anche con quelli più grandi di me.
La scuola non mi piaceva, troppe ore chiuso in una stanza, troppa disciplina. Finite la scuole dell'obbligo ho provato ad imparare un mestiere. Ma io non sono fatto per stare sotto padrone, al primo sopruso iniziavo a menare e non sono riuscito mai a durare più di un mese.
Durante il militare hanno provato a farmi del nonnismo. Ne ho stesi tre o quattro il primo giorno di naja, compreso un sergente.
Ho perso il conto dei giorni di rigore che mi hanno dato.
Però in caserma mi ha notato un maresciallo, appassionato di pugilato. Mi disse che ero grezzo, ma col suo allenamento sarei potuto diventare un discreto pugile e, soprattutto, mi sarei tolto dai guai.
Quel maresciallo era un brav'uomo, mi insegnò i fondamentali del pugilato. E quando tornai a casa mi iscrissi in una palestra di boxe, iniziai a fare i primi incontri, prima come dilettante e poi come professionista.
Fui contattato da un manager che mi procurava gli incontri, in cambio di una bella percentuale sui miei guadagni.
Spesso vincevo e guadagnavo benino. Ma spendevo tutto in automobili, belle donne e locali di lusso.
A volte mi hanno costretto a truccare gli incontri, per via delle scommesse clandestine. Mi dicevano di andare al tappeto a quel certo round in cambio di un bel rotolo di bigliettoni.
E io andavo giù, prendevo i soldi e li spendevo.
A me piace troppo la bella vita, sono nato povero, ho visto mio padre spezzarsi in due per portare a casa un tozzo di pane. Quando tirò le cuoia decisi che io non avrei mai fatto la sua stessa fine.
Ma gli stravizi si pagano cari nella boxe. Prendevo peso ed era sempre più difficile smaltire i chili di troppo prima degli incontri.
E poi non mi andava più di stare in palestra ad allenarmi per tutte quelle ore, ogni giorno, tutto l'anno.
E allora ho cominciato a perdere: dapprima qualche incontro, poi sempre più spesso. Dai ring più grandi delle città sono passato a quelli delle periferie. Poi in quelli dei paesi, dove spesso gli organizzatori scappano con l'incasso.
Lo spogliatoio è vuoto, sono sdraiato sul lettino del massaggiatore. Sento l'odore dell'olio canforato e del cicatrizzante per tamponare le ferite nelle arcate sopracciliari. 
Il mal di testa è insopportabile, sono stanco, non ho voglia di alzarmi. Gocce di sudore imperlano la mia fronte ghiacciata.
Pensavo fosse più difficile morire.

05/03/18

Se rinasco

Se rinasco voglio rinascere stupido. Cioè, la dico meglio, voglio rinascere più stupido di quanto non lo sia già adesso. Ma di una stupidità assoluta, abissale, sconfinata, a senso unico e senza alcuna possibilità di remissione.
In parole povere come quelli del centro-sud che hanno votato per la Lega (quasi ex Nord). 
Dio come invidio la vostra ottusità! Deve essere bello alzarsi la mattina e non capire un cazzo fino alla sera. Avere in tasca tutte le convinzioni errate di questo mondo, tirarle fuori sempre nel momento sbagliato ed a sproposito.
Che meraviglia avere un unico problema immaginario nella testa, l'invasione dei migranti che vengono a rubare il lavoro agli italiani, e riuscire ad ignorare tutti quelli reali, ad esempio il fatto che il lavoro non ci sia, né per gli uni né per gli altri.
Sì nella prossima vita rinasco leghista, meglio se residente nel centro-sud d'Italia. 
E poi m'ammazzo.

E adesso?

E adesso cosa succede? Nessuna coalizione, da sola, arriva alla maggioranza assoluta. Né alla Camera né al Senato.
Inoltre l'algebra non ha molta giurisdizione in politica: maggioranze che sono possibili numericamente sembrano appartenere più al mondo della fantapolitica che alla realtà.
Non vorrei essere nei panni di Mattarella: temo faticherà non poco a trovare un candidato premier in grado di portargli il 50% dei Deputati e dei Senatori più uno.
L'alleanza tra Lega e M5S è solo nella testa di chi vorrebbe vedere sparire dalla scena politica il movimento fondato da Grillo e Casaleggio in un batter di ciglio.
L'inciucio tra Renzi e Berlusconi non è più proponibile numericamente, vista la batosta elettorale subita da entrambi.
Tecnicamente è possibile la "Grosse Koalizion", ossia un governo di scopo che inglobi tutte le liste all'infuori del M5S: Lega, Forza Italia, Fratelli d'Italia da un lato e il Partito Democratico dall'altro. Alla Camera avrebbero uno striminzito 55%, al Senato un po' di più visto che lo sbarramento al 3% è su base regionale.
Mi chiedo però come possa convivere un governo simile, in disaccordo su tutto, dal tema migranti alla riforma delle pensioni, passando per il famigerato "Jobs Act".
Ho la sensazione che potremmo tornare alle elezioni prima di quanto si possa immaginare. 
Ma intanto il paese muore, privo di qualunque indirizzo politico, in balia di una delle peggiori recessioni della storia e di potentati affaristici di dimensioni internazionali e senza scrupoli.

03/03/18

Brillo

20 gocce di EN e due bicchieri di Amaretto Di Saronno. Stantio e dal sapore della coccoina. Tanto basta per essere brillo. Vorrei esprimere tutto il mio disgusto alla vita di merda che mi tocca vivere ma, appunto, sono brillo, e mi escono dalla penna virtuale solo bestemmie in vari dialetti che nemmeno supponevo di conoscere.
Sono brillo e quindi posso dire tutte le fesserie che voglio, come l'invidia che provo verso i lobotomizzati. Sì vorrei essere completamente privo di cervello e non provare più niente, non sentire più niente, non dover essere più niente per me stesso e per gli altri.
In vino veritas vero? E allora voglio dirvi in faccia e con l'alito pesante dell'alcol che ho le palle piene dei vostri stupidi problemi da quattro soldi, delle vostre meschine rivalse di bambini viziati e mai cresciuti.
Non sopporto più i vostri discorsi intrisi di ignoranza, il vostro opportunismo immorale che vi fa cambiare casacca appena cambia la direzione del vento. Mi fate schifo. 
Hic.
Oste (che poi sarei sempre io)! Un altro bicchiere di Amaretto andato a male! Stasera offre la ditta, stasera andiamo a farci male da soli. Almeno non daremo più agli altri la soddisfazione di farcene.

So che non esisti

So che non esisti,
altrimenti salirei
fin sopra le galassie più remote.
E non basterebbero le schiere
degli angeli a te devoti
per placare la mia ira.
Avrei la forza ed il dolore
di guardarti negli occhi
e renderti conto della tua
inutile onniscenza,
del tuo ottuso ed ostinato
silenzio
mentre migliaia di anime
innocenti
muoiono e soffrono
ingiustamente.
So che non esisti
altrimenti ti direi
cosa farei io se fossi un dio.
Guarirei i bambini
malati,
tutti quanti.
Rinsavirei i matti,
ringraziandoli
per averci indicato la via
Incenerirei chi uccide
un suo simile.
Ridurrei alla fame
chi affama il mondo.
Subito, senza indugio,
senza papi o re.
So che non esisti
ed è meglio per te.
Saresti l'essere superiore
più cattivo,
egoista
ed insensibile
della stirpe degli dei.

Foto Di Sailko - Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=30519605

02/03/18

In difesa dei social

Chi ritiene che i social media siano il male ed i loro frequentatori una massa di idioti inferociti probabilmente è vissuto su Marte dalla nascita.
Costoro probabilmente non prendono mezzi pubblici di trasporto, non frequentano le file davanti agli sportelli delle poste e non stanno due ore seduti nella sala d'aspetto del loro medico di base.
Chiunque abbia provato almeno una volta nella vita una delle esperienze umane appena descritte avrà avuto modo di vedere volti ed ascoltare discorsi da far torcere le budella.
L'ignoranza, il qualunquismo, l'arroganza e la prepotenza ci circondano ogni giorno ed in ogni luogo. Però ci fa comodo far finta che non sia vero, ci chiudiamo dentro le nostre macchine, ci barrichiamo nelle nostre case, ci buttiamo a capofitto nel lavoro, ci immergiamo in una realtà artefatta che fa a pugni con la vita illudendoci di aver costruito un nostro piccolo, infinitesimo paradiso artificiale.
Puntare il dito contro i social network significa confondere lo strumento con la causa: di chi è la colpa se il bucato si è ristretto o se i colori si sono sbiaditi? Della lavatrice o di noi che non sappiamo impostare correttamente il lavaggio?
E' colpa della macchina se viaggiando a 220 Km/h si schianta su una quercia o del guidatore?
Sembrerebbe un concetto ovvio eppure in tanti si ostinano a cadere nell'equivoco. Persino un intellettuale come Umberto Eco inciampò su queste argomentazioni quando disse, pressappoco, che i social erano un crogiolo di imbecilli.
In realtà quello che spaventa molto dei social network, soprattutto alla classe politica e dirigente, è la possibilità di far circolare le notizie che questi strumenti forniscono, al di fuori dei controllatissimi ed irregimentati media tradizionali, come i giornali ed i telegiornali.
Per questo, ciclicamente, partono le solite campagne contro le "bufale" e le "fake news", che pure esistono nella rete ma che sono assai minori e più facilmente smascherabili di quelle che propinano i direttori dei quotidiani e dei periodici.
E poi i social meriterebbero un premio solo per aver inventato la possibilità di "bannare" chi ci infastidisce.
Magari avessimo questa facoltà nella vita reale: pensate che bello riuscire a smaterializzare il capoufficio arrogante, il collega pesante, il parente opportunista e menefreghista ed il conoscente invadente.
Un'ultima considerazione. Se avvertite la problematica di essere circondati da "follower" imbecilli vi rammento che avete scelto voi di lasciarvi seguire da loro. Magari hanno il solo difetto di assomigliarvi troppo.

Andate a votare

Ho l'abitudine di esprimere ciò che penso, su molte cose, tra cui la politica.
Ma non faccio proselitismo: siete tutti maggiorenni e vaccinati. Se certe cose non le percepite con le vostre meningi è inutile cercare di spremerle con un post o un articolo su un blog.
Su una cosa però è giusto essere fermi ed inamovibili. Occorre andare a votare.
Non solo per rispetto di chi è morto per darci questo diritto, che pure sarebbe un'ottima motivazione.
Perché, come diceva Gaber, non c'è libertà senza partecipazione e la democrazia non è un bene assoluto ed immutabile.
Va difesa facendo sentire la nostra voce dentro la cabina elettorale.
Chi domenica rimane a casa lascia un assegno in bianco in mano di una classe politica che, in questi ultimi anni, non ha brillato per onestà e competenza.
Non solo: la malavita organizzata può controllare meglio i voti se a votare sono in pochi ed i partiti sarebbero ben contenti se a votare fossero sempre i soliti quattro gatti. Potrebbero comprare il loro voto spendendo pochissimo e promettendo il minimo indispensabile.
Non comportiamoci da menefreghisti: stavolta, secondo me, esistono alternative e non tutti gli schieramenti sono uguali.
Queste elezioni sono diverse da tutte le precedenti, si può dare una spallata all'"ancient regìme", si può fare entrare una ventata di aria nuova nelle polverose stanze del potere.
E' un peccato rimanere a guardare dalla finestra una data che potrebbe entrare nella storia della nostra Repubblica.

01/03/18

Un popolo complicato

Siamo un popolo complicato. Diffidenti verso gli sconosciuti, ci vantiamo di essere furbi e di saperne una più del diavolo.
Cacciamo via un allenatore di una squadra di calcio dopo due pareggi consecutivi, cambiamo smartphone più del necessario perché dopo un po' non ci va più a genio. Spendiamo migliaia di euro in avvocati per futili liti condominiali e siamo disposti a scannarci senza pietà per un parcheggio.
Un popolo di guerrieri risoluti, si direbbe.
Poi questo stesso popolo, nel segreto della cabina elettorale, si caga addosso e come un gregge di pecore imbelli, si risolve a votare sempre le stesse facce e gli stessi partiti.
Quei partiti e quelle facce che hanno distrutto il nostro paese.
E poi questo popolo complicato, l'indomani delle elezioni, torna a lamentarsi delle tasse, dei servizi pubblici che non funzionano, della disoccupazione e del carovita.
In poche parole ci piace fare i gradassi da bar dello sport, ma quando il gioco si fa duro ed occorre tirar fuori gli attributi ci squagliamo come neve al sole.
Per conformismo, per opportunismo, per viltà, per miserevoli convenienze personali, perché, morta la generazione che ha fatto la "Resistenza", abbiamo smarrito la bussola della morale e del bene comune.
Siamo un popolo complicato. O più semplicemente, come diceva Sciascia, siamo un popolo di "quaquaraquà".