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Io volevo una casa piccola

Io volevo una casa piccola, come quelle che facevano una volta. Una cucina piccola, un bagno piccolo e una camera piccola per mangiare, dormire, leggere un libro ed ascoltare la radio.
Io volevo una casa piccola, con i muri di pietra grezza, larghi e spessi. E con le finestre piccole, per non fare entrare il freddo d'inverno ed il caldo d'estate.
Io volevo una casa piccola con il tetto che si vede dall'interno, sorretto da vecchie travi di legno. E ascoltare il rumore della pioggia che tamburella nelle tegole.
Io volevo una casa piccola, con un piccolo camino, e sedermici vicino per riscaldare le mani intirizzite dal freddo. E sobbalzare allo scoppiettio della legna che arde nel fuoco, e seguire le traiettorie impazzite della cenere incandescente.
Io volevo una casa piccola, senza poltrone e divano, con un letto in ferro battuto ed un altissimo materasso di lana, che quando ti corichi scompari dentro una nuvola di sogni.
Io volevo una casa piccola, con una credenza antica, per riporre i barattoli di conserva, le marmellate e le melanzane sottolio. E i piatti di porcellana, i bicchieri di vetro come quelli delle vecchie osterie, i coltelli col manico in legno marrone, un fiasco di vetro con l'armatura di paglia per l'aceto, uno per l'olio ed uno per il vino. E la pentola nera dal fondo bucato per le caldarroste, i calderoni di rame per la polenta, le ciotole in terracotta per bere il latte la mattina.
Io volevo una casa piccola, con le foto dei miei bisnonni appese nel muro, volti color seppia,  straniti ed allucinati dal dagherrotipo. E un tavolo di legno, quadrato, con al centro una bugia ed un mozzicone di candela. Quattro sedie ciondolanti, con la seduta impagliata a dare un'ipotesi di comodità.
Io volevo una casa piccola con un armadio di noce antica, con un solo vestito buono, poche camicie bianche e nessuna cravatta. Qualche pantalone di fustagno marrone, camicie di lana a quadri, un gilet ed una giacca di velluto verde. E nei cassetti la maglieria di lana pesante, dove nascondere il vecchio orologio di papà.
Io volevo una casa piccola dove nascere, crescere e morire contando l'alternarsi delle stagioni e le notti di plenilunio. Dove i sacrifici si indossano come il vecchio tabarro nelle fredde mattine d'inverno e il tempo scorre senza inganni, come l'acqua nel letto del fiume.

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