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Al tappeto

Un pugile suonato, ecco come mi sento. Sì come quei pugili che vanno al tappeto dopo aver preso l'ennesimo gancio tra il mento e la mascella.
Quei pugili che non vedono l'ora di cadere per essere contati dall'arbitro.
Quando sei al tappeto i pugni sembra che non facciano più male, persino il sangue smette di uscire dalle arcate sopracciliari gonfie e tumefatte.
Vedi il pubblico che urla, bestemmia e pretende che tu ti rialzi, perché ha scommesso su di te.
Ma a te non importa più niente, sei al tappeto, nessuno può più farti del male.
Il guaio è che non si può restare al tappeto per sempre, appena l'arbitro decreta il knock-out arriva qualcuno con i sali che ti rimette in piedi alla meno peggio e ti scaraventa sotto la doccia gelata.
Perché domani c'è un altro combattimento da fare, un altro pugile da affrontare, più forte di te, più cattivo e motivato di te.
Ormai non picchio più: alzo la guardia e aspetto che arrivi la gragnola di colpi: prima ai reni, per fiaccare la resistenza, e poi al volto, finché non vado al tappeto ancora una volta.
E poi un'altra ed un'altra ancora.
Un pugile suonato, ecco come mi sento.

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