Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

30/01/18

Ti voglio bene

Camminiamo, nel selciato del Lungotevere di Roma. Tu, stretta nel tuo cappottino color fucsia ed io a pochi metri da te. Camminiamo in silenzio mentre la luna si specchia nel Tevere ed il traffico di Roma si dirada.
Ti fermi e guardandomi negli occhi sussurri: "Mi dispiace".
Mi fermo anch'io ma continuo a guardare in terra, come un bambino offeso.
"E' successo tutto così in fretta" - aggiungi - "Improvvisamente. Non ho avuto nemmeno il tempo di telefonarti, di scriverti una lettera o di spiegarti. Non avrei mai voluto lasciarti solo".
Trovo finalmente il coraggio di guardarti e di risponderti.
"Lo so che non è colpa tua, è che mi sei mancata così tanto. Ma non subito, pensavo di poter fare a meno di te e invece sei iniziata a riaffiorare nei miei ricordi come un fiore che spunta dalla neve dopo i lunghi mesi d'inverno. Ti ho cercato in tutti i posti dove siamo stati assieme. Ti ho implorato nelle sere in cui impazzivo dal dolore. Ma niente, solo il silenzio, un gelido silenzio."
"Vorrei tanto poterti abbracciare". 
"Lo vorrei tanto anche io, ma ormai apparteniamo a due mondi diversi, impenetrabili, come il giorno e la notte".
"Come la vita e la morte", aggiungi, mentre alzi il bavero del cappotto per proteggerti dal freddo.
Riprendiamo a camminare mentre si alza il vento, Ti trema la voce mentre dici: "Forse non ci vedremo mai più. Sappi che ti ho voluto bene più della mia stessa vita.".
Sento scendere una lacrima dalla mia guancia: "Io invece non ho fatto nemmeno in tempo a dirtelo."
"Eri troppo piccolo, tesoro mio".
"Non riesco a perdonarmelo."
"Ma io ti ho perdonato. E poi te l'ho detto, è colpa mia. Sono morta troppo giovane e troppo in fretta." 
Dopo qualche secondo di silenzio aggiungi: "Ora debbo proprio andare, abbi cura di te nipote mio. E non lasciarti andare che c'è chi ha tanto bisogno di te".
Poi avvicini la mano alla bocca, mi mandi un bacio con un soffio e ti avvii lontano verso l'oscurità della notte.
Dopo pochi istanti la mia voce squarcia l'aria gelida della notte tiberina: "Zia Cicci, ti voglio bene! Ti voglio bene!"
Ti fermi per un istante e poi ti volti verso di me, per l'ultima volta. E finalmente rivedo il tuo bel sorriso.
Sorrido anche io.
Adesso posso finalmente tornare a casa.    

29/01/18

La tendopoli della morte

L'incendio della tendopoli di San Ferdinando è la più brutale esemplificazione dell'ipocrisia italiana. Ci riempiamo la bocca di accoglienza e solidarietà e poi lasciamo marcire in un ghetto indegno migliaia di migranti, che campano accatastati gli uni sugli altri in condizioni igieniche disastrose.
I più fortunati di loro guadagnano pochi centesimi al giorno raccogliendo pomodori ed altri prodotti agroalimentari. Il tutto sotto il vigile ed interessato controllo delle cosche calabresi.
Questa è la politica di accoglienza del centro sinistra: con una mano ti fa entrare in Italia e con l'altra ti consegna alle organizzazioni malavitose.Avendo persino il coraggio di chiedere soldi all'Europa per questa vera e propria tratta di schiavi.
Chi permette tutto questo non solo non appartiene alla categoria politica dei progressisti, ma andrebbe processato per crimini contro l'umanità. Ed anche per millantato credito, per essersi indegnamente appropriato del partito che una volta è stato di Gramsci ed Enrico Berlinguer. E dei lavoratori.

28/01/18

Resistere?

Il mercimonio deprimente della composizione delle liste elettorali indica inesorabilmente due opzioni.
I capi bastone dei partiti non hanno più alcun interesse e rispetto per i loro elettori, oppure vivono una esistenza talmente scollegata dal reale che sono intimamente convinti di aver scelto il meglio della fauna politica.
Viene sinceramente da piangere pensando a come si sia potuta ridurre la classe politica italiana, grazie anche al menefreghismo del popolo italiano che pensa che la libertà sia un bene assoluto e non una conquista da difendere quotidianamente.
Ma non è solo la politica a gettare nello sconforto. Ieri si è aperto l'anno giudiziario e non una parola è stata proferita dagli alti magistrati sulle continue ingerenze della politica nei confronti della giustizia, sulle riforme scellerate che hanno tagliato le gambe agli organi inquirenti e giudicanti.
Si è parlato di "babygang", di "cyberbullismo", con qualche accenno alla mafia per non destare troppi sospetti.
Lontani sono i tempi dell'accorato "Resistere, resistere, resistere" di Francesco Saverio Borrelli.
Anche le toghe si sono piegate al pensiero unico, e se anche la magistratura smette di esercitare il suo diritto - dovere di indipendenza dalla politica siamo veramente giunti alla fine della vita politica, morale e culturale del nostro sventurato paese. 

21/01/18

Buon compleanno papà

Buon compleanno papà, entrambi sappiamo qual è il regalo più bello che possiamo desiderare. Spero di potertelo portare domani questo regalo, perché a ottantotto anni e dopo una vita difficile e dolorosa, meriteresti di vivere questi ultimi anni nella serenità che il destino ti ha sempre negato.
Quanti "domani" hai dovuto affrontare, papà: da quando sei rimasto orfano di entrambi i genitori ad appena quindici anni, durante la seconda guerra mondiale. O quando perdesti tua sorella, la tua seconda mamma, che avevi appena quarant'anni. O quando ti accorgesti che il tuo secondogenito non era come tutti gli altri, che avresti dovuto accudire un bambino per il resto dei tuoi giorni.
O quando tua moglie, mia madre, è diventata cieca per colpa del dannatissimo diabete e tu, stanco ed acciaccato, sei diventato i suoi occhi.
Domani è un altro di quei maledetti domani, un altro di quegli spartiacque in cui la nostra famiglia va ad incagliarsi regolarmente, senza alcun motivo ed immeritatamente.
No, a ottantotto anni non si può ancora naufragare. Al destino hai dato abbastanza. Non può essere sempre il tempo delle lacrime e della disperazione. 
Vorrei tanto vederti sorridere domani, papà. Vorrei tanto che domani fosse un giorno come tanti, da potersi dimenticare in fretta. Come quando si è felici.

09/01/18

Rinnegato ed alieno

Eduardo, uno dei rari geni nati nel nostro paese, afflitto da perenne ed incurabile "mediocritas", nella sua ultima fatica teatrale del 1966 affermava che "gli esami non finiscono mai".
Una verità sacrosanta ed incontrovertibile. Ma solo se si decide di soggiacere al giudizio altrui, di sottostare alle forche caudine che consentono l'ingresso nella grande omologazione, nel vasto conformismo che mira a soddisfare l'ancestrale bisogno del senso di appartenenza.
Secondo questi canoni, per sentirmi ancora vivo e vegeto, dovrei mettere mano ai libri universitari abbandonati da più di trentanni, sfoggiare un inglese fluente che mai ha albergato nei meandri più reconditi della parte del mio cervello adibita al linguaggio e combattere contro un esercito di ragazzini neo laureati, freschi di studi, agguerriti e sanguinari come i pirati della Malesia.
Dopo 56 anni di purgatorio, con assidue frequentazioni nell'abisso di Papè Satan, mi arrogo il diritto di rifiutare questo teatro assurdo ed immorale.
E' ormai da un pezzo che ho rinnegato il mondo della competizione come unità di misura universale: se hai bisogno del surrogato delle "nuove sfide" per dimostrare l'esistenza in vita sei già morto e non te ne rendi nemmeno conto.
Conosco a memoria i miei limiti senza bisogno che qualcuno o qualcosa me li sbatta in faccia ricorrentemente. Non li detesto, anzi ho imparato ad amarli: solo così riesco a smussarne le asprezze e le ruvidità.
E quello che per voi, maratoneti ossessivi del culto della vittoria, sono opportunità da cogliere, per me sono prigioni e punizioni auto inflitte.
Questo mio sentirmi rinnegato ed alieno mi infonde una gioia che nessuna vostra corsa ad ostacoli potrà mai regalarvi.

07/01/18

Fino al prossimo Natale


La fine delle vacanze di natale ha sempre un sapore amaro. Togliere il presepe, l'albero di natale, le luci ad...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Domenica 7 gennaio 2018

01/01/18

Niente carte stasera


Niente carte,
nessuna tombola stasera.
Mi siedo accanto a te
sul divano.
Dormi
vinto dalle ansie
e dalle medicine.
Ogni...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Lunedì 1 gennaio 2018