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Visualizzazione dei post da 2018

Se te ne vai (traduzione di "Si tu t'en vas" di Lèo Ferrè)

Se te ne vai
Se te ne vai un giorno
Mi dimenticherai
Le parole d'amore
Non si muovono

Se te ne vai
Il mare giungerà sempre a riva
I fiori selvatici
Del grano
Arriveranno sempre

Se te ne vai
Se te ne vai un giorno
Mi dimenticherai
Le ferite d'amore
Non si risvegliano

Se te ne vai
La sorgente ingrosserà
Sempre il fiume
I nuovi amori
Verso le belle giornate
Andranno sempre

Se te ne vai
Se te ne vai vai un giorno
Tutto finirà
I gesti d'amore
Non vivono

Se te ne vai
La morte vincerà sempre
Il fiore dell'età
Questa è la sua opera
Nonostante l'amore
Che muore sempre

Se te ne vai
Se te ne vai un giorno
Ricorda
Le parole d'amore
Non volano via

Se te ne vai
Oltre la vita
Verso la luce
Dove le preghiere
Non arrivano
sono perdute

Se te ne vai
Se te ne vai un giorno
In questi angoli
Parleremo d'amore come prima

Se è possibile!

Ho bisogno di poesia

Ho bisogno di poesia,
per ritrovare il bello che ho smarrito,
per sorridere senza senso,
per piangere senza motivo.

Ho bisogno di poesia,
per ascoltare il suono delle parole,
il ticchettio delle consonanti,
il fruscio delle vocali.

Ho bisogno di poesia
per sentire senza capire,
tra i baci delle rime,
negli spazi tra le sillabe.

Ho bisogno di poesia,
per trovare la forza
di combattere il destino
che per poco mi fu amico.

Ho bisogno di poesia
per dissetare la mia vita,
arida e senza frutti,
come il vento di tramontana.

Ho bisogno di poesia
per il senso di incompiuto
che da sempre mi accompagna
e che mai saprò colmare.

Col tempo (traduzione di "Avec le temp" di Léo Ferré)

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
non ricordi più il viso
non ricordi la voce
quando il cuore ormai tace
a che serve cercare ti lasci andare
e forse é meglio così.

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
l'altro che adoravi che cercavi nel buio
l'altro che indovinavi in un batter di ciglia
tra le frasi e le righe e il fondotinta
di promesse agghindate per uscire a ballare
col tempo sai tutto scompare.

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
ogni cosa appassisce io mi scopro a frugare
in vetrine di morte quando il sabato sera
la tenerezza rimane senza compagnia.

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
l'altro a cui tu credevi anche a un colpo di tosse
l'altro che ricoprivi di gioielli e di vento
ed avresti impegnato anche l'anima al monte
per cui ti trascinavi alla pari di un cane
Col tempo sai tutto va bene.

Col tempo sai
col tempo tutto se ne va
non ricordi più il fuoco
non ricordi le voci della gente da poco
e il loro sussurrare
non ritardare copriti col fredd…

Volevo solamente vederti sorridere

Ti guardavo stasera mentre dondolavi sul divano e storcevi la bocca, ripetendo quei gesti che mi ero illuso fossero spariti per sempre. E' stata breve la tua primavera, chissà da quali forze sconosciute scatenata. Le stesse che se la sono riportata via. Non chiedermi stasera perché passa il tempo o quando morirà papà. No so darti una risposta e sono stanco di pietose e rasserenanti bugie. Te ne ho dette tante, troppe e non sono servite a nulla. Come a nulla sono serviti i miei sforzi, illusioni e vane speranze di un miracolo che non posso chiederti e non è giusto chiederti. E' bene che torni in fretta nel mondo reale, a volare a quote più basse. Devo smettere di farti diventare una persona diversa da quello che sei, devo imparare ad accettare i tuoi limiti ed a rispettarli. No, non è colpa tua. Tu ci hai provato, hai fatto tantissimo. Ma la verità è che questo mondo fa schifo e tu, giustamente, non hai affatto voglia di sopportarlo. La malattia è il tuo rifugio, una casa angu…

La lucciola

Andrea è come una lucciola dalla luce intermittente. Quando si accende le distanze generate dalla sua malattia sembrano accorciarsi e nei periodi in cui la luce rimane accesa per giorni e settimane balena nella mia mente la speranza, più che l'ipotesi, di essere usciti dal guado ed aver trovato una strada sicura. Poi, improvvisamente, la luce si spegne, senza preavviso o cause scatenanti. Tornano le ansie, le angosce e quei pochi passi avanti, quelle effimere certezze su cui ci eravamo aggrappati svaniscono nel nulla. Non ci si abitua mai a queste dolorose montagne russe anzi, ogni volta è sempre più difficile gestire il senso di impotenza dei giorni oscuri. Si volge la mente al ricordo dei giorni belli per tentare di sopravvivere, ma è come mettere del sale su una ferita ancora sanguinante. E la fatica di mostrarsi rassicuranti e sorridenti mentre le urla si strozzano in gola e le lacrime si asciugano ancor prima di uscire. Stasera nemmeno le stelle sembrano aver voglia di mostr…

L'aspra montagna

Le gocce della felicità continuano a solcare questa impietosa domenica, fatta di pugni levati al cielo, di grida soffocate in gola, di disprezzo e solitudine.
L'amara solitudine, cura e condanna al contempo, culla e prigione d'ergastolano.  A nulla vale rincorrere il mondo dei sogni, lontane sono le fantasie di mondi remoti, di vite diverse e felici.
La montagna è troppo aspra da scalare e le mie mani sono nude, piene di sangue e di cicatrici.
Quanta sofferenza sotto questo cielo privo di stelle.

Io e Andrea

Io e Andrea affrontiamo la vita così, in maniera sghemba e stonata. Perché le cose raddrizzate dagli altri ed i cori solenni ci hanno un po' rotto le scatole. Io e Andrea non è che stiamo tanto a guardare le mode, ci vestiamo un po' così, infilandoci la prima cosa che troviamo dentro i cassetti dell'armadio. Perché c'è già troppa gente elegante fuori e bruttissima dentro. Io e Andrea sentiamo sempre caldo, anche quando fuori c'è la tramontana e non vanno in giro nemmeno i cani randagi. Io e Andrea, quando la musica si diffonde nell'aria, perdiamo il senso dell'orientamento e facciamo a gara a chi indovina prima la canzone che stanno suonando. E vince sempre lui. Io e Andrea camminiamo sempre sottobraccio perché in definitiva ci proteggiamo l'un l'altro. Poi però lui mette la quarta e mi lascia sempre indietro di una ventina di metri perché io cammino lento come una lumaca. Io e Andrea siamo due tipi strani forte, troppo solitari o troppo espansivi,…

L'indennizzo

Lo avrai
società Autostrade per l'Italia
l'indennizzo che pretendi da noi italiani.
Ma in quale modo
a deciderlo tocca a noi.

Non con i sassi logori
del ponte che dovevi accudire.
Non con la terra dei cimiteri
dove ignari uomini, donne e bambini
riposeranno lontano dai loro cari.
Non con la pioggia
che ha bagnato i loro corpi
e le mani prodighe dei soccorritori.

Ma soltanto col silenzio dei morti
più duro di ogni macigno.

(Liberamente tratto dall'epigrafe di Pietro Calamandrei in risposta Albert Kesselring, comandante in capo delle forze armate di occupazione tedesche in Italia)

E invece la pagheranno.

E invece la pagheranno i responsabili del crollo del ponte di Genova. L'Italia non può morire soffocata dalla sua indifferenza e dalla sua corta memoria. Prima o poi verrà il giorno in cui impareremo che è meglio vivere nella banale ordinarietà che nell'eterna emergenza frutto del tirare a campare e della triste arte di arrangiarsi. Accadrà, perché nulla è immutabile in questo mondo, anche nel nostro strano paese. E per onorare i morti innocenti sotto il cavalcavia sarebbe giusto che la svolta iniziasse oggi. In queste ore uomini politici di infimo ordine, sempre alla spasmodica ricerca di mazzette, legati a doppio filo col malaffare che sta uccidendo la nostra nazione, hanno perso l'ennesima occasione di tacere, sporcando la loro bocca e la loro anima con le loro luride argomentazioni, vomitando addosso ad altri le loro responsabilità politiche pluriventennali. Mentre si ode il pianto dei parenti delle vittime innocenti. L'Italia uscirà dal fango cui è stata gettata:…

Lettera del 10/08/2018

Caro Andrea, un po' di sereno è tornato e mi piace credere che sia in parte merito dei discorsi che riusciamo a fare nelle nostre mattinate estive. Devo districarmi in mezzo alle tue domande ricorrenti: il tempo che passa, l'inizio dell'anno scolastico, la mia data di nascita. Tutte frasi che usi per farci sapere della tua paura della morte, della morte di mamma e papà, e della paura dei petardi e dei botti che deflagrano durante gli spettacoli pirotecnici. Usi questo protocollo comunicativo perché le tue paure fanno troppo paura per poter essere nominate. Ma, tra uno stereotipo ed un altro, provo ad andare più in profondità, ti spingo a parlare delle tue paure: non per scacciarle, nossignore. Caro Andrea, le paure o - se vogliamo chiamarle col termine tecnico - le ansie, sono come dei bambini piccoli che vivono dentro di noi, neonati che non sanno parlare e che gridano per farsi ascoltare, provocandoci stress ed agitazione. Dobbiamo quindi imparare ad amarle, a coccolarl…

I vaccini secondo uno stupido (ossia io)

Confesso di trovarmi a disagio nell'argomentare sull'obbligatorietà dei famosi o famigerati 10 vaccini. Perché non ho le sufficienti cognizioni scientifiche e mediche per dare giudizi seri e definitivi. E a dire il vero non trovo dirimenti le motivazioni degli uni e degli altri, soprattutto quelle dei fan scriteriati che popolano sia l'uno che l'altro fronte. E' innegabile che qualunque farmaco abbia effetti indesiderati, dall'aspirina al vaccino. Quindi i medici ed i ricercatori che affermano che i vaccini siano innocui al 100% andrebbero severamente sanzionati dagli ordini di appartenenza. E' anche strano come una classe politica in cui c'è gente che ucciderebbe la madre per una poltrona da sotto sotto sotto segretario senta improvvisamente l'esigenza umanitaria di salvare milioni di vite grazie ai vaccini. Ma è altrettanto vero, per onestà intellettuale e verità scientifica, che molte malattie oggi siano state debellate grazie alla vaccinazione …

Sono fatto per le intemperie

Sono fatto per le intemperie, le tempeste e le burrasche. Nei mari calmi e quieti smarrisco la rotta e vado alla deriva. Abituato come sono ai marosi imponenti, do il meglio di me quando tutto mi si rivolge contro, anche se le forze mi abbandonano e la volontà vacilla e si rifugia nell'oblio dei ricordi. Sarà questo mio lato del carattere che mi fa amare i temporali, i tuoni, i fulmini, le nubi nere che si addensano all'orizzonte; il fuoco acceso nel camino, il crepitio della pioggia sui vetri delle finestre, il tenue tremore della luce delle candele quando va via la corrente elettrica. Tutto questo caldo e la luce accecante del sole mi rendono inquieto, mi costringono ad abbassare la guardia ed a mostrare le mie fragilità, prive di alibi e motivazioni. Nell'oscurità squarciata dai fulmini procede il mio natante, in una rotta a me ancora ignota.

In ricordo di Giovannino

"Certo che è una bella carognata!" "Don Camillo!" - ammonì severamente la voce del Cristo - "Ti pare questo il linguaggio da tenere dentro la casa del Signore?" "Scusate Gesù" - bofonchiò il prelato a testa bassa - "Ma lo sapete, le ingiustizie proprio non le posso sopportare!". Don Camillo iniziò a passeggiare nervosamente su e giù tra i banchi della chiesa. Le mani dietro la schiena con i pugni uniti lo rendevano ancora più grosso di quanto madre natura lo avesse fatto. "Avanti Camillo, sfogati, altrimenti tra un po' esplodi" - disse la voce del Cristo, impietosito dall'agitazione del prelato. "Che giorno è oggi, Signore?" - sbottò don Camillo che sudava come carpentiere a ferragosto. "Ho creato il tempo e vuoi che non sappia che giorno è oggi?" - rispose il Cristo. "Scusate Signore, intendevo dire oggi è il 22 luglio 2018." aggiunse don Camillo che ormai sembrava una vaporiera. "…

Lettera del 16 luglio 2018

Caro Andrea, sarai andato a dormire, mio piccolo eroe. Ed io non ti ho dato la buona notte. Chissà se sei già nel mondo dei sogni o le paure ti impediscono di prender sonno. Ed io sono qui, a casa mia, che mi arrovello e soffro perché non sono lì con te, a raccontarti tante cose, quelle storie che capiamo solo tu ed io. Mi manchi tanto, fratello mio, anche già dopo cinque minuti che ti ho lasciato. Sei con mamma e papà ma io non mi sento a posto con la coscienza, sto male al pensiero di saperti sempre solo, in compagnia dei pensieri che ti addolorano così tanto. Ti ho visto triste, ieri sera sul balcone, mentre guardavi le persone che popolano la vita notturna del nostro paese. Avrei preferito piuttosto vederti urlare e saltare. E invece no, guardavi serio serio il mondo circostante senza dire nemmeno una parola. Se qualcuno mi avesse accoltellato avrei provato meno dolore. Quella tristezza non riesco a togliermela dal cuore. Devo trovare il modo di starti ancora più vicino, anche se…

Lettera del 15 luglio 2018

Caro Andrea, siamo entrambi a metà del guado. Non possiamo tornare indietro, rincorrere una impossibile ed eterna fanciullezza spensierata, perché il tempo non può invertire la rotta. Non possiamo rimanere nel mezzo, fragili ed esposti alle rapide del fiume, perché il tempo non si può fermare. Non abbiamo alternative, possiamo andare solo avanti, stringerci forte per allontanare le nostre paure e le nostre insicurezze. Non conosco la direzione, se sarà una strada agevole o tortuosa, se approderemo in un isola felice o annasperemo disperati tra i flutti. So solamente che ho bisogno di te per andare avanti, di un Andrea che viva nel presente, pur con tutti i tuoi limiti ed i tuoi silenzi. Tu sarai il mio cuore ed io l'esperienza che ancora non hai. Potremo almeno provarci, sai. Anche io, come te, ho tanta paura. Non so più cosa fare, dove guardare, in che modo reagire. Tu puoi capirmi, Andrea caro, queste ansie le sperimenti ogni giorno, nella camera oscura della tua psiche. Siamo …

Il dipendente pubblico (mancato).

Mio nonno paterno era un dipendente pubblico. Come mio nonno materno e del resto anche mio padre. E' evidente che nel mio DNA, nel mio carattere ci sia una predisposizione a lavorare nel settore pubblico. In effetti io lavoro per vivere e non il viceversa, non ho mai avuto ambizioni di potere e ho sempre pensato che la carriera sarebbe arrivata come premio per gli anni di onesto lavoro compiuto con serietà e dedizione. Sarei stato insomma un buon dipendente pubblico, come prima di me mio padre ed i miei nonni. Di quei dipendenti pubblici che lavorano anche per gli altri cinquanta che timbrano il cartellino e se ne vanno, prendendo tuttavia il loro stesso stipendio. Ma non me ne sarebbe importato nulla: io ci tengo a prendere sonno la sera ed a non sputarmi in faccia quando faccio la barba alla mattina. Ed invece sono andato a finire nel settore privato. Una cosa da non credere. Un errore di gioventù, consigli sbagliati o scarsa conoscenza di me stesso? Forse sono vere tutte e tre…

Lettera del 8 luglio 2018

Caro Andrea, vederti così, addormentato sul divano alle 10 di sera, stordito dagli psicofarmaci che non hanno mezze misure, mi fa stare male. Non era quello che volevo, Andrea mio, non volevo renderti un'ameba, impedirti di essere te stesso. Non volevo disfarmi dei tuoi problemi seppellendoti di gocce. Perdonami tanto, tesoro mio: cercherò di trovare un dosaggio migliore, ammesso che esista. Perché gli esseri umani cambiano ogni istante e non esiste una formula matematica che possa dosare la felicità. Mi sento un verme, fratello mio, per averti ridotto così, e se dovesse continuare questa situazione di sonnolenza serale abbasseremo drasticamente quelle gocce maledette: preferisco vederti agitato ed ansioso che in questo stato semi vegetativo. Ti guardavo, sai, mentre dormivi seduto sul divano, mano nella mano di papà, addormentato anche lui. In questi ultimi venti anni ho imparato ad accettare la tua malattia e a non scambiarla per un capriccio caratteriale. Tuttavia non riesco a…

Quando Andrea se ne va

Ci sono periodi dell'anno che Andrea se ne va. Non fisicamente, ma mentalmente. Le ansie, le paure e le fobie prendono il sopravvento su di lui e ne dominano i comportamenti. In questi periodi Andrea è impenetrabile: non vuole contatti con gli altri, si chiude in una serie di comportamenti ossessivi che rendono impossibile qualunque forma di colloquio. E' in questi momenti che sento di più la sua mancanza: mi manca il suo sorriso, la sua ingenua bontà, il suo totale altruismo, il suo amore per la musica. Ci provo in tutte le maniere a sconfiggere il muro di cinta ma senza alcun risultato. E riesco ad immaginare cosa provino i genitori di bambini autistici, isole meravigliose ma inaccessibili. Poi, con l'aiuto dei farmaci, della tenacia di Andrea che, evidentemente, all'interno del suo castello, combatte da solo le sue battaglie con grande forza e dignità, e di un po' di fortuna che, seppur latitante in casa Maciocchi, rimette in moto i meccanismi oscuri della ment…

Lettera del 5 luglio 2018

Caro Andrea, visto che il destino mi impedisce di avere con te un rapporto "normale", ho deciso di iniziare un rapporto epistolare, non so con quale cadenza, nell'utopia di poter sconfiggere le nostre barriere verbali ed intellettive con le parole scritte. Non so se leggerai mai queste lettere, se qualcuno te le mostrerà mai. Io intanto le scrivo per il piacere di raccontarti quello che mi accade quotidianamente. Sapendo che la tua profonda sensibilità ti farà percepire quello che ho da dirti meglio di chiunque altro. Caro Andrea, anche oggi sono inchiodato in ufficio, senza far nulla, da tre anni a questa parte. E come sempre, appena mi accingo a scrivere qualcosa, l'open space si anima di rompicoglioni. Dicevo che sono tre anni che non lavoro, percependo per fortuna lo stipendio: l'azienda non sa più che farmi fare e quando si ricorda di me, cerca di rifilarmi i mestieri più assurdi, senza darmi un minimo di formazione. In buona sostanza mi affibbia la merda c…

E così sia

Caro Andrea, in questi giorni in cui le ansie hanno preso il sopravvento su di te sento tutta la fatica del peso delle mie responsabilità. Sono stati giorni durissimi anche per me: ho sbandato, ho deragliato, sono caduto e non sono certo di essere riuscito ancora a rialzarmi. In questi ultimi anni hai compiuto dei passi avanti giganteschi, mi ero abituato ad avere accanto un fratello simpatico, giudizioso e col sorriso sulle labbra. Vederti improvvisamente tornato indietro di un decennio mi ha colto sinceramente impreparato. Mi è difficile persino esprimere la sofferenza che ho provato in questi giorni, troppo forte, troppo violenta, come un vecchio incubo che sembrava ormai svanito e che invece si materializza di nuovo. E' stato un KO violentissimo, ho dovuto fare ricorso anch'io ai tranquillanti che stai prendendo tu, non me ne vergogno affatto. E per questo sono ancora stordito e mi è difficile articolare pensieri e frasi di senso compiuto. Sono stato così male che mi ha d…

La stoffa dell'eroe

Caro Andrea, ti chiedo perdono ma oggi non posso fare altro che ammettere il mio fallimento nei tuoi confronti. Ho provato a farti camminare con le tue incerte e deboli gambe con le medicine che ritenevo fossero le migliori e le più efficaci: l'amore, il rispetto ed il riconoscimento dei tuoi meriti. Per un po' è sembrato funzionare, ma avevamo vinto una battaglia, non la guerra. Oggi i mostri che affollano la tua mente sono tornati, ancora più feroci e sanguinari, perché si sono sentiti per la prima volta minacciati. Hanno sfondato su tutta la linea, siamo sbandati come a Caporetto. E quel che è peggio ti hanno portato via da me. Quello che ho davanti  non è più mio fratello ma un automa dondolante, schiavo delle sue paure, in preda a comportamenti ossessivi e compulsivi, scollegato dalla realtà e dagli affetti che lo circondano. Ti ho perduto e chissà per quanto. Ma è l'illusione di averti strappato ai tuoi demoni la cosa che più mi addolora e demoralizza. Ho fallito, A…

In cerca della felicità

Ci deve essere una strada che porta alla felicità. Io la immagino alberata, fresca, piena dei buoni odori dei fiori di campo che le crescono accanto e con scorci panoramici suggestivi. Non è sempre in discesa, ci sono delle salite impervie, curve pericolose ed incroci con segnalazioni ambigue. E' facile perdersi: una distrazione, cattivi compagni di viaggio, a volte solo un po' di sfortuna. E non tutti, una volta smarriti, sono in grado di trovare di nuovo la giusta direzione. I più fortunati trovano qualcuno che li prende per mano: in due si cerca meglio. Altri continuano a girare in tondo, in un moto perpetuo che vorrebbe simulare l'eternità, ma che prima o poi ha una fine. Per tutti. E' l'ignoto che da la speranza ai viandanti. Il fatto di non conoscere il proprio destino spinge alla ricerca di nuove vie, nuovi sentieri che potrebbero essere quelli giusti. Ma per alcuni il destino è un vicolo cieco, una strada senza uscita ove andare avanti è impossibile, così …

La via di fuga

Quando mi assalgono i pensieri più neri e tutto l'universo sembra collassare sopra le mie spalle riesco a trovare consolazione in quei pochi minuti che separano la veglia dal sonno, quando vado a coricarmi a letto. Abbiamo fatto un patto, il mio giaciglio ed io: le preoccupazioni non possono salire nel letto ma debbono rimanere sul pavimento, tra le pantofole, pronte per essere indossate l'indomani. Liberato da questo fardello e coricato da un lato, inizio a sognare le immagini che maggiormente mi acquietano, in genere luoghi e ricordi della mia infanzia. In queste ultime notti il leitmotiv che mi accompagna al sonno é la vecchia casa dei miei nonni. Una casa modesta di nemmeno 50 mq., con due camere, una cucina ed un piccolo bagno ricavato all'interno di essa. Ricordo la cucina economica a legna, adibita alla preparazione delle vivande ed al riscaldamento della casa. Gli scaldaletto in ghisa, con dentro la brace ardente, messi dentro le coperte dei letti per tenerli al c…

L'alberello

La casa dei miei nonni è situata su una aspra salita che porta verso la piazza comunale. Lungo i marciapiedi della via erano piantati, sino a qualche anno fa, una serie di piccoli alberelli di Bossolo: uno di essi era posto proprio davanti alla porta della casa dei nonni, quasi a farne da guardia. Gli arbusti di bossolo non sono alberi imponenti come la quercia o il pioppo, non riparano dalle intemperie né forniscono l'ombra di un ciliegio. Eppure mio nonno, durante i mesi della canicola estiva, accostava la sedia "da regista" al tronco e si sedeva sotto il piccolo ombrello d'ombra con la sua inseparabile "Settimana Enigmistica". Si immergeva a capofitto tra cruciverba, sciarade e rebus con la sua penna Bic inderogabilmente nera e a punta fine e a me lasciava i giochi più semplici, come collegare una sequenza di punti numerati o annerire delle porzioni di una vignetta per ottenere un disegno di senso compiuto. Mi sembra ancora di vederlo, elegantissimo, se…

Orfano di miracoli

Vorrei pensare a te
come ad un fastidio
ed i tuoi comportamenti
come capricci
di un bimbo viziato.
Lavarmene le mani
e lasciarti solo
al tuo destino.
Ma ti voglio bene
ed il tuo dolore
è il mio.
Le tue paure
sono le mie.
La tua ira
è la mia.
Due sopravvissuti
di un mondo troppo difficile.
Dissanguati e stremati.
Vorrei darti coraggio
ma non ne ho.
Vorrei trovare le parole giuste
ma non le conosco.
Vorrei prendere sulle mie spalle
i tuoi orribili pensieri
e portare il dolce fardello
al posto tuo.
Ma non si può.
Ti abbraccio
raccogliendo la speranza
o quel che ne resta,
orfano di sorrisi
e di miracoli.

Stamattina ho pensato a te.

Stamattina ho pensato a te, mentre prendevo le medicine per l'ipertensione. Riflettevo tra me e me e dicevo che se avessi avuto a disposizione questo farmaco forse non te ne saresti andata, colpita da un ictus cerebrale, il 31 maggio del 1971, a soli 50 anni. Forse se avessi fumato meno le arterie avrebbero retto meglio alla tua pressione alta, forse. O forse non sarebbe cambiato niente. Perché, cara zia Cicci, è stata la tua fragilità a renderti così vulnerabile e delicata. Gli altri non possono capire, soprattutto quelli a cui tutto scivola addosso: tu soffrivi anche per una parola detta con tono perentorio, per un'ingiustizia subita da una persona cara. Avevi la lacrima facile che spesso nascondevi dietro una risata argentina, coinvolgente e contagiosa. Ne hai avuti di motivi per piangere, cara zia, rimasta orfana troppo presto, con un fratello più piccolo cui fare da madre, il dolore di non potere avere figli, un marito disattento, superficiale, probabilmente nemmeno fede…

Serve ancora andare a votare?

Adesso come convinciamo i ragazzi di 18 anni che è giusto andare a votare? Dopo la tragedia costituzionale che si è abbattuta sul nostro paese, di una gravità inaudita, qual è il senso delle elezioni e della importanza del voto? Se la maggioranza di un parlamento, rabberciata e conflittuale quanto volete, non ha la libertà, il diritto ed il dovere di esprimere, attraverso un primo ministro, la lista dei ministri che rappresenta la volontà popolare degli elettori, il voto si svuota di qualunque significato politico e giuridico. Questo è l'arbitrio più grave che imputo all'attuale Presidente della Repubblica: aver svilito l'espressione della maggioranza degli italiani esercitata liberamente e democraticamente attraverso il voto popolare. E questo non è certamente un'azione da garante della Costituzione Italiana. Avrei voluto non dover mai assistere ad un insulto così grave alla Costituzione: tutto questo ci riporta indietro di molti anni, anni in cui una sola persona de…

Saranno mesi difficili

Saranno mesi difficili i prossimi a venire, sia che si faccia che non si faccia il governo Conte. Toccherà ascoltare le falsità più maligne da parte di chi ha portato il paese sull'orlo della catastrofe in cui si trova adesso. Aiutati, occorre dirlo, da una massa di beoti ignoranti che per malafede o stupidità danno ancora credito alla classe politica più screditata d'Europa se non del mondo. E da una servitù di giornalisti in libro paga, terrorizzati di perdere il loro cadreghino indebitamente conquistato. La macchina del fango ed il "Metodo Boffo" si sono già messi all'opera: nemmeno quando Berlusconi tentò di spacciare una minorenne come nipote di Mubarak si è assistito ad un fuoco di sbarramento così compatto e ad alzo zero. Anche il Colle non si dimostra estraneo a questa commedia degli orrori: quanti nani e ballerine abbiamo visto entrare ed uscire nei vari dicasteri senza che Mattarella ed i suoi degni predecessori abbiano avuto alcunché da eccepire? Siam…

Viva l'Europa dei popoli

Io sono un convinto "europeista", lo sono sempre stato sin da quando ho studiato la "Giovine Europa" di Mazzini ed il "Manifesto di Ventotene" di Spinelli. E proprio per questo mi sento di dover dire con forza ed indignazione che l'Europa che abbiamo davanti agli occhi ogni giorno fa orrore. Non è un Europa di popoli, una realtà politica federale. E' un coacervo di camerieri e maggiordomi della banche di affari internazionali, dei peggiori usurai che prestano a strozzo i loro denari ai governi e che quindi li ricattano a proprio piacimento, svuotando di significato la sovranità popolare. Essere contro questa Europa di faccendieri lussemburghesi non è antieuropeismo, semmai significa essere i veri difensori dell'Europa unita, i partigiani di una entità politica, sociale e morale che si muove e vive in favore dei più deboli e di chi non ha voce. Sissignori io sono un partigiano della vera Europa e per questo invito chiunque non abbia interessi perso…

Domani mi sveglio

Domani mi sveglio e il brutto sogno scompare con la luce del sole che trapela tra le fessure della persiana. Domani mi sveglio e quando mi alzo vedo mia nonna, ancora in vestaglia, che mi prepara la colazione: pane, burro e marmellata di visciole. Ed una tazza ricolma di latte appena munto, con la panna che solidifica ai bordi della ciotola. Domani mi sveglio, mi affaccio dalla finestra e vedo parcheggiata al lato della strada la maestosa Fiat Millecinque di mio nonno, color grigio topo, col cambio sul volante e tanti bottoni sul cruscotto che sembra il ponte di comando di un'astronave. Domani mi sveglio e leggo sul Messaggero che il primo uomo è finalmente sbarcato sulla luna, mentre il televisore in bianco e nero mostra le immagini sfuocate dei crateri lunari attraversati dagli astronauti statunitensi, sotto lo sguardo protettivo della capsula per il ritorno alla base, il LEM. Domani mi sveglio e Boninsegna, Burgnich, Riva e Rivera hanno piegato la tenacia dei tedeschi occident…

Invecchiare serve a qualcosa

Lo so, sto diventando vecchio. E come tutti i vecchi rompiscatole ho di che lamentarmi e di che brontolare. Ma soprattutto comincio ad avere una nostalgia inguaribile per molte cose che hanno attraversato la mia infanzia e la mia gioventù. Soprattutto mi mancano la miriade di registi, attori e sceneggiatori che hanno fatto grande il nostro teatro ed il cinema negli anni sessanta. Elencarli tutti è impossibile, perché quella fu una stagione fertile per l'arte italiana. In quegli anni si consacrarono al mondo artisti e scrittori che iniziarono a fare la gavetta in tempo di guerra. Una gavetta dura, in piccoli giornali ed in piccolissime sale di provincia. Ovviamente ho le mie predilezioni, che non hanno la pretesa di essere una classifica di valori. E' una lista di titani che più di altri mi hanno avvicinato al cinema, al teatro ed alla letteratura. Ennio Flaiano è il primo. Fu un grandissimo sceneggiatore e un uomo di un intelligenza umoristica unica ed inimitabile. I suoi afor…

Certe sere

Certe sere avrei tanto bisogno che squillasse quel maledetto telefono, per sentire la tua voce che mi chiede cose banali, quelle cose che si dicono tra fratelli che hanno voglia di risentirsi. Certe sere vorrei poterti raccontare le mie ansie ed ascoltare le tue parole di conforto, dettate dall'animo dolce e sensibile che hai. Ed invece il telefono rimane muto, ed io ostaggio delle mie paure, che con l'età non accennano a diminuire. No non è la tua malattia a rendermi più fragile. Sono altri i nomi e le cose che torturano la mia psiche ogni giorno, come la goccia che scava nella pietra. E' l'impossibilità di poterti chiedere aiuto che mi trafigge il cuore, specialmente in serate come questa, dove i miei fantasmi prendono forma ed inscenano danze macabre. Certe sere anche il dolore si materializza ed ha la forma di un telefono che non suonerà mai.

Mio padre, una vecchia cartolibreria ed il 730 on line

E' un'ora che cerco di scrivere qualcosa su mio padre. C'è di mezzo una vecchia cartolibreria in via Merulana dove faceva la fila per prendermi i libri di scuola ed il 730 on line che oggi ho compilato per lui, evitandogli la fila al CAF. Ma i pensieri mi si ingolfano e le mani mi tremano.  Immagino che non capirete molto di queste frasi incerte e di questi pensieri sconnessi. E' che oggi io ero in fila per lui, dopo cinquantanni. E non c'è più bella soddisfazione per un figlio che ripagare, seppure in maniera infinitesimale, gli infiniti sacrifici fatti per lui dal proprio genitore. E vedere poi il suo sollievo tradursi nel sorriso di Andrea, che tutto assorbe e di tutto si accorge, mi fa sentire degno, forse per la prima volta in vita mia, di calcare la polvere di questo strano pianeta in cui mi è dato vivere. Adesso scusatemi, ma non riesco più ad andare avanti.

Mi ritraggo dal presente

Mi ritraggo dal presente
e mi scopro a navigare
negli anni a me più cari.
Ove non v'era presagio
dei pensieri che tumultuosi
affollano la mente.
Le mattine assolate,
i meriggi quieti,
la penombra delle sere.
Ed il lento scorrere del tempo,
immutabile ed infinito.
Scandito dal suono
di antiche campane.
Ora a festa,
ora grave e solenne.
Quello che allora
sembrava noia
era invece il paradiso.
Quello che allora
sembrava una prigione
era la più dolce delle libertà.

I nostalgici

Molte persone credono di essere di sinistra perché si vestono come quelli di sinistra, perché parlano come quelli di sinistra e si atteggiano come quelli di sinistra. Poi, quando fai notare che spesso i loro "leader maximi" predicano bene ma razzolano malissimo, si inalberano come bambini viziati e mettono su il broncio, incapaci come sono di un vero pensiero critico. Anche a me piacerebbe credere e cullarmi nell'illusione che in Italia esista una sinistra forte, credibile politicamente e moralmente: dormirei sonni più sereni ed il mio fegato ne gioverebbe. Ma non è così e raramente lo è stato anche nel passato della nostra repubblica. Le persone intelligenti cercano di guardarsi attorno, capire se si può uscire dal finto dualismo destra-sinistra dalle logiche spartitorie e provare a costruire qualcosa di serio, se possibile. I nostalgici si infilano l'eschimo e vagheggiano rivoluzioni proletarie, sebbene i proletari si siano rifugiati altrove da più di una elezione poli…

Il destino

Io ed il destino ci guardiamo negli occhi da molto tempo ormai, come due nemici che si odiano da sempre ma non hanno più nulla da dirsi. Seduti l'uno di fronte all'altro, davanti ad un bicchiere una volta pieno di vino e adesso desolatamente vuoto.  Intorno a noi le macerie di una guerra inutile e sfiancante in cui nessuno dei due è riuscito a prevalere di un solo centimetro. Ride, il destino, mentre io lo guardo in cagnesco, con un rancore stantio che negli anni si è incancrenito nelle mie ossa. E ride ancor più sguaiatamente ogni volta che provo ad alzare la testa ma un ceffone violento mi fa ruzzolare in terra, sporco di polvere e ferito. Lo copro con gli insulti più osceni che le mie viscere riescono a generare, gli urlo in faccia le maledizioni più atroci dell'universo. Ma lui continua col suo ghigno sghembo, i suoi occhi si illuminano come se si nutrisse del mio odio. Verrà il giorno in cui non sarò più qui, a guardarti come una carogna in putrefazione. Cosa ne sarà…

A mia moglie

In genere non parlo mai di mia moglie, perché è una donna molto riservata e non ama mettersi in mostra sui social o nella vita quotidiana. Tuttavia stasera ho deciso di fare un'eccezione perché, per motivi assolutamente privati e che non sto ad elencare, sta passando ed ha passato momenti assai difficili in questi ultimi mesi. Lei non conosce nemmeno il significato della parola egoismo: infaticabile, è sempre pronta ad aiutare il prossimo col sorriso sulle labbra. Ma non sempre viene ripagata con la stessa moneta, anzi la vita sembra divertirsi a metterla in situazioni in cui la sua sensibilità viene ferita, offesa o neppure riconosciuta. Anche io ho delle responsabilità: dovrei starle più vicino, anteporre le sue preoccupazioni ai miei problemi, alla mia pigrizia ed al mio egoismo. Potrei accampare degli alibi, dalla malattia di Andrea alla precarietà professionale, passando per l'anzianità dei miei genitori. Ma non sarebbe giusto: ho la fortuna di avere accanto una donna sp…

Bulli 2.0

Il bullismo c'è sempre stato, sin dalla notte dei tempi. Fa parte di quella assurda alchimia che si chiama appartenenza al branco condita con le aberrazioni della fase adolescenziale. Chi vi scrive ne è stato vittima oltre quarantanni fa e ne posso testimoniare tutta la pesantezza ed atrocità. La mia autostima ne è uscita duramente minata e fino a pochi anni fa, quando sentivo due persone ridere tra di loro, mi giravo terrorizzato convinto che fossi io il protagonista dei loro lazzi. La differenza con i tempi odierni è che allora non esistevano i social ed era difficile se non impossibile testimoniare l'accanimento fisico e psicologico dei "bulli" nei confronti delle loro vittime predestinate. E, non vedendo, anche chi sapeva ed avrebbe potuto intervenire si girava dall'altra parte, nascondendo la cenere sotto il tappeto. Genitori, insegnanti, presidi e talvolta anche le forze dell'ordine avrebbero potuto porre un freno ma era più comodo far finta di niente. …

La democrazia ai tempi della pulizia dei cessi

Molti esponenti della politica italiana ci hanno abituati a dichiarazioni quantomeno sconcertanti. Ricordo come qualche tempo fa la Senatrice Finocchiaro (PD) rispose ad un giornalista che le domandava se gli stipendi dei politici non le sembrassero spropositati che, in fondo, lei non faceva mica il lavoro della "bidella". E' invece di ieri la dichiarazione del condannato Berlusconi che, secondo lui, i politici del Movimento Cinque Stelle non son buoni nemmeno per "pulire i cessi". Al di la delle proprie convinzioni politiche e della perenne campagna elettorale che vige nel nostro paese dal 1948 ad oggi è evidente come queste frasi siano il segnale dell'estremo scollamento della politica dalla vita reale e, quel che è peggio, del disprezzo che hanno i politici per chi si guadagna il pane facendo lavori considerati ingiustamente umili.
Ci sono migliaia di persone che la mattina si alzano all'alba per tenere puliti i nostri luoghi di lavoro, le strade, g…

Buona partita, Sauro

Ieri è venuto a mancare Sauro Tomà, un arzillo signore classe 1925. Dov'è la notizia? Sauro Tomà era l'ultimo ancora in vita dei pochissimi scampati alla tragedia di Superga del 1949, ove perì la quasi totalità della squadra del Torino. Che da allora fu chiamata, giustamente, il Grande Torino. Tomà era la riserva del meraviglioso terzino sinistro Maroso: nelle ultime stagioni di vita del Grande Torino, giocò abbastanza spesso, a causa di problemi fisici del titolare, ed ebbe sempre modo di far bella figura. Pochi mesi prima dello schianto di Superga anche lui subì un brutto infortunio al ginocchio: a quei tempi era quasi una sentenza definitiva per un calciatore professionista e difatti tutta la sua carriera ne verrà pesantemente compromessa. Ma quella che al momento sembrò una disgrazia, salvò invece la vita a Sauro, che non fu convocato per l'amichevole contro il Lisbona.  Tutta la squadra titolare partì per la Lusitania, assieme agli allenatori e ad una nutrita schiera…