Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

09/08/17

Depresso sarai tu!

Sì, mi sono lasciato andare. Ma vorrei vedere voi subire quello che ho vissuto io negli ultimi due anni e poi misurare le vostre reazioni.
Forse ho preso per depressione quella che invece è una dose massiccia e, per molti, letale di sfortuna, una roba che credo sia da guinness dei primati.
No, non iniziate a rompere i coglioni col vittimismo: ho prove concrete, fatti circostanziati dell'accanimento della sorte avversa nella mia vita. E passiamo all'elenco.
Ho un fratello malato di handicap psichico grave;
una madre cieca, diabetica e cardiopatica;
un padre ottantasettenne che non può più badare alla moglie ed al figlio come ha sempre fatto nel corso della sua vita;
ho subito una procedura di mobilità (licenziamento collettivo) da cui mi sono salvato a stento e sono in attesa di scoprire quali altre mosse si inventerà il mio datore di lavoro per mandarmi a casa. A cinquantasei anni. In Italia, paese noto per la facilità in cui si trova lavoro stabile.
E' una quantità di sfiga immorale per un uomo solo, ne converrete se ancora vi resta un briciolo di onestà intellettuale.
Ad un certo punto della mia vita mi sono persuaso di essere depresso, di vedere tutto nero, di essere preda di una folle esagerazione che esasperava la percezione degli eventi della mia vita.
Ma quale cazzo di esasperazione! E' la pura e semplice verità. Il vero depresso è quello che ha tutto dalla vita: è bello, ricco, intelligente ed ha un buon lavoro. Ed improvvisamente una mattina non ha più la forza di alzarsi dal letto, neanche per andare a pisciare.
Anche io la mattina riesco a malapena a lavarmi i denti ma perché so benissimo a cosa vado incontro, ad infinite giornate di merda chiuso in un ufficio dove sono a malapena tollerato. Alle infinite ed inutili visite mediche cui debbono sottoporsi i miei senza alcuna speranza di guarigione.
Ecco, io non sono depresso: sono stato sepolto da uno tsunami di sfiga, una cosa che sarebbe stata scandalosa se avesse colpito una nazione intera non un uomo solo.
Quindi, se permettete, ho un enorme rodimento di culo per cui niente storie sul bicchiere mezzo pieno, niente pacche sulla spalla o discorsi di circostanza.
Anzi il primo che si lamenta per quelle quattro cazzate che capitano a tutti nella vita, o perché la sua squadra del cuore non vince si prenderà dal sottoscritto tanti di quei sonori, roboanti e destabilizzanti "vaffanculo" che verranno registrati da tutti i sismografi della terra.
Come vedete sono piuttosto carico quindi evitate di mettermi alla prova.
Reagirò a tutta questa sfiga? Non lo so e a dirla tutta stasera non me ne frega un cazzo, perché ho capito finalmente di non essere depresso, ma incazzato nero.
Quindi da domani basta con la resilienza (roba da democristiani), col quieto vivere, con la paura di disturbare, di offendere.
Da domani si randella, pane al pane e vino al vino. La sfiga rimarrà intatta ma almeno sparirà la pletora di rompicoglioni che infestano la mia vita.
L'esercito di stronzi che hanno scambiato la mia educazione per debolezza.