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Nella Officina dei Pazzi

Nella Officina dei Pazzi gli elfi possono essere licenziati se hanno l'ardire di prendere la sedia del Cappellaio Matto. Perché nella Officina dei Pazzi non ci sono sedie per tutti. 
Nella Officina dei Pazzi il lavoro rende liberi, liberi di lavorare in piedi, liberi di essere considerati come animali, peggio degli animali.
Nella Officina dei Pazzi non esistono mezze misure. Il Cappellaio Matto lascia gli elfi senza lavoro per due lunghi anni e poi improvvisamente chiede loro di costruire un razzo per arrivare sulla luna con un solo cacciavite e tre bulloni.
Nella Officina dei Pazzi tutti si affannano per sembrare sani ma sono malati, psicologicamente. Si guardano continuamente allo specchio e si raccontano quanto siano bravi e belli. Ridono e parlano a voce alta mentre la Officina cade a pezzi sulla loro testa.
Nella Officina dei Pazzi, se non sei pazzo come loro, ti mettono in un angolo, ti deridono e ti fanno sentire vecchio ed inutile.
Nella Officina dei Pazzi c'è gente cattiva e senza scrupoli. 
Se un giorno doveste passare in una stradina nel bosco e vi imbatteste nella Officina dei Pazzi girate alla larga. Li dentro non c'è vita degna d'essere vissuta.
Nella Officina dei Pazzi il Cappellaio Matto dice di favorire l'inclusione dei diversi. Però nega il part time a mamme con figli piccoli o portatori di handicap, trasferisce dal Bosco di Mezzo al Bosco del Grande Nord genitori, mogli e mariti, spezzando dolorosamente l'unità di centinaia di famiglie di elfi.
Nella Officina dei Pazzi il Cappellaio Matto paga a stento pochi denari di rimborso agli elfi che vanno in giro per il bosco in lungo ed in largo, facendogli guadagnare tanti bei soldini. Mentre lui va in giro con la zucca magica, capace di volare anche sopra gli alberi più alti del bosco. Senza dover rendere conto delle spese a nessuno.
Perché lui è lui, e gli elfi non sono un cazzo.

P.S.: fatti, luoghi, cose e persone sono puramente di fantasia ed ogni riferimento a situazioni reali è da intendersi puramente casuale. "Elementare, Watson!". (cit. Sherlock Holmes, personaggio di fantasia tratto dai libri di Sir Arthur Conan Doyle)

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