Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

23/07/17

Il mare negli occhi

Cerco il mare nei tuoi occhi
così scuri ed agitati,
ma c'è solo vento e tempesta.
E le mille paure
che abbiamo iniziato a conoscere
ma non a capire.
Cerco il mare nei tuoi occhi
e di riflesso nei miei,
che non conoscono pace
se tu pace non hai.

16/07/17

Il vento

Non smetti di fischiare
e le foglie accompagnano
il tuo canto antico.
Sei quello
che ha gonfiato le vele di Ulisse
alla ricerca di virtù e conoscenza.
Sei quello
che ha spinto le prime mongolfiere
in alto, verso il sole che uccise
il sogno di Icaro.
Sei quello
dei pesanti mulini
e dei leggeri aquiloni.
Viaggiano con te
i sospiri degli amanti
ed i pianti
delle campane a morto.
Sei libertà senza fine
e sconfinata solitudine.

15/07/17

La tempesta

Questo caldo fa evaporare le idee, liquefa la voglia di agire, inaridisce la forza di volontà. Chi in questi giorni combatte contro il male di vivere sente ancora più grande e pesante il fardello che porta sulle spalle.
Spesso sono persone sole, anziane, abbandonate dalla vita e da un destino amaro ed ingiusto. Ma anche mogli, mariti e genitori che non vengono capiti da chi vive accanto a loro, scambiati per persone deboli, pigre ed egoiste.
E questo non fa altro che aumentare il disagio con il carico insopportabile dei sensi di colpa.
Mi sento particolarmente vicino a tutte queste persone e vorrei mandare loro una parola di conforto, che non sia la solita frase di circostanza.
A volte la vita impedisce di vedere la luce alla fine del tunnel, a volte siamo noi che non siamo in grado di percepirla: non serve reagire forzatamente, mostrare un'apparente serenità e fiducia che non corrispondono al vero. O seguire i metodi di ciarlatani motivazionali, con i loro miseri trucchi da circensi che vorrebbero imbrogliare il subconscio. A tutti si può mentire tranne che a se stessi.
Il percorso della depressione, oscuro ed insidioso va compiuto tutto, senza fretta e col tempo necessario. Ma con la consapevolezza che è una malattia, non una cattiva predisposizione d'animo.
Essere consapevoli di essere malati è la vera guarigione: chiedetevi sempre se il vostro dolore è frutto di una reazione adeguata ad una situazione reale o non sia invece la percezione distorta dovuta alla lente oscura della depressione.
E non sentitevi mai in colpa, che la depressione è una malattia come molte altre, come il diabete o l'ipertensione. Nessuno si vergogna di avere la glicemia alta o il colesterolo nelle arterie: non siete persone cattive o reiette, spesso siete invece circondate da persone insensibili e di bassa levatura morale, nella vita familiare come in quella lavorativa.
Persone egoiste che sfruttano la vostra fragilità per proprio tornaconto personale e per l'estrema incapacità di comprendere l'altro.
Questi ultimi debbono veramente vergognarsi, non voi, colpevoli soltanto di non amarvi abbastanza.
Vogliate bene a voi stessi, dunque, se volete amare gli altri. Iniziate il cammino con la vostra depressione, nella vostra depressione ed ascoltate i messaggi che ha da darvi. Fate che il vostro "male oscuro" vi indichi la via della ricostruzione sopra le macerie.
Perché nessuna tempesta è infinita e le lacrime, presto o tardi, si asciugano tutte.

10/07/17

Nella Officina dei Pazzi

Nella Officina dei Pazzi gli elfi possono essere licenziati se hanno l'ardire di prendere la sedia del Cappellaio Matto. Perché nella Officina dei Pazzi non ci sono sedie per tutti. 
Nella Officina dei Pazzi il lavoro rende liberi, liberi di lavorare in piedi, liberi di essere considerati come animali, peggio degli animali.
Nella Officina dei Pazzi non esistono mezze misure. Il Cappellaio Matto lascia gli elfi senza lavoro per due lunghi anni e poi improvvisamente chiede loro di costruire un razzo per arrivare sulla luna con un solo cacciavite e tre bulloni.
Nella Officina dei Pazzi tutti si affannano per sembrare sani ma sono malati, psicologicamente. Si guardano continuamente allo specchio e si raccontano quanto siano bravi e belli. Ridono e parlano a voce alta mentre la Officina cade a pezzi sulla loro testa.
Nella Officina dei Pazzi, se non sei pazzo come loro, ti mettono in un angolo, ti deridono e ti fanno sentire vecchio ed inutile.
Nella Officina dei Pazzi c'è gente cattiva e senza scrupoli. 
Se un giorno doveste passare in una stradina nel bosco e vi imbatteste nella Officina dei Pazzi girate alla larga. Li dentro non c'è vita degna d'essere vissuta.
Nella Officina dei Pazzi il Cappellaio Matto dice di favorire l'inclusione dei diversi. Però nega il part time a mamme con figli piccoli o portatori di handicap, trasferisce dal Bosco di Mezzo al Bosco del Grande Nord genitori, mogli e mariti, spezzando dolorosamente l'unità di centinaia di famiglie di elfi.
Nella Officina dei Pazzi il Cappellaio Matto paga a stento pochi denari di rimborso agli elfi che vanno in giro per il bosco in lungo ed in largo, facendogli guadagnare tanti bei soldini. Mentre lui va in giro con la zucca magica, capace di volare anche sopra gli alberi più alti del bosco. Senza dover rendere conto delle spese a nessuno.
Perché lui è lui, e gli elfi non sono un cazzo.

P.S.: fatti, luoghi, cose e persone sono puramente di fantasia ed ogni riferimento a situazioni reali è da intendersi puramente casuale. "Elementare, Watson!". (cit. Sherlock Holmes, personaggio di fantasia tratto dai libri di Sir Arthur Conan Doyle)

01/07/17

Numeri

Mi rifugio nella quiete della logica, nell'infallibile mondo dei numeri, nella simmetria delle righe e delle colonne dei fogli di calcolo.
Mi immergo nei modelli matematici per ridurre il mondo a minimo comune multiplo, per trovare gli autovalori che rendono decifrabile la multidimensionalità del reale.
Sommo, sottraggo, moltiplico, alla ricerca dello schema primordiale che possa spiegare l'universo della vita con una semplice equazione lineare, senza sorprese, bella ed immutabile come la geometria euclidea.
Odio i punti di discontinuità, le singolarità, i numeri immaginari e l'ossimoro di un limite che tende ad infinito. Non sopporto l'indeterminatezza, lo stato quantico delle cose, i teoremi irrisolti.
Cerco risposte alla complessità del reale nella semplicità dei numeri interi e risucchiato da questo mondo rassicurante mi allontano dalla vita quotidiana, incomprensibile, faticosa e tortuosa.
I numeri non ti ingannano, non ti tradiscono, non ti lasciano a terra nella polvere, calpestato ed offeso. I numeri non ammettono ingiustizie, non cambiano al mutare del vento.
I numeri sono sinceri, uno più uno fa sempre due e sempre lo farà.