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Un portiere troppo moderno

Giuliano Sarti è stato un grandissimo portiere. Dotato di senso della posizione e di una freddezza anglosassone è nato calcisticamente con almeno 20 anni di anticipo.
Quando arriva alla Fiorentina, nella prima metà degli anni '50, andavano di moda i portieri saltimbanchi, come Beara della Jugoslavia o i nostrani Ghezzi e Moro.
Ha la pesante eredità di sostituire il mitico portiere fiorentino Costagliola, ma non lo fa rimpiangere affatto, dando alla difesa un senso di sicurezza assoluto.
Con la Fiorentina di Bernardini conquista lo storico scudetto del '56 ma gli sventurati dirigenti della nazionale continuano a preferirgli altri portieri: Moro, Bugatti, Ghezzi, Mattrel e persino l'anziano Buffon.
Il dispetto più grande glielo fanno nel 1961 quando viene convocato in nazionale e fatto scendere in campo la sua riserva, un giovanotto di belle speranze, tale Enrico Albertosi.
Alla soglia dei 30 anni la Fiorentina decide di puntare sul futuro portiere del Cagliari e lo mette in lista di trasferimento.
Sembra ormai il declino per Sarti ed invece stanno per arrivare gli anni migliori. A sorpresa lo acquista l'Inter di Herrera e Moratti Sr. che deve fare a meno di Buffon per raggiunti limiti d'età.
Mai scelta fu così azzeccata: Sarti diventerà l'inizio di quella poesia che è stata la formazione dell'Inter che conquisterà scudetti, coppe campioni ed intercontinentali: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi ....
Difenderà i pali dell'Inter fino alla sciagurata partita contro il Mantova, nel 1967, in cui uno dei suoi rarissimi errori consegnerà lo scudetto alla Juventus dell'altro Herrera, Heriberto, il fautore del "Movimiento".
L'ultimo anno da professionista lo trascorrerà come riserva nella Juventus, ma questo non intaccherà l'affetto dei suoi tifosi fiorentini ed interisti.
Giuliano Sarti è stato un portiere troppo moderno per l'italietta pedatoria e provinciale degli anni '50. In altri paesi sarebbe stato titolare fisso della nazionale ed un monumento, al pari di Zoff e Buffon. Sono sicuro che con lui in porta e con l'adozione del catenaccio la sventurata Nazionale italiana degli anni '50 avrebbe collezionato meno brutte figure.
Ma all'epoca il calcio era in mano ai "ricchi scemi". Un po' come oggi.

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