Passa ai contenuti principali

Mi perdoni, professoressa.

Trentasette anni, professoressa. Come si fa a raccontarle trentasette anni in poche righe, con le mani che tremano per l'emozione e l'ansia di non riuscire ad esprimere tutto quello che vorrei dirle.
L'ultima volta che ci siamo visti io ero poco più che un bambino, non avevo nemmeno diciotto anni e stavo combattendo con gli esami di maturità. Lei, la mia professoressa di Letteratura italiana e latina, era appena fuori la porta dell'aula, a consolare più mio padre che me.
Lei non era neppure il nostro membro interno del corpo docenti, ma volle venire lo stesso ad ascoltare le nostre prove orali di esame, in disparte, come l'allenatore che ha a lungo preparato il proprio atleta ed al momento della gara lo segue con gli occhi e con il cuore.
Ci prese per mano e ci condusse nel mondo della letteratura e del teatro come Virgilio fece con Dante nei gironi dell'inferno.
Ci svelò i segreti degli autori latini, la nascita della nostra letteratura in lingua volgare fino ai protagonisti della letteratura del novecento.
Le sue non erano lezioni ma gocce distillate di purissima sapienza che lentamente sono penetrate nei nostri pensieri. E la mente ha iniziato a schiudersi, a vivere di vita propria.
Le sue letture di Dante ci hanno fatto uscire dalle anguste mura della nostra aula: siamo stati traghettati da Caronte, abbiamo ammirato lo sguardo fiero di Ulisse e l'Amor ch'a nullo amato amar perdona di Paolo e Francesca.
Abbiamo potuto vivere una stagione intensa e meravigliosa, abbiamo ricevuto in dono l'amore e la passione per la letteratura, per il teatro e per il cinema.
Non aveva bisogno di mettere note sul registro: bastava che iniziasse a parlare e quella classe che fino ad un istante prima era un coacervo di grida e risa sguaiate, restava rapita, ammirata e riconoscente.
Tutto questo era lei, cara professoressa Loredana Molinaro e sicuramente tanto altro ancora. 
Ma non è per incensare le sue qualità che stasera le scrivo: sicuramente non ha bisogno delle mie parole per mostrarsi in tutta la sua grandezza di insegnante e di donna.
Le scrivo per chiederle pubblicamente ed umilmente scusa. Innanzi tutto per non aver mai trovato il tempo di venirla a trovare dopo l'esame di maturità. L'egoismo, questo maledetto cancro che mi corrode l'anima, mi ha impedito di compiere un dovere morale. E quando mi decisi a farlo scoprii che lei ci aveva lasciati per sempre.
Ma c'è un'altra grave colpa cui devo fare ammenda davanti a lei: non ho seguito i suoi consigli, ho interrotto gli studi umanistici ed ho iniziato un calvario di cui oggi ancora ne pago le amare conseguenze.
Lei mi ha indicato la strada che avrei dovuto percorrere ed io invece le ho voltato la schiena.
Mi perdoni, professoressa, perché io non riesco a farlo. Lei, con i suoi insegnamenti prima etici e poi didattici ha fatto di me il peggior censore di me stesso, facendo sbocciare nel mio animo una morale laica solida ma implacabile.
Ma oggi, grazie all'interessamento di una cara amica e sua ex studentessa, ho potuto rivederla ancora in una foto di quaranta anni fa. Per un istante gli anni sono svaniti, il tempo ha smesso di correre insensatamente ed i rimorsi ed i rimpianti hanno lasciato posto al calore del suo sorriso.
Quel sorriso che vorrei mi accompagnasse ancora sino alla fine dei giorni che mi sarà dato di vivere.

Post popolari in questo blog

Lettera a mia zia

Cara Zia Cicci, anche quest'anno ti scrivo, con un po' di ritardo ma mi scuserai: la vita frenetica, il lavoro ed i pensieri mi hanno impedito di scriverti ieri, il 31 maggio, il giorno in cui ci hai lasciato. Perché ti scrivo, pur sapendo che mai potrai leggere queste poche righe? Un po' perché mi manchi da 41 anni, ma questo già lo sai. Un po' perché scrivendoti parlo a me stesso, e questo mi fa bene. In questi ultimi giorni non ho fatto altro che cercare notizie sulla data del 31 maggio 1971: magari, leggendo qualche vecchio articolo, mi torna in mente un episodio, un ricordo che mi parla di te. Ma per quanto mi sforzi, la memoria di quei giorni è impetuosa nei dettagli e contemporaneamente sbiadita nell'insieme. Fatico anche a ricordare il tuo viso vero e mi aggrappo a vecchie foto ingiallite dal tempo, illudendomi di riconoscere un sorriso, un espressione. Forse mi manchi perché te ne sei andata troppo presto ed in qualche modo ti ho idealizzato. Ma tu mi vol…

Emma e Diana

"Parole di Pane" è una bella iniziativa di Emma Saponaro e Diana Sganappa (in rigoroso ordine alfabetico). Come esse affermano nel loro blog si tratta della pubblicazione di "Un libro per dare voce a chi voce non ha". Vengono pubblicati piccoli racconti che hanno come oggetto il cibo nelle sue varie declinazioni ed i proventi delle vendite andranno a favore della "Associazione Familiari e Sostenitori Sofferenti psichici della Tuscia (A.fe.SO.psi.T)". Invito tutti i lettori del mio blog a frequentare il sito di "Parole di Pane" per sapere come acquistare il libro. Tra l'altro troverete al suo interno un mio racconto, dal titolo "Pane e Formaggio": avrete dunque il privilegio di poter leggere il primo componimento del sottoscritto, che sicuramente darà la stura ad una brillante carriera letteraria che farà impallidire il vasto panorama culturale italiano ed europeo. Sicuramente potrete acquistare il libro sabato 24 maggio alle 19:30…

Divieto di svolta a sinistra

Non sono d'accordo con quei commentatori politici che si sono affrettati a seppellire la "sinistra" italiana. Non è sparita affatto, sono soltanto stati cacciati via dal parlamento i "sinistri", ovvero la classe dirigente che ha combinato una serie inenarrabile di disastri. Come commentare il voto in favore dell'indulto? Anche il più sprovveduto dei politicanti si sarebbe accorto che quella legge serviva soprattutto a salvare le terga di Previti e dei furbetti del quartierino: gli strateghi della sinistra radicale hanno abboccato con tutte le scarpe, fingendo di credere che l'indulto avrebbe resole carceri meno affollate. Hanno perso il rapporto con la gente e con i lavoratori. Nel tentativo di capire come funziona la stanza dei bottoni (senza ovviamente riuscirci) si sono dimenticati di andare nelle fabbriche, nelle periferie disagiate, tra gli inquilini sfrattati dagli immobiliaristi. E al posto loro si sono insediati la Lega al nord e la Destra nel …