Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

26/06/17

Mi perdoni, professoressa.

Trentasette anni, professoressa. Come si fa a raccontarle trentasette anni in poche righe, con le mani che tremano per l'emozione e l'ansia di non riuscire ad esprimere tutto quello che vorrei dirle.
L'ultima volta che ci siamo visti io ero poco più che un bambino, non avevo nemmeno diciotto anni e stavo combattendo con gli esami di maturità. Lei, la mia professoressa di Letteratura italiana e latina, era appena fuori la porta dell'aula, a consolare più mio padre che me.
Lei non era neppure il nostro membro interno del corpo docenti, ma volle venire lo stesso ad ascoltare le nostre prove orali di esame, in disparte, come l'allenatore che ha a lungo preparato il proprio atleta ed al momento della gara lo segue con gli occhi e con il cuore.
Ci prese per mano e ci condusse nel mondo della letteratura e del teatro come Virgilio fece con Dante nei gironi dell'inferno.
Ci svelò i segreti degli autori latini, la nascita della nostra letteratura in lingua volgare fino ai protagonisti della letteratura del novecento.
Le sue non erano lezioni ma gocce distillate di purissima sapienza che lentamente sono penetrate nei nostri pensieri. E la mente ha iniziato a schiudersi, a vivere di vita propria.
Le sue letture di Dante ci hanno fatto uscire dalle anguste mura della nostra aula: siamo stati traghettati da Caronte, abbiamo ammirato lo sguardo fiero di Ulisse e l'Amor ch'a nullo amato amar perdona di Paolo e Francesca.
Abbiamo potuto vivere una stagione intensa e meravigliosa, abbiamo ricevuto in dono l'amore e la passione per la letteratura, per il teatro e per il cinema.
Non aveva bisogno di mettere note sul registro: bastava che iniziasse a parlare e quella classe che fino ad un istante prima era un coacervo di grida e risa sguaiate, restava rapita, ammirata e riconoscente.
Tutto questo era lei, cara professoressa Loredana Molinaro e sicuramente tanto altro ancora. 
Ma non è per incensare le sue qualità che stasera le scrivo: sicuramente non ha bisogno delle mie parole per mostrarsi in tutta la sua grandezza di insegnante e di donna.
Le scrivo per chiederle pubblicamente ed umilmente scusa. Innanzi tutto per non aver mai trovato il tempo di venirla a trovare dopo l'esame di maturità. L'egoismo, questo maledetto cancro che mi corrode l'anima, mi ha impedito di compiere un dovere morale. E quando mi decisi a farlo scoprii che lei ci aveva lasciati per sempre.
Ma c'è un'altra grave colpa cui devo fare ammenda davanti a lei: non ho seguito i suoi consigli, ho interrotto gli studi umanistici ed ho iniziato un calvario di cui oggi ancora ne pago le amare conseguenze.
Lei mi ha indicato la strada che avrei dovuto percorrere ed io invece le ho voltato la schiena.
Mi perdoni, professoressa, perché io non riesco a farlo. Lei, con i suoi insegnamenti prima etici e poi didattici ha fatto di me il peggior censore di me stesso, facendo sbocciare nel mio animo una morale laica solida ma implacabile.
Ma oggi, grazie all'interessamento di una cara amica e sua ex studentessa, ho potuto rivederla ancora in una foto di quaranta anni fa. Per un istante gli anni sono svaniti, il tempo ha smesso di correre insensatamente ed i rimorsi ed i rimpianti hanno lasciato posto al calore del suo sorriso.
Quel sorriso che vorrei mi accompagnasse ancora sino alla fine dei giorni che mi sarà dato di vivere.

18/06/17

Sabbie mobili

La luce arancione del sole che inizia a tramontare attraversa i vetri delle finestre e disegna rettangoli fiammeggianti sulle pareti della stanza.
L'ennesima domenica m'inghiottisce, come le sabbie mobili. Il silenzio è rotto dal fastidioso abbaiare dei cani, servili con i padroni ma senza pietà con i loro simili.
La televisione spenta, le tende mosse da un tenue vento serale. Il rumore del treno che attraversa la stazione. E questa solitudine, amata ed odiata, circonda i pensieri fino a farli scoppiare, come bolle di sapone.
Quella che è stata autodifesa ora è diventata condanna ed impotenza. Il rifugio è carcere. Il silenzio è follia.
La discesa verso gli inferi non è scoscesa, è il monotono scorrere degli scalini, sempre uguali, senza alcuna direzione.

17/06/17

L'estate non mi appartiene

L'estate non mi appartiene. Tutto questo caldo mi confonde e la luce del sole mi acceca. C'è una distanza siderale tra tutto questo ed i sentimenti che albergano nel mio animo.
Sogno un piccolo paese, fatto di case dai muri di pietra, ed io che mi aggiro di notte tra le sue vie solitarie, battute da venti freddi e tumultuosi. In lontananza i bagliori di un temporale ed i rumori dei tuoni. Vecchi lampioni con le lampade ad incandescenza fanno ondeggiare le ombre sui muri delle case. L'odore acre del fumo che esce dai camini.
La confusione e la finta allegria dell'estate mi tolgono il respiro. Ho bisogno di stare da solo, di non parlare ad alcuno, di combattere i miei mostri abbracciandoli, come si fa con chi si ama.
Vorrei trovare una pietra antica su cui sedermi ed aspettare lo scorrere ineluttabile della vita.

07/06/17

Un portiere troppo moderno

Giuliano Sarti è stato un grandissimo portiere. Dotato di senso della posizione e di una freddezza anglosassone è nato calcisticamente con almeno 20 anni di anticipo.
Quando arriva alla Fiorentina, nella prima metà degli anni '50, andavano di moda i portieri saltimbanchi, come Beara della Jugoslavia o i nostrani Ghezzi e Moro.
Ha la pesante eredità di sostituire il mitico portiere fiorentino Costagliola, ma non lo fa rimpiangere affatto, dando alla difesa un senso di sicurezza assoluto.
Con la Fiorentina di Bernardini conquista lo storico scudetto del '56 ma gli sventurati dirigenti della nazionale continuano a preferirgli altri portieri: Moro, Bugatti, Ghezzi, Mattrel e persino l'anziano Buffon.
Il dispetto più grande glielo fanno nel 1961 quando viene convocato in nazionale e fatto scendere in campo la sua riserva, un giovanotto di belle speranze, tale Enrico Albertosi.
Alla soglia dei 30 anni la Fiorentina decide di puntare sul futuro portiere del Cagliari e lo mette in lista di trasferimento.
Sembra ormai il declino per Sarti ed invece stanno per arrivare gli anni migliori. A sorpresa lo acquista l'Inter di Herrera e Moratti Sr. che deve fare a meno di Buffon per raggiunti limiti d'età.
Mai scelta fu così azzeccata: Sarti diventerà l'inizio di quella poesia che è stata la formazione dell'Inter che conquisterà scudetti, coppe campioni ed intercontinentali: Sarti, Burgnich, Facchetti, Bedin, Guarneri, Picchi ....
Difenderà i pali dell'Inter fino alla sciagurata partita contro il Mantova, nel 1967, in cui uno dei suoi rarissimi errori consegnerà lo scudetto alla Juventus dell'altro Herrera, Heriberto, il fautore del "Movimiento".
L'ultimo anno da professionista lo trascorrerà come riserva nella Juventus, ma questo non intaccherà l'affetto dei suoi tifosi fiorentini ed interisti.
Giuliano Sarti è stato un portiere troppo moderno per l'italietta pedatoria e provinciale degli anni '50. In altri paesi sarebbe stato titolare fisso della nazionale ed un monumento, al pari di Zoff e Buffon. Sono sicuro che con lui in porta e con l'adozione del catenaccio la sventurata Nazionale italiana degli anni '50 avrebbe collezionato meno brutte figure.
Ma all'epoca il calcio era in mano ai "ricchi scemi". Un po' come oggi.

05/06/17

Cercherò

Vorrei proteggerti da questo mondo così ostile, che non ci appartiene e che non riusciamo a capire.
Vorrei assorbire tutti i pensieri tristi che si annidano nella tua mente così dolce e sensibile, lasciandola libera al tuo sorriso contagioso ed altruista.
Vorrei schermarti da tutti i dolori che dimorano nei tuoi ricordi e da quelli che arriveranno, in un futuro che assomiglia sempre di più al presente, ogni giorno che passa.
Vorrei avere la forza per riuscire ad essere tutto questo per te ma, Andrea caro, tuo fratello non ha tutte queste qualità. Il futuro spaventa più me che te ed i fantasmi che vengono a trovarti sono gli stessi che circolano nei miei pensieri da tanti anni.
Siamo fragili, troppo fragili per attraversare la vita senza ferirci.
Cercherò di fare del mio meglio, tesoro mio, ma so già che non sarà abbastanza, che non potrò mai essere quello che papà è stato per te. 
Cercherò di avere il tempo che finora non ho potuto o saputo trovare, imparerò a cucinare, a stirare ed a cucire se sarà necessario, attingendo a forze d'animo che ad oggi ignoro di avere e che spero di trovare.
Cercherò di non strapparti da quel piccolo meraviglioso mondo che hai costruito, da quella piccola casa dei nonni che sembra essere diventata la tua dimora di pace e serenità.
Cercherò di essere fratello, padre ed amico e parleremo tanto fino ad addormentarci sfiniti e felici nelle nostre piccolissime certezze.
Cercherò, Andrea, ma non so se sarò capace di riuscirci. Tu che sei tanto religioso prega per me, forse da qualche parte esisterà pure un Dio che prenderà a cuore le tue sorti e mi renda finalmente degno di essere tuo fratello.
Pregalo ogni sera, affinché possa diventare strumento della tua felicità.

03/06/17

Harakiri?


Da un lato Beppe Grillo ha fatto bene a blindare la legge elettorale partorita in questi ultimi giorni e che richiama...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Sabato 3 giugno 2017

Siate felici


Chi, come me, è stato costretto a districarsi tra vicissitudini pesanti e dure in età in cui bisognerebbe essere...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Sabato 3 giugno 2017

01/06/17

Ultima rosa di maggio

Ultima rosa di maggio,
giacesti in terra.
Le dolorose spine
ormai confuse
tra i petali sparsi.
Il tuo profumo,
intatto,
ancora mi avvolge.
Ultima rosa di maggio,
il tuo stelo hanno reciso,
consegnandoti al destino
del fiore mai appassito.