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Visualizzazione dei post da Giugno, 2017

Mi perdoni, professoressa.

Trentasette anni, professoressa. Come si fa a raccontarle trentasette anni in poche righe, con le mani che tremano per l'emozione e l'ansia di non riuscire ad esprimere tutto quello che vorrei dirle. L'ultima volta che ci siamo visti io ero poco più che un bambino, non avevo nemmeno diciotto anni e stavo combattendo con gli esami di maturità. Lei, la mia professoressa di Letteratura italiana e latina, era appena fuori la porta dell'aula, a consolare più mio padre che me. Lei non era neppure il nostro membro interno del corpo docenti, ma volle venire lo stesso ad ascoltare le nostre prove orali di esame, in disparte, come l'allenatore che ha a lungo preparato il proprio atleta ed al momento della gara lo segue con gli occhi e con il cuore. Ci prese per mano e ci condusse nel mondo della letteratura e del teatro come Virgilio fece con Dante nei gironi dell'inferno. Ci svelò i segreti degli autori latini, la nascita della nostra letteratura in lingua volgare fino…

Sabbie mobili

La luce arancione del sole che inizia a tramontare attraversa i vetri delle finestre e disegna rettangoli fiammeggianti sulle pareti della stanza. L'ennesima domenica m'inghiottisce, come le sabbie mobili. Il silenzio è rotto dal fastidioso abbaiare dei cani, servili con i padroni ma senza pietà con i loro simili. La televisione spenta, le tende mosse da un tenue vento serale. Il rumore del treno che attraversa la stazione. E questa solitudine, amata ed odiata, circonda i pensieri fino a farli scoppiare, come bolle di sapone. Quella che è stata autodifesa ora è diventata condanna ed impotenza. Il rifugio è carcere. Il silenzio è follia. La discesa verso gli inferi non è scoscesa, è il monotono scorrere degli scalini, sempre uguali, senza alcuna direzione.

L'estate non mi appartiene

L'estate non mi appartiene. Tutto questo caldo mi confonde e la luce del sole mi acceca. C'è una distanza siderale tra tutto questo ed i sentimenti che albergano nel mio animo. Sogno un piccolo paese, fatto di case dai muri di pietra, ed io che mi aggiro di notte tra le sue vie solitarie, battute da venti freddi e tumultuosi. In lontananza i bagliori di un temporale ed i rumori dei tuoni. Vecchi lampioni con le lampade ad incandescenza fanno ondeggiare le ombre sui muri delle case. L'odore acre del fumo che esce dai camini. La confusione e la finta allegria dell'estate mi tolgono il respiro. Ho bisogno di stare da solo, di non parlare ad alcuno, di combattere i miei mostri abbracciandoli, come si fa con chi si ama. Vorrei trovare una pietra antica su cui sedermi ed aspettare lo scorrere ineluttabile della vita.

Un portiere troppo moderno

Giuliano Sarti è stato un grandissimo portiere. Dotato di senso della posizione e di una freddezza anglosassone è nato calcisticamente con almeno 20 anni di anticipo. Quando arriva alla Fiorentina, nella prima metà degli anni '50, andavano di moda i portieri saltimbanchi, come Beara della Jugoslavia o i nostrani Ghezzi e Moro. Ha la pesante eredità di sostituire il mitico portiere fiorentino Costagliola, ma non lo fa rimpiangere affatto, dando alla difesa un senso di sicurezza assoluto. Con la Fiorentina di Bernardini conquista lo storico scudetto del '56 ma gli sventurati dirigenti della nazionale continuano a preferirgli altri portieri: Moro, Bugatti, Ghezzi, Mattrel e persino l'anziano Buffon. Il dispetto più grande glielo fanno nel 1961 quando viene convocato in nazionale e fatto scendere in campo la sua riserva, un giovanotto di belle speranze, tale Enrico Albertosi. Alla soglia dei 30 anni la Fiorentina decide di puntare sul futuro portiere del Cagliari e lo mette i…

Cercherò

Vorrei proteggerti da questo mondo così ostile, che non ci appartiene e che non riusciamo a capire. Vorrei assorbire tutti i pensieri tristi che si annidano nella tua mente così dolce e sensibile, lasciandola libera al tuo sorriso contagioso ed altruista. Vorrei schermarti da tutti i dolori che dimorano nei tuoi ricordi e da quelli che arriveranno, in un futuro che assomiglia sempre di più al presente, ogni giorno che passa. Vorrei avere la forza per riuscire ad essere tutto questo per te ma, Andrea caro, tuo fratello non ha tutte queste qualità. Il futuro spaventa più me che te ed i fantasmi che vengono a trovarti sono gli stessi che circolano nei miei pensieri da tanti anni. Siamo fragili, troppo fragili per attraversare la vita senza ferirci. Cercherò di fare del mio meglio, tesoro mio, ma so già che non sarà abbastanza, che non potrò mai essere quello che papà è stato per te.  Cercherò di avere il tempo che finora non ho potuto o saputo trovare, imparerò a cucinare, a stirare ed …

Ultima rosa di maggio

Ultima rosa di maggio,
giacesti in terra.
Le dolorose spine
ormai confuse
tra i petali sparsi.
Il tuo profumo,
intatto,
ancora mi avvolge.
Ultima rosa di maggio,
il tuo stelo hanno reciso,
consegnandoti al destino
del fiore mai appassito.