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L'ultimo numero dieci

Il calcio ispira sentimenti di pura poesia. E non mi riferisco alla foga della tifoseria organizzata (ma organizzata da chi?), sempre pronta a mostrare svastiche ed a ricattare le società di calcio.
Codesti sono delinquenti che succhiano la linfa vitale dello sport più bello del mondo e spesso non sono in grado di distinguere un volgare pedatore da un artista del pallone di cuoio.
Le gesta sportive racchiuse nell'arco di  novanta minuti rievocano le epiche sfide degli dei dell'Olimpo, degli eroi figli di Zeus e di Thor.
Paride, Enea, Achille ed Ulisse si combattono non più in una arena, con le lance e le spade, ma in un'area di rigore, con una rovesciata, un tiro ad effetto, una punizione sotto l'incrocio dei pali, una parata in calcio d'angolo.
Sono state scritte pagine e poesie meravigliose sul calcio, da letterati di levatura internazionale: le poesie di Umberto Saba, i racconti di Osvaldo Soriano ed Eduardo Galeano.
Va ricordata la passione sportiva ed artistica di Pier Paolo Pasolini, ala destra dai piedi buoni, tifoso del Bologna "Che tremare il mondo fa".
E le cronache giornalistiche di Gianni Brera, gli elzeviri di Giovanni Arpino non sono più semplici articoli di giornale ma meravigliosi racconti in cui il calcio e la vita si fondono in un unico sentire.
Il "Catenaccio" come metafora della ricostruzione della Italia del secondo dopoguerra, con umiltà e spirito di sacrificio. Come quella Triestina e quel Padova che facevano passare brutti quarti d'ora alle più blasonate squadrone del nord.
L'"Azzurro tenebra" della nazionale del 1974 tratteggia le fosche tinte in cui versava la società italiana degli anni settanta del secolo scorso, schiacciata dagli scandali e dalla strategia della tensione.
E' quindi evidente come il calcio si presti a diversi livelli di interpretazione e come quelli più intimi, profondi e simbolici non siano alla portata di tutti i palati. E che inevitabilmente i tifosi più accaniti e privi di alcun senso critico non potranno mai gustarne i delicati sapori.
In questa ottica va inquadrato l'addio al calcio di Totti.
Ad uno sguardo superficiale sarà apparso come una stucchevole messa in scena di un evento insignificante, avente come protagonista un multimilionario che appende gli scarpini al chiodo, viziato ed incapace di affrontare il futuro.
In realtà si è trattato di ben altro: ieri è sceso dall'immaginario degli amanti del calcio l'ultimo dei numeri dieci, quei giocatori non etichettabili in uno schema prosaico, eroi della invenzione pura e del bel gesto atletico.
Ieri è sceso dal carro dei vincitori l'ultima bandiera di un calcio ormai divenuto mercenario, più spettacolo televisivo che calcistico, in mano a speculatori di dubbia moralità.
Se non siete in grado di capire queste "sfumature" difficilmente potrete scorgere la poesia che è racchiusa in ogni angolo della esistenza ed è fondato il sospetto che questo eterno grigiore che tracima in tutti meandri della realtà ben rappresenti il vostro animo e la vostra sensibilità.
In fondo siamo ciò che viviamo e ciò che sentiamo.   

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