Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

29/05/17

L'ultimo numero dieci

Il calcio ispira sentimenti di pura poesia. E non mi riferisco alla foga della tifoseria organizzata (ma organizzata da chi?), sempre pronta a mostrare svastiche ed a ricattare le società di calcio.
Codesti sono delinquenti che succhiano la linfa vitale dello sport più bello del mondo e spesso non sono in grado di distinguere un volgare pedatore da un artista del pallone di cuoio.
Le gesta sportive racchiuse nell'arco di  novanta minuti rievocano le epiche sfide degli dei dell'Olimpo, degli eroi figli di Zeus e di Thor.
Paride, Enea, Achille ed Ulisse si combattono non più in una arena, con le lance e le spade, ma in un'area di rigore, con una rovesciata, un tiro ad effetto, una punizione sotto l'incrocio dei pali, una parata in calcio d'angolo.
Sono state scritte pagine e poesie meravigliose sul calcio, da letterati di levatura internazionale: le poesie di Umberto Saba, i racconti di Osvaldo Soriano ed Eduardo Galeano.
Va ricordata la passione sportiva ed artistica di Pier Paolo Pasolini, ala destra dai piedi buoni, tifoso del Bologna "Che tremare il mondo fa".
E le cronache giornalistiche di Gianni Brera, gli elzeviri di Giovanni Arpino non sono più semplici articoli di giornale ma meravigliosi racconti in cui il calcio e la vita si fondono in un unico sentire.
Il "Catenaccio" come metafora della ricostruzione della Italia del secondo dopoguerra, con umiltà e spirito di sacrificio. Come quella Triestina e quel Padova che facevano passare brutti quarti d'ora alle più blasonate squadrone del nord.
L'"Azzurro tenebra" della nazionale del 1974 tratteggia le fosche tinte in cui versava la società italiana degli anni settanta del secolo scorso, schiacciata dagli scandali e dalla strategia della tensione.
E' quindi evidente come il calcio si presti a diversi livelli di interpretazione e come quelli più intimi, profondi e simbolici non siano alla portata di tutti i palati. E che inevitabilmente i tifosi più accaniti e privi di alcun senso critico non potranno mai gustarne i delicati sapori.
In questa ottica va inquadrato l'addio al calcio di Totti.
Ad uno sguardo superficiale sarà apparso come una stucchevole messa in scena di un evento insignificante, avente come protagonista un multimilionario che appende gli scarpini al chiodo, viziato ed incapace di affrontare il futuro.
In realtà si è trattato di ben altro: ieri è sceso dall'immaginario degli amanti del calcio l'ultimo dei numeri dieci, quei giocatori non etichettabili in uno schema prosaico, eroi della invenzione pura e del bel gesto atletico.
Ieri è sceso dal carro dei vincitori l'ultima bandiera di un calcio ormai divenuto mercenario, più spettacolo televisivo che calcistico, in mano a speculatori di dubbia moralità.
Se non siete in grado di capire queste "sfumature" difficilmente potrete scorgere la poesia che è racchiusa in ogni angolo della esistenza ed è fondato il sospetto che questo eterno grigiore che tracima in tutti meandri della realtà ben rappresenti il vostro animo e la vostra sensibilità.
In fondo siamo ciò che viviamo e ciò che sentiamo.   

24/05/17

Il paese di Falcone e Borsellino

Poche volte mi sono vergognato di essere italiano come quando furono barbaramente uccisi i giudici Falcone e Borsellino, le loro scorte e la compagna di Giovanni Falcone.
E non solo per l'efferatezza del crimine ma anche per il modo in cui lo stato li ha lasciati colpevolmente soli.
A distanza di venticinque anni dalla loro tragica morte ancora non sono noti i mandanti di quelle stragi e fino a che punto sia stata solamente la mafia a volerli eliminare.
Falcone e Borsellino non sono stati uccisi dalla mafia per "vendetta" ma perché erano evidentemente arrivati a capire il famoso "terzo livello", chi veramente gestiva la "stanza dei bottoni" dei poteri occulti nel nostro paese, utilizzando di volta in volta la mafia, i neofascisti e pezzi di servizi segreti deviati.
A furia di studiare le organizzazioni mafiose i due giudici stavano per capire chi aveva permesso alla mafia di prosperare dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, chi l'ha veicolata e per quali fini.
E le risposte non erano tutte circoscritte in Italia.
La seconda repubblica è nata sui crateri degli attentati a Falcone e Borsellino e difatti si è visto di che pasta è composta ed il livello morale e politico della sua classe dirigente. Mai il nostro paese è sceso così in basso.
Ecco cosa veramente volevano i mandanti delle stragi: impedire che dalle ceneri della prima repubblica nascesse un paese nuovo, libero e sinceramente democratico. Un paese onesto, con la certezza del diritto e la solidarietà dello stato sociale.
Il paese che era negli occhi, nel cuore e nella mente di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

21/05/17

Fate schifo

Leggo dei post rivoltanti, scritti da esseri viventi che definire uomini politici fa contorcere le budella.
Intrallazzatori di ogni risma, traghettatori da sinistra a destra e viceversa in base alle proprie convenienze private, semianalfabeti dall'ego smisurato, voltagabbana, opportunisti e parassiti, percettori a sbafo di stipendi e prebende sono in prima fila, a pontificare sull'acqua pubblica e su i vaccini.
Ovviamente con l'unico intento di denigrare le opinioni altrui, poiché difficilmente sono in grado di esprimere concetti frutto di proprio ragionamento.
Voglio dirlo schiettamente: mi fate schifo. MI fa schifo il vostro modo di intendere la politica, il vostro opportunismo, il fatto che continuate a vendervi per un piatto di lenticchie, la vostra furbizia meschina ed irresponsabile, la vostra faccia di culo che sbandierate ai quattro venti come se foste chissà quali statisti ed invece siete dei volgari ruba galline, la vostra assoluta mancanza di onestà intellettuale.
Mi fa orrore il vostro stile di vita, il modo in cui trattate gli altri, probabilmente anche le persone a voi più vicine, i vostri sorrisi affettati, le vostre maldicenze. Per voi non esistono amici ma taxi in cui salire all'occorrenza.
Per la democrazia voi siete un cancro, una metastasi incurabile. La vostra fortuna sta nella assoluta incapacità di reagire del popolo italiano, sempre più disilluso e menefreghista.
Per questo ci lasciate a pane ed acqua, senza alcuna certezza del lavoro. Per questo state distruggendo la scuola.
Ci volete poveri, ignoranti e disperati, per meglio comprarci e manipolarci.
Ma non ci riuscirete. Perché da qualche parte ci sarà sempre qualcuno che non si toglierà il cappello dalla testa, che non piegherà la schiena. Un pazzo, un complottista, un sognatore, un idealista.
E poi la storia insegna che nessun tiranno, nessun impero, anche il più forte e potente è potuto durare in eterno. E voi, che non siete niente e valete meno di niente durerete assai meno.

19/05/17

Orbo

Ho investito molto sul lavoro per buona parte della mia esistenza, ho sacrificato la vita privata e gli affetti per lunghi anni.
Ma ho puntato sul cavallo sbagliato. Dopo i primi anni in cui l'azienda sembrava credere in me, con l'arrivo della crisi di sistema dei primi anni del ventunesimo secolo, sono stato progressivamente gettato nel dimenticatoio sino a finire nelle liste di mobilità.
Costruirsi una nuova esistenza, fondata su nuovi paradigmi, alla soglia dei cinquant'anni non è un'impresa facile.
Non sai da dove cominciare, ti senti come un bicchiere improvvisamente svuotato, una bussola senza più ago magnetico.
Da qualche anno mi cimento nello scrivere, più per necessità interiore che per prospettive lavorative. Ho tentato di scrivere qualche racconto ma francamente i risultati sono stati deludenti.
Non ci si improvvisa scrittori. Ci vogliono anni di studi, di letture, di lento affinamento dello stile. Dietro ogni pagina c'è il sudore speso sui libri altrui, sulla storia e la filosofia. Il non essere all'altezza di scrivere un libro è stato per me un grande dolore, più grande dei fallimenti sul mondo del lavoro.
In fondo aveva ragione la mia professoressa di letteratura italiana delle medie quando mi definiva un "orbo in terra di ciechi", bravo tra i somari e somaro tra i bravi.
E' questo limbo, questa eterna via di mezzo che mi tormenta dalla nascita, questa mia cronica incapacità di appassionarmi ad un argomento, che sia la letteratura oppure lo scopone scientifico.
Il dato di fatto è che, alla soglia dei cinquantasei anni, non ho trovato ancora la mia via e, a questo punto, dubito che la troverò mai.
C'è chi dice che sia questa continua ed affannosa ricerca il vero senso della vita, il viaggio più che la meta. Ma una direzione, almeno quella, occorre pur averla.

15/05/17

In morte di un uomo libero

Se Oliviero Beha non ci avesse lasciato così presto sicuramente oggi avrebbe avuto parole di aspra critica nei confronti di quegli "opinionisti" e tifosi che questa mattina fanno della Roma la squadra più forte del mondo, dopo averla massacrata fino a ieri sera.
Mi sembra di vederlo, con il suo sorriso sghembo a sottolineare la distanza siderale tra la sua cultura ed intelligenza con la pochezza di chi la natura ha dotato di poco acume ma sente comunque il desiderio di pontificare.
Beha disprezzava senza appello gli imbecilli, soprattutto quelli funzionali al potere, e non faceva nulla per nascondere il suo disappunto. Anzi, provava una sorta di sano e cinico compiacimento nel distruggere personaggi privi di alcun spessore, in qualunque campo dello scibile: dal calcio alla politica, passando attraverso la filosofia.
Ecco perché Beha è stato tanto odiato dalla politica e dai salotti buoni, che spesso lo hanno messo in quarantena, impedendogli vanamente di esprimersi. Il mediocre marciume che affolla la politica e la cultura italiana non poteva non riconoscersi negli strali di Beha.
Ma proprio per queste sue caratteristiche è stato amato da un gran numero di persone, che lo hanno seguito quando gli furono chiuse le porte della televisione, della radio e di qualche giornale. E per lui non ci furono levate di scudi, come per altri soggetti che hanno subito la scure censoria del "potere". Tutti sapevano che non era un uomo addomesticabile e, prima o poi, avrebbe disturbato il quieto vivere della finta opposizione italiana.
In un paese in cui si vuole imporre il pensiero unico chi si siede fuori dal coro viene etichettato come complottista, populista e pazzoide.
La morte di Oliviero Beha purtroppo rafforza il coro degli opportunisti, dei conformisti, dei campioni del mondo di salto sul carro dei vincitori, dei professionisti dell'opposizione in attesa di vitalizio.
Addio Oliviero Beha ed un abbraccio a tua figlia. Tu sai perché.

Attribuzione foto:
Di Roberto Vicario - Roberto Vicario, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=12810469

02/05/17

Crisalide

Il suono della tua voce, il sorriso luminoso, gli occhi limpidi e sereni danno pace all'animo mio che vive della tua luce riflessa. Ti guardo di nascosto e non si placa la sete del mio bene, le tue fragilità circondate dal mio abbraccio. I colori nascosti della crisalide acquistano nitidezza. Lungo e solitario è stato il tuo cammino, orribili mostri hanno impaurito il tuo cuore, ma il tuo sentiero è diventato il mio e prendendoti la mano ho trovato la mia via. Credevo di salvarti ma tu hai salvato me, credevo di guidarti e tu hai guidato me. Non lasciarmi mai ora sono io che ho bisogno di te.