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Visualizzazione dei post da 2017

Orbo

Ho investito molto sul lavoro per buona parte della mia esistenza, ho sacrificato la vita privata e gli affetti per lunghi anni. Ma ho puntato sul cavallo sbagliato. Dopo i primi anni in cui l'azienda sembrava credere in me, con l'arrivo della crisi di sistema dei primi anni del ventunesimo secolo, sono stato progressivamente gettato nel dimenticatoio sino a finire nelle liste di mobilità. Costruirsi una nuova esistenza, fondata su nuovi paradigmi, alla soglia dei cinquant'anni non è un'impresa facile. Non sai da dove cominciare, ti senti come un bicchiere improvvisamente svuotato, una bussola senza più ago magnetico. Da qualche anno mi cimento nello scrivere, più per necessità interiore che per prospettive lavorative. Ho tentato di scrivere qualche racconto ma francamente i risultati sono stati deludenti. Non ci si improvvisa scrittori. Ci vogliono anni di studi, di letture, di lento affinamento dello stile. Dietro ogni pagina c'è il sudore speso sui libri altrui…

In morte di un uomo libero

Se Oliviero Beha non ci avesse lasciato così presto sicuramente oggi avrebbe avuto parole di aspra critica nei confronti di quegli "opinionisti" e tifosi che questa mattina fanno della Roma la squadra più forte del mondo, dopo averla massacrata fino a ieri sera. Mi sembra di vederlo, con il suo sorriso sghembo a sottolineare la distanza siderale tra la sua cultura ed intelligenza con la pochezza di chi la natura ha dotato di poco acume ma sente comunque il desiderio di pontificare. Beha disprezzava senza appello gli imbecilli, soprattutto quelli funzionali al potere, e non faceva nulla per nascondere il suo disappunto. Anzi, provava una sorta di sano e cinico compiacimento nel distruggere personaggi privi di alcun spessore, in qualunque campo dello scibile: dal calcio alla politica, passando attraverso la filosofia. Ecco perché Beha è stato tanto odiato dalla politica e dai salotti buoni, che spesso lo hanno messo in quarantena, impedendogli vanamente di esprimersi. Il medi…

Crisalide

Il suono della tua voce, il sorriso luminoso, gli occhi limpidi e sereni danno pace all'animo mio che vive della tua luce riflessa. Ti guardo di nascosto e non si placa la sete del mio bene, le tue fragilità circondate dal mio abbraccio. I colori nascosti della crisalide acquistano nitidezza. Lungo e solitario è stato il tuo cammino, orribili mostri hanno impaurito il tuo cuore, ma il tuo sentiero è diventato il mio e prendendoti la mano ho trovato la mia via. Credevo di salvarti ma tu hai salvato me, credevo di guidarti e tu hai guidato me. Non lasciarmi mai ora sono io che ho bisogno di te.

L'abbuffata pasquale

Sgombriamo il campo da ogni dubbio: non vengo da una famiglia di inappetenti. Nella mia linea genealogica i vegani sono una forma di vita aliena residente su Proxima Centauri, il mais e l'orzo perlato venivano dati alle galline nel pollaio. L'insalata solo in due casi: in punto di morte o dopo la sesta portata, prima della sagra del dolce, per sgrassare la bocca. Certi miei zii, a pranzo, erano in grado di mangiare cibo per un peso assai superiore di quello corporeo, con scioltezza e naturalezza. E la sera ovviamente si cenava con gli avanzi (pochi) del pasto precedente, irrobustiti dall'immancabile spaghettata. Il punto massimo delle nostre abbuffate si raggiungeva durante le feste comandate. A natale si iniziava a mangiare torrone, pandoro e panettone dal quindici di ottobre. Ma il 25 dicembre era soltanto un allenamento propedeutico per la pasqua. Lì la nostra genia mostrava tutta la sua fame atavica. La colazione pasquale non era una colazione come tutte le altre: la tavol…

Il Paese

Un denso muro di nuvole grigie apparve dalle colline che digradano verso il mare. E la quiete che regnava tra gli alberi del bosco fu lacerata da un improvviso vento umido. I rami iniziarono a flettersi e ad agitarsi, le foglie a riempire il silenzio col loro fruscio.
Non era l'ora del tramonto eppure sembrò giunta la notte. I contadini del paese sapevano bene che quando le nubi arrivavano dai Monti della Strega la pioggia era assicurata. Le mucche ed i maiali furono fatti entrare nelle loro stalle, i lavori negli orti si interruppero, ed una silenziosa carovana di uomini stanchi si mise in cammino verso il paese: chi a piedi, chi in groppa al proprio mulo, chi su sgangherati carretti di legno trainati da vecchi cavalli. 
Anche l'oste del paese guardava avvicinarsi le nuvole minacciose dalla porta della sua locanda. E un mezzo sorriso apparve tra le labbra ed il sigaro toscano: i contadini sarebbero presto arrivati ad asciugarsi davanti al camino dell'osteria e ad un quar…

Il vuoto

Il vuoto dentro
è una camera buia
fatta di mille perché.
E' la domanda senza risposta,
la stanchezza che non ha fine,
il ricordo che non può morire.
E' il futuro che fa paura,
la vita che non volevi,
i sogni dimenticati
in un cassetto da maledire.

Le grigie giornate

Le grigie giornate
del mare d'inverno,
l'orizzonte si svela
negli spruzzi bianchi
delle onde gelate.
Mille...
Pubblicato da Stefano Maciocchi su Domenica 29 gennaio 2017

Foto di Salvatore Migliari, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=54250833