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Visualizzazione dei post da 2017

L'estate non mi appartiene

L'estate non mi appartiene. Tutto questo caldo mi confonde e la luce del sole mi acceca. C'è una distanza siderale tra tutto questo ed i sentimenti che albergano nel mio animo. Sogno un piccolo paese, fatto di case dai muri di pietra, ed io che mi aggiro di notte tra le sue vie solitarie, battute da venti freddi e tumultuosi. In lontananza i bagliori di un temporale ed i rumori dei tuoni. Vecchi lampioni con le lampade ad incandescenza fanno ondeggiare le ombre sui muri delle case. L'odore acre del fumo che esce dai camini. La confusione e la finta allegria dell'estate mi tolgono il respiro. Ho bisogno di stare da solo, di non parlare ad alcuno, di combattere i miei mostri abbracciandoli, come si fa con chi si ama. Vorrei trovare una pietra antica su cui sedermi ed aspettare lo scorrere ineluttabile della vita.

Un portiere troppo moderno

Giuliano Sarti è stato un grandissimo portiere. Dotato di senso della posizione e di una freddezza anglosassone è nato calcisticamente con almeno 20 anni di anticipo. Quando arriva alla Fiorentina, nella prima metà degli anni '50, andavano di moda i portieri saltimbanchi, come Beara della Jugoslavia o i nostrani Ghezzi e Moro. Ha la pesante eredità di sostituire il mitico portiere fiorentino Costagliola, ma non lo fa rimpiangere affatto, dando alla difesa un senso di sicurezza assoluto. Con la Fiorentina di Bernardini conquista lo storico scudetto del '56 ma gli sventurati dirigenti della nazionale continuano a preferirgli altri portieri: Moro, Bugatti, Ghezzi, Mattrel e persino l'anziano Buffon. Il dispetto più grande glielo fanno nel 1961 quando viene convocato in nazionale e fatto scendere in campo la sua riserva, un giovanotto di belle speranze, tale Enrico Albertosi. Alla soglia dei 30 anni la Fiorentina decide di puntare sul futuro portiere del Cagliari e lo mette i…

Cercherò

Vorrei proteggerti da questo mondo così ostile, che non ci appartiene e che non riusciamo a capire. Vorrei assorbire tutti i pensieri tristi che si annidano nella tua mente così dolce e sensibile, lasciandola libera al tuo sorriso contagioso ed altruista. Vorrei schermarti da tutti i dolori che dimorano nei tuoi ricordi e da quelli che arriveranno, in un futuro che assomiglia sempre di più al presente, ogni giorno che passa. Vorrei avere la forza per riuscire ad essere tutto questo per te ma, Andrea caro, tuo fratello non ha tutte queste qualità. Il futuro spaventa più me che te ed i fantasmi che vengono a trovarti sono gli stessi che circolano nei miei pensieri da tanti anni. Siamo fragili, troppo fragili per attraversare la vita senza ferirci. Cercherò di fare del mio meglio, tesoro mio, ma so già che non sarà abbastanza, che non potrò mai essere quello che papà è stato per te.  Cercherò di avere il tempo che finora non ho potuto o saputo trovare, imparerò a cucinare, a stirare ed …

Ultima rosa di maggio

Ultima rosa di maggio,
giacesti in terra.
Le dolorose spine
ormai confuse
tra i petali sparsi.
Il tuo profumo,
intatto,
ancora mi avvolge.
Ultima rosa di maggio,
il tuo stelo hanno reciso,
consegnandoti al destino
del fiore mai appassito.

L'ultimo numero dieci

Il calcio ispira sentimenti di pura poesia. E non mi riferisco alla foga della tifoseria organizzata (ma organizzata da chi?), sempre pronta a mostrare svastiche ed a ricattare le società di calcio. Codesti sono delinquenti che succhiano la linfa vitale dello sport più bello del mondo e spesso non sono in grado di distinguere un volgare pedatore da un artista del pallone di cuoio. Le gesta sportive racchiuse nell'arco di  novanta minuti rievocano le epiche sfide degli dei dell'Olimpo, degli eroi figli di Zeus e di Thor. Paride, Enea, Achille ed Ulisse si combattono non più in una arena, con le lance e le spade, ma in un'area di rigore, con una rovesciata, un tiro ad effetto, una punizione sotto l'incrocio dei pali, una parata in calcio d'angolo. Sono state scritte pagine e poesie meravigliose sul calcio, da letterati di levatura internazionale: le poesie di Umberto Saba, i racconti di Osvaldo Soriano ed Eduardo Galeano. Va ricordata la passione sportiva ed artisti…

Il paese di Falcone e Borsellino

Poche volte mi sono vergognato di essere italiano come quando furono barbaramente uccisi i giudici Falcone e Borsellino, le loro scorte e la compagna di Giovanni Falcone. E non solo per l'efferatezza del crimine ma anche per il modo in cui lo stato li ha lasciati colpevolmente soli. A distanza di venticinque anni dalla loro tragica morte ancora non sono noti i mandanti di quelle stragi e fino a che punto sia stata solamente la mafia a volerli eliminare. Falcone e Borsellino non sono stati uccisi dalla mafia per "vendetta" ma perché erano evidentemente arrivati a capire il famoso "terzo livello", chi veramente gestiva la "stanza dei bottoni" dei poteri occulti nel nostro paese, utilizzando di volta in volta la mafia, i neofascisti e pezzi di servizi segreti deviati. A furia di studiare le organizzazioni mafiose i due giudici stavano per capire chi aveva permesso alla mafia di prosperare dal secondo dopoguerra ai giorni nostri, chi l'ha veicolata e…

Fate schifo

Leggo dei post rivoltanti, scritti da esseri viventi che definire uomini politici fa contorcere le budella. Intrallazzatori di ogni risma, traghettatori da sinistra a destra e viceversa in base alle proprie convenienze private, semianalfabeti dall'ego smisurato, voltagabbana, opportunisti e parassiti, percettori a sbafo di stipendi e prebende sono in prima fila, a pontificare sull'acqua pubblica e su i vaccini. Ovviamente con l'unico intento di denigrare le opinioni altrui, poiché difficilmente sono in grado di esprimere concetti frutto di proprio ragionamento. Voglio dirlo schiettamente: mi fate schifo. MI fa schifo il vostro modo di intendere la politica, il vostro opportunismo, il fatto che continuate a vendervi per un piatto di lenticchie, la vostra furbizia meschina ed irresponsabile, la vostra faccia di culo che sbandierate ai quattro venti come se foste chissà quali statisti ed invece siete dei volgari ruba galline, la vostra assoluta mancanza di onestà intellettua…

Orbo

Ho investito molto sul lavoro per buona parte della mia esistenza, ho sacrificato la vita privata e gli affetti per lunghi anni. Ma ho puntato sul cavallo sbagliato. Dopo i primi anni in cui l'azienda sembrava credere in me, con l'arrivo della crisi di sistema dei primi anni del ventunesimo secolo, sono stato progressivamente gettato nel dimenticatoio sino a finire nelle liste di mobilità. Costruirsi una nuova esistenza, fondata su nuovi paradigmi, alla soglia dei cinquant'anni non è un'impresa facile. Non sai da dove cominciare, ti senti come un bicchiere improvvisamente svuotato, una bussola senza più ago magnetico. Da qualche anno mi cimento nello scrivere, più per necessità interiore che per prospettive lavorative. Ho tentato di scrivere qualche racconto ma francamente i risultati sono stati deludenti. Non ci si improvvisa scrittori. Ci vogliono anni di studi, di letture, di lento affinamento dello stile. Dietro ogni pagina c'è il sudore speso sui libri altrui…

In morte di un uomo libero

Se Oliviero Beha non ci avesse lasciato così presto sicuramente oggi avrebbe avuto parole di aspra critica nei confronti di quegli "opinionisti" e tifosi che questa mattina fanno della Roma la squadra più forte del mondo, dopo averla massacrata fino a ieri sera. Mi sembra di vederlo, con il suo sorriso sghembo a sottolineare la distanza siderale tra la sua cultura ed intelligenza con la pochezza di chi la natura ha dotato di poco acume ma sente comunque il desiderio di pontificare. Beha disprezzava senza appello gli imbecilli, soprattutto quelli funzionali al potere, e non faceva nulla per nascondere il suo disappunto. Anzi, provava una sorta di sano e cinico compiacimento nel distruggere personaggi privi di alcun spessore, in qualunque campo dello scibile: dal calcio alla politica, passando attraverso la filosofia. Ecco perché Beha è stato tanto odiato dalla politica e dai salotti buoni, che spesso lo hanno messo in quarantena, impedendogli vanamente di esprimersi. Il medi…

Crisalide

Il suono della tua voce, il sorriso luminoso, gli occhi limpidi e sereni danno pace all'animo mio che vive della tua luce riflessa. Ti guardo di nascosto e non si placa la sete del mio bene, le tue fragilità circondate dal mio abbraccio. I colori nascosti della crisalide acquistano nitidezza. Lungo e solitario è stato il tuo cammino, orribili mostri hanno impaurito il tuo cuore, ma il tuo sentiero è diventato il mio e prendendoti la mano ho trovato la mia via. Credevo di salvarti ma tu hai salvato me, credevo di guidarti e tu hai guidato me. Non lasciarmi mai ora sono io che ho bisogno di te.

L'abbuffata pasquale

Sgombriamo il campo da ogni dubbio: non vengo da una famiglia di inappetenti. Nella mia linea genealogica i vegani sono una forma di vita aliena residente su Proxima Centauri, il mais e l'orzo perlato venivano dati alle galline nel pollaio. L'insalata solo in due casi: in punto di morte o dopo la sesta portata, prima della sagra del dolce, per sgrassare la bocca. Certi miei zii, a pranzo, erano in grado di mangiare cibo per un peso assai superiore di quello corporeo, con scioltezza e naturalezza. E la sera ovviamente si cenava con gli avanzi (pochi) del pasto precedente, irrobustiti dall'immancabile spaghettata. Il punto massimo delle nostre abbuffate si raggiungeva durante le feste comandate. A natale si iniziava a mangiare torrone, pandoro e panettone dal quindici di ottobre. Ma il 25 dicembre era soltanto un allenamento propedeutico per la pasqua. Lì la nostra genia mostrava tutta la sua fame atavica. La colazione pasquale non era una colazione come tutte le altre: la tavol…

Il Paese

Un denso muro di nuvole grigie apparve dalle colline che digradano verso il mare. E la quiete che regnava tra gli alberi del bosco fu lacerata da un improvviso vento umido. I rami iniziarono a flettersi e ad agitarsi, le foglie a riempire il silenzio col loro fruscio.
Non era l'ora del tramonto eppure sembrò giunta la notte. I contadini del paese sapevano bene che quando le nubi arrivavano dai Monti della Strega la pioggia era assicurata. Le mucche ed i maiali furono fatti entrare nelle loro stalle, i lavori negli orti si interruppero, ed una silenziosa carovana di uomini stanchi si mise in cammino verso il paese: chi a piedi, chi in groppa al proprio mulo, chi su sgangherati carretti di legno trainati da vecchi cavalli. 
Anche l'oste del paese guardava avvicinarsi le nuvole minacciose dalla porta della sua locanda. E un mezzo sorriso apparve tra le labbra ed il sigaro toscano: i contadini sarebbero presto arrivati ad asciugarsi davanti al camino dell'osteria e ad un quar…

Il vuoto

Il vuoto dentro
è una camera buia
fatta di mille perché.
E' la domanda senza risposta,
la stanchezza che non ha fine,
il ricordo che non può morire.
E' il futuro che fa paura,
la vita che non volevi,
i sogni dimenticati
in un cassetto da maledire.

Le grigie giornate

Le grigie giornate
del mare d'inverno,
l'orizzonte si svela
negli spruzzi bianchi
delle onde gelate.
Mille...
Pubblicato da Stefano Maciocchi su Domenica 29 gennaio 2017

Foto di Salvatore Migliari, CC BY 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=54250833