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Eri tu


"Eri tu stanotte?"

"Sì, ti ho rimboccato le coperte. Non volevo che prendessi freddo."
"Potevi svegliarmi!"
"Non posso, lo sai."
"Papà è caduto dalle scale. Ha battuto la testa ed ha sfasciato il mobiletto porta televisore in vetro. E non si è fatto niente. A ottantasei anni."
"Evidentemente non era giunta la sua ora."
"No non me la racconti giusta. L'hai protetto tu come hai sempre fatto quando ancora eri in vita, quando ti sei presa cura di lui il giorno che siete rimasti orfani di entrambi i genitori."
"Il tuo guaio è che lavori troppo di fantasia. Ma se ti piace crederlo fai pure."
Sì, mi piace crederlo cara zia Cicci. Mi piace credere che tu sia ancora da qualche parte a prenderti cura di tutti noi. A schermare le mie incapacità e le mie debolezze. 
Tra qualche mese saranno 45 anni che non ho più le tue carezze ed il tuo sorriso, con quello spazio tra i due incisivi che ti rendevano così immensamente bella.
Grazie zia Cicci. Per tutto l'amore che mi hai dato e che ancora resiste, dopo quasi 50 anni.
E grazie anche per aver salvato papà, non solo oggi, ma tutte le volte che lo hai abbracciato ed amato più di un fratello. Come un figlio, più di un figlio.

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