Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

27/12/16

Per sempre



Ovunque ci sarò tu ci sarai,
guarderemo il mondo con lo sguardo tuo.
Ti capirò e tu mi capirai,
e rideremo senza alcun...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Lunedì 26 dicembre 2016

11/12/16

Notte buia e senza luna



Notte buia e senza luna.
Non una stella
ad indicare la via.
Non arde più il fuoco
nel camino.
Sono distanti le...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Domenica 11 dicembre 2016

05/12/16

Il giorno dopo

02/06/16

iovotoNO


L'errore più grande che si possa commettere è fare del Referendum a favore della "riforma" costituzionale un referendum pro o contro Renzi.
Il Presidente del Consiglio lo sa benissimo tanto è vero che ha da subito dichiarato che se il referendum non fosse passato si sarebbe dimesso.
Renzi vuole spostare la discussione dalla qualità della riforma al consenso plebiscitario, affinché le storture non vengano a galla.
Io voto NO a questa riforma non perché mi sia antipatico Renzi ma perché è una riforma pensata male e scritta peggio, in cui il Senato viene svuotato di qualunque importanza politica e riempito di personaggi non eletti provenienti dalle realtà amministrative locali. Un ufficio di collocamento per politici trombati, in odor di arresto che, grazie all'immunità di cui andranno a godere, se la passeranno liscia fino alla fine dei loro giorni.
Ma c'è di peggio. Una riforma costituzionale che modifica il bicameralismo se non viene accompagnata da una rivisitazione della legge elettorale e dei rapporti tra Parlamento e Governo, sbilancia i delicati pesi e i contrappesi che reggono la nostra già fragile democrazia verso la figura del Presidente del Consiglio.
Rischiamo seriamente di tornare ai primi anni venti del novecento in cui il Re dette l'incarico di formare il governo a Mussolini che, a colpi di plebisciti e listoni unici, promulgò le leggi "fascistissime" e distrusse la democrazia.
Occorre spiegare bene ai nostri concittadini che rinnovamento non è un sinonimo di miglioramento: lo abbiamo già sperimentato con le leggi sulla flessibilità del lavoro, non diamo a questo governo ulteriori spunti per fare altri danni.
Il nostro paese ha ben altre urgenze da affrontare: la sanità pubblica, il lavoro e la scuola. Di questo doverebbe occuparsi una classe politica seria e responsabile, non di fare scempio di una carta costituzionale tra le più belle del mondo. Se in passato fosse stata applicata a dovere oggi vivremmo tutti in un posto migliore.

03/04/16

La felicità

La felicità é senza ricordi
e vive tra i gesti del presente.
Il suo mondo
non conosce domani
né il macigno del passato.
La felicità è leggera
come brezza di primavera
che sfiora verdi colline,
vola più in alto del dolore,
della pena e del rimpianto.
La felicità è una vita
che dura un istante,
un farfalla che vola via,
un'onda del mare
che si placa sulla sabbia.

28/03/16

Demoni

Danzate o demoni in questa notte malignaColpite nelle case di chi ha già colpitoInghiottite negli inferi chi di...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Domenica 27 marzo 2016

20/03/16

In fondo

In fondo non chiedevo molto.
Una finestra per guardare le mie colline
e le nubi che arrivano dal mare.
Il rumore della...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Domenica 20 marzo 2016

19/03/16

Le vite degli altri

Come sono piccole le vite degli altri,chiuse nelle automobili e nei carrelli del supermercato.Vite da ignorare e da...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Sabato 19 marzo 2016

In attesa

Il mare in tempesta
la schiuma bianca delle onde
che spezza il grigio tetro
del cielo e del mare confusi.
Spruzzi d'...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Sabato 19 marzo 2016

Fretta

La gente ha frettadeve andare in ufficioportare i figli a scuolaandare a fare la spesapreparare il pranzo e la...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Sabato 19 marzo 2016

14/03/16

La felicità

12/03/16

Le lacrime di un padre

Gli occhi gonfi di lacrime. Lui che ha vissuto gli orrori della seconda guerra mondiale che era un bambino. Che a 14...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Sabato 12 marzo 2016

Sono qui per questo

07/03/16

Vano sorriso

Sorridere? Per cosa. Dov'è il bello nello sprecare un sorriso. Sorride chi avuto tutto dalla vita. O chi nulla e si...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Lunedì 7 marzo 2016

28/02/16

Eri tu


"Eri tu stanotte?"

"Sì, ti ho rimboccato le coperte. Non volevo che prendessi freddo."
"Potevi svegliarmi!"
"Non posso, lo sai."
"Papà è caduto dalle scale. Ha battuto la testa ed ha sfasciato il mobiletto porta televisore in vetro. E non si è fatto niente. A ottantasei anni."
"Evidentemente non era giunta la sua ora."
"No non me la racconti giusta. L'hai protetto tu come hai sempre fatto quando ancora eri in vita, quando ti sei presa cura di lui il giorno che siete rimasti orfani di entrambi i genitori."
"Il tuo guaio è che lavori troppo di fantasia. Ma se ti piace crederlo fai pure."
Sì, mi piace crederlo cara zia Cicci. Mi piace credere che tu sia ancora da qualche parte a prenderti cura di tutti noi. A schermare le mie incapacità e le mie debolezze. 
Tra qualche mese saranno 45 anni che non ho più le tue carezze ed il tuo sorriso, con quello spazio tra i due incisivi che ti rendevano così immensamente bella.
Grazie zia Cicci. Per tutto l'amore che mi hai dato e che ancora resiste, dopo quasi 50 anni.
E grazie anche per aver salvato papà, non solo oggi, ma tutte le volte che lo hai abbracciato ed amato più di un fratello. Come un figlio, più di un figlio.

23/02/16

Microstorie #1

Seduto davanti al bancone del bar. Lo sguardo fisso sul colore giallastro del whisky di pessima marca che ristagna sul...

Pubblicato da Stefano Maciocchi su Lunedì 22 febbraio 2016

20/02/16

Fenomenologia di un semiotico


Non sono certo io a dover scoprire la grandezza di Umberto Eco semiologo, saggista e scrittore di successo.

Tuttavia, nella sua senilità, si rese protagonista di alcune esternazioni non proprio condivisibili.
La prima riecheggiava il concetto di "bamboccioni" coniato da Tommaso Padoa Schioppa. La seconda fu ancora più dura: secondo Umberto Eco internet ha dato la stura ad una pletora di imbecilli che scrivono cose insensate.
Rimasi colpito, non tanto per non essere assolutamente d'accordo con le frasi suddette, quanto perché, da un intellettuale di così grande portata, mai mi sarei aspettato sentir dire banalità del genere.
E' vero, su internet circola di tutto e spesso ci tocca leggere cose indegne di un mondo civile. Ma ci sono anche tante intelligenze che frequentano la rete e che ne mettono a disposizione il proprio sapere e le proprie sensibilità. Cosa assai molto rilevante in un epoca in cui il pensiero unico domina le menti delle persone.
Anche tra i giornalisti, i saggisti, i filosofi e gli intellettuali esistono emeriti imbecilli a libro paga di questo o quel potente, ma affermare che lo siano tutti è una piccineria provinciale e gretta.
E' possibile che un personaggio che ha scritto "Il nome della rosa" ed "Il pendolo di Focault" sia scaduto a tanta sciatteria intellettuale? Può accadere. Intanto perché non sempre l'uomo è sempre all'altezza dell'artista. Basta leggere la biografia di tanti scrittori e scienziati per capire che nel quotidiano essi furono capaci delle tante scempiaggini che ogni uomo comune compie quotidianamente, dal tradimento affettivo all'iscrizione a partiti fascisti, con rapida conversione al comunismo mutatis mutandis.
Ma c'è un'altra spiegazione, forse la più logica. Da tempo immemore (per alcuni) essere un intellettuale significa far parte di una casta di iniziati, un'accolita elitaria ed irraggiungibile, dal linguaggio criptico e detentrice del sapere e della morale. Una vera e propria religione laica.
Internet ha scoperchiato questa divisione classistica della cultura e del sapere mettendo a disposizione di molti, con linguaggio accessibile, concetti e notizie che altrimenti sarebbero rimasti ignoti ai più.
Questo non vuol dire che basta leggere il blog di Attivissimo.it per acquisire una laurea in ingegneria. Tuttavia si sono spalancate delle porte e delle finestre inimmaginabili per uomini di cultura abituati alla trafila delle università baronali e dei salotti buoni.
Eco e molti altri intellettuali hanno avuto nei confronti di internet la stessa reazione che ebbe la Chiesa quando Martin Lutero tradusse la Bibbia dal latino al tedesco: ebbe paura di perdere il piedistallo del sapere.
Ecco perché un illustre semiologo (ossia in grado di interpretare i segni ed i loro significati) può non riuscire a capire le dinamiche del cambiamento. E poiché io non riesco mai a disgiungere l'uomo dal suo pensiero ritengo Umberto Eco un intellettuale del ventesimo secolo, smarritosi nel ventunesimo.

01/02/16

Stella d'oriente


Certe domeniche sono dure a morire, sono macigni pesanti quanto tutto l'universo. La zattera che dovrebbe traghettarci...
Pubblicato da Stefano Maciocchi su Domenica 31 gennaio 2016