Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

27/11/15

E' già il tuo compleanno

E' già il tuo compleannoe tu stai dormendoma il sonno è tenuee il volto tradisce i pensierisu di me, su di noi.Ti...

Posted by Stefano Maciocchi on Giovedì 26 novembre 2015

26/11/15

Libertà è condivisione

Oggi riunione sindacale per descrivere ai lavoratori IBM la richiesta di Cassa Integrazione Ordinaria (CIGO) a zero ore...

Posted by Stefano Maciocchi on Giovedì 26 novembre 2015

23/11/15

Al riparo altrove

Eppure vi sono grato, voi che rendete la mia vita così dura ed amara.
Grazie alla vostra cieca ingordigia riscopro come sia bello stringere le persone a me care, tuffarmi nella loro silenziosa ed onnipresente bontà.
Fate ciò che dovete, non mi importa. Io non vi appartengo più e non da oggi.
Il mio cuore è al riparo altrove.
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L'universo parallelo

Oggi ho sentito l’esigenza di chiedere scusa ad una persona che mi è assai vicina e che ho molto maltrattato in questi ultimi anni.
E’ un ragazzo in gamba, serio, studioso, insomma quei figli che tutti i genitori vorrebbero avere. Ha fatto molti sacrifici, ha rinunciato a divertirsi nei suoi anni più belli per conseguire una laurea col massimo dei voti (senza lode, ma chi se ne frega) e nel minor tempo possibile, poiché proviene da una famiglia non ricca, che ha fatto sacrifici enormi per mantenerlo agli studi.
Una volta mi ha raccontato di aver visto suo padre sempre con lo stesso cappotto per anni interi, con le scarpe risuolate dal calzolaio quando avrebbero avuto solo bisogno di essere buttate.
E che quando suo padre gli aumentò la paghetta settimanale di mille lire, andò in bagno e si mise a piangere dalla felicità.
Non ha avuto un’adolescenza facile, sormontato dai doveri scolastici e da problemi di salute gravissimi che si sono abbattuti nella sua famiglia. Ma ce l’ha fatta. Non ha abbandonato gli studi, non ha cercato facili paradisi nelle droghe e ricchezze immediate nelle rapine.
A questo ragazzo debbo delle scuse. Sì, caro Stefano Maciocchi venticinquenne, ti chiedo perdono per non aver saputo coltivare quel talento che avevi nelle tasche, per averti costretto ad inseguire mete illusorie, a frequentare persone ed ambienti di lavoro insopportabili. Ti chiedo scusa per averti fatto conoscere lo spettro della cassa integrazione alla soglia dei 54 anni e il gelo di un futuro incerto e precario.
Lo so, potrei usare tanti alibi. Potrei dire che le scelte che ho fatto allora sembravano le migliori possibili, che nessuno poteva prevedere lo sfascio morale ed economico in cui il nostro paese ed il mondo intero sono caduti.
Ma mi sento responsabile lo stesso. E quando ho visto gli occhi di mio padre inumidirsi ad 84 anni mentre gli dicevo che potevo finire in cassa integrazione mi sarei preso a pugni. Tu questi dolori non glieli hai mai dati. Caro Stefano Maciocchi venticinquenne cercati un’altro universo, un mondo parallelo dove anche chi non riesce ad essere un ladro od una carogna può vivere del suo merito.
E quando avrai la mia stessa età abbraccia forte nostro padre. Lui non capirà, ma noi sappiamo il perché.

Se questo è un lavoratore

Stavo pensando a mio padre. Ha lavorato 42 anni dietro la scrivania di un anonimo ufficio del Ministero delle Finanze (così si chiamava allora l'Agenzia delle Entrate). E quando andò in pensione, nel 1995, vennero a salutarlo tutti i dirigenti che aveva avuto negli ultimi anni, anche quelli in pensione. Gli dissero parole bellissime, non le solite frasi di circostanza, buone per tutte le cerimonie. Non c'è umanità in quello che facciamo nel mondo del lavoro, non c'è più quel senso di appartenenza che ti spinge a dare una mano al collega in difficoltà, perché sai che anche lui lo farebbe con te. Poi penso a me, rinchiuso in un tetro open space dove a stento ci si saluta l'un l'altro quando si arriva in ufficio. Dove quando uno sparisce non sai mai se si è licenziato, se è stato cacciato via o se è andato presso qualche cliente. E' probabile che anche io sarò tra i 288 lavoratori posti in cassa integrazione dalla IBM Italia ed il film dei miei 26 anni di lavoro si riavvolge come in una moviola. Gli scantinati dei clienti in cui ho lavorato per anni, l'odio con cui i essi ci guardavano perché vedevano noi consulenti come dei nemici che gli stavano rubando il lavoro. Le volte che ho lavorato con l'ernia del disco, ed il corso di aggiornamento vicino Como, impostomi dal mio superiore diretto sebbene sapesse che avevo mia cognata morente di leucemia fulminante. Cos'è un'azienda se non un gruppo di persone che lavorano? E dove può arrivare un'azienda se non si cammina tutti nella stessa direzione, se si deve trascorrere la maggior parte del tempo a difendersi dalle coltellate dei colleghi, dalle minacce del top managment, invece di impiegarlo per crescere professionalmente. Se potessi farei a meno di trascorrere i prossimi 15 anni così, ma non ho beni al sole né un età anagrafica che mi lascia speranze di trovare qualche lavoro degno di questo nome. Sopporterò finché sarà possibile, finché qualcun altro si accomoderà nell’open space. E nessuno si accorgerà di nulla.
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09/11/15

L'ora dei dolci ricordi


Questa è l'ora dei dolci ricordi.Volano impalpabili col vento,prendono forma plasmati dal cuore.Volti, luoghi,...
Posted by Stefano Maciocchi on Domenica 8 novembre 2015