Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da Novembre, 2015

Al riparo altrove

Eppure vi sono grato, voi che rendete la mia vita così dura ed amara.
Grazie alla vostra cieca ingordigia riscopro come sia bello stringere le persone a me care, tuffarmi nella loro silenziosa ed onnipresente bontà.
Fate ciò che dovete, non mi importa. Io non vi appartengo più e non da oggi.
Il mio cuore è al riparo altrove. Pubblicato su Facebook Note

L'universo parallelo

Oggi ho sentito l’esigenza di chiedere scusa ad una persona che mi è assai vicina e che ho molto maltrattato in questi ultimi anni. E’ un ragazzo in gamba, serio, studioso, insomma quei figli che tutti i genitori vorrebbero avere. Ha fatto molti sacrifici, ha rinunciato a divertirsi nei suoi anni più belli per conseguire una laurea col massimo dei voti (senza lode, ma chi se ne frega) e nel minor tempo possibile, poiché proviene da una famiglia non ricca, che ha fatto sacrifici enormi per mantenerlo agli studi. Una volta mi ha raccontato di aver visto suo padre sempre con lo stesso cappotto per anni interi, con le scarpe risuolate dal calzolaio quando avrebbero avuto solo bisogno di essere buttate. E che quando suo padre gli aumentò la paghetta settimanale di mille lire, andò in bagno e si mise a piangere dalla felicità. Non ha avuto un’adolescenza facile, sormontato dai doveri scolastici e da problemi di salute gravissimi che si sono abbattuti nella sua famiglia. Ma ce l’ha fatta. N…

Se questo è un lavoratore

Stavo pensando a mio padre. Ha lavorato 42 anni dietro la scrivania di un anonimo ufficio del Ministero delle Finanze (così si chiamava allora l'Agenzia delle Entrate). E quando andò in pensione, nel 1995, vennero a salutarlo tutti i dirigenti che aveva avuto negli ultimi anni, anche quelli in pensione. Gli dissero parole bellissime, non le solite frasi di circostanza, buone per tutte le cerimonie. Non c'è umanità in quello che facciamo nel mondo del lavoro, non c'è più quel senso di appartenenza che ti spinge a dare una mano al collega in difficoltà, perché sai che anche lui lo farebbe con te. Poi penso a me, rinchiuso in un tetro open space dove a stento ci si saluta l'un l'altro quando si arriva in ufficio. Dove quando uno sparisce non sai mai se si è licenziato, se è stato cacciato via o se è andato presso qualche cliente. E' probabile che anche io sarò tra i 288 lavoratori posti in cassa integrazione dalla IBM Italia ed il film dei miei 26 anni di lavoro …