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Noi

Noi avevamo la Fiat 127. Verde bottiglia e con gli interni beige. Aveva la ruota di scorta dentro il cofano del motore e ce la rubarono subito. Ce ne accorgemmo quando forammo, ovviamente.
Noi il sabato sera vedevamo Canzonissima. Con Gianni Morandi, sì quello di adesso, solo più giovane. E Corrado. E Raffaella Carrà che ballava il "Tuca tuca" con l'ombelico scoperto.
Il giovedì noi vedevamo Rischiatutto, con Mike Bongiorno e la signora Longari che forse cadde su una domanda inerente il pisello (inteso nel senso di legume).
Noi non perdevamo nemmeno una puntata di "Che tempo che fa", col colonnello Bernacca che disegnava nubi e mareggiate col gesso sopra una cartina dell'Italia stampata su una lavagna.
Noi aspettavamo con ansia la Fiera del Levante a Bari per poter vedere un film trasmesso sul canale nazionale alle dieci di mattina. Anche spesso trattavasi di polpettoni con Amedeo Nazzari ed Yvonne Sanson.
Noi, alle cinque del pomeriggio, accendevamo la televisione per ascoltare la musica trasmessa in attesa dell'inizio dei programmi del pomeriggio, davanti al monoscopio in bianco e nero.
Noi interrompevamo gli studi per seguire la TV dei Ragazzi: "Le avventure di Ciuffettino", "La filibusta", "I ragazzi di Padre Tobia", "Chissà chi lo sa?".
Noi che vedevamo la Tv dei ragazzi facendo merenda: pane burro e marmellata. Zuegg.
Noi che bevevamo l'orzata e lo sciroppo di amarene Fabbri, ed avevamo l'enciclopedia "I quindici", e i mattoncini colorati della Lego.
Noi che studiavamo sul sussidiario ed avevamo il pallottoliere, che portavamo il grembiule blu col colletto bianco di plastica dura ed il fiocco bianco.
Noi che avevamo le tasche piene di biglie di vetro e di figurine Panini, che avevamo sempre le ginocchia sbucciate perché indossavamo i pantaloni corti anche d'inverno.
Noi che credevamo l'adolescenza non dovesse mai finire e che invece se ne è andata, insieme agli anni sessanta.
Noi che siamo cresciuti senza rendercene conto.
Noi che ospitiamo ancora quel bambino e non lo lasciamo andare.
Noi che bambini siamo stati senza esserlo stati mai.

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