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Lettera a zia Cicci

Cara zia Cicci,
eccoci di nuovo al 31 maggio. Il nostro 31 maggio. E' ormai una consuetudine, un appuntamento irrinunciabile. Anche se credo che tu non possa sentirmi. Il mio agnosticismo si sta radicando sempre di più e sempre di più sono convinto che dopo questa vita nulla ci sia ad aspettarci.
Sarà anche per questo che non ho più alcuna aspettativa: sto tentando di imparare a vivere giornalmente, senza alcuna progettualità. Dirai che è un quadro desolante e non sarò certo io a volerti contraddire.
Con la vecchiaia sto diventando sempre più fragile. La forza di volontà è stata frantumata da un'esistenza difficile che si è divertita a farmi sbalzare da vette infinite a depressioni ben più profonde del livello del mare. No la colpa non è di Andrea, anche se la preoccupazione è tanta. Quando è sereno la mia vita si colora. Lui mi da tanto e non solo a me. Anche se a volte ho l'impressione di accorgermene solo io. Meriterebbe più comprensione, non c'è nulla di male in una carezza o in un abbraccio. E se alle volte ha dei momenti difficili occorrerebbe intuire che non è una sua scelta, che il primo a soffrirne è lui, fisicamente e psicologicamente.
Non so perché proprio io, cinico ed egoista, provi questo amore assoluto per mio fratello. Forse la natura tende a compensare le mancanze che essa stessa crea. O forse vedo in lui me stesso, quel me stesso che avrei voluto essere, puro ed incontaminato.
Sono misteri che non ho la forza di capire, ma non mi interessa. Qualunque sia il motivo che mi spinge a volere bene a mio fratello è una questione di secondaria importanza. Quello che conta, cara zia, è che lui fa parte di me, dei miei pensieri e dei miei rari sorrisi.
No, non è Andrea che mi ha debilitato la psiche. E' il lavoro, la sua precarietà l'origine del mio malessere.
Sai, zia Cicci, che è dal 2002 che stanno tentando di indurmi al licenziamento con ogni mezzo? Ogni anno i manager della mia azienda mi contattano per dirmi che la situazione è molto difficile, che oggi c'è l'opportunità di andare via con un po' di denaro e che mi conviene accettarlo, perché il prossimo anno potrebbe non esserci più questa opportunità. Ma hanno usato anche altri metodi, tentando di farmi lavorare lontano da casa, oppure offrendomi mansioni che hanno mortificato la mia professionalità. Insomma non c'è un giorno in cui io non mi senta considerato come un inutile fardello dalla mia azienda e se pensi al progressivo deterioramento che stanno subendo i diritti dei lavoratori potrai ben comprendere il perché del mio stato d'animo, dei miei silenzi, della tristezza profonda, di quel gelo che si è infiltrato nella mia esistenza e che non c'è modo di sciogliere.
Puoi capirmi vero zia? Tu sei morta di ictus cerebrale per colpa di queste stesse maledette preoccupazioni. E perché forse nessuno è riuscito a consolarti, a dire quelle parole che ti avrebbero scaldato il cuore, a darti quell'abbraccio che tu avresti voluto avere.
Non è giusto perdere le persone care l'ultimo giorno di maggio, col sole che riscalda il cielo, azzurro e senza nubi. Quando la natura risorge non si è pronti a lasciare e ad essere lasciati.
Non è giusto perdere persone che che ti hanno così tanto amato dal giorno della nascita da far sembrare normale tutto quell'amore. Ma normale non era.
Non è giusto che io scriva a te sapendo che non potrai leggermi o sentirmi. Tu che non mi sei mai più apparsa nemmeno in sogno, per non illudermi con un qualche remoto miracolo. Il tuo ultimo infinito atto d'amore.

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