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Se fossi un albero

I pensieri non sopiscono mai. Sono un sottofondo insistente, un ronzio fastidioso e continuo. Certi giorni fai finta di non ascoltarli, altri ci parli ed alcune volte arrivi perfino ad insultarli con la rabbia e la disperazione con cui bestemmi contro il cielo.
Certe volte invadono la mente, spalancano tutte le porte di accesso al cervello ed esplodono forti e dolorosi, lasciandoti privo di fiato e di intelletto, come sepolto dalle macerie di una intera esistenza.
E in queste sere vorrei essere chiunque altro, vorrei vivere altrove, lontano dalle fitte che lacerano il cervello, dalle immagini orribili di un futuro impietoso ed indifferente. 
Vorrei essere un albero secolare, piantato su una collina che guarda il mare. Battuto dal vento e dal sole, nell'eterno alternarsi delle stagioni. Niente e nessuno potrebbe spostarmi dal luogo ove si sono insinuate profondamente le mie radici. Ascolterei il rumore del mare d'inverno, grigio, increspato da lunghe onde bianche. Sentirei il suono della pioggia che bagna i miei rami e l'avvicinarsi delle nuvole nere, gonfie di acqua. Ed il bagliore del lampo seguito ad immediata distanza dal tremendo fragore del tuono. No, non avrei paura del fuoco. Mi ergerei imperturbabile e maestoso, a sfidare le ire di Giove e di Eolo. 
D'estate conterei le stelle sopra di me, algide e lontane. Misteriose ed affascinanti. E conterei le barche dei pescatori che con le loro luci partono di notte, alla ricerca di un po' di pesce da vendere al mercato.
Sì, se fossi un albero sarei felice, forte e sereno. E nessuna potatura potrebbe farmi del male.

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