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Visualizzazione dei post da 2015

Al riparo altrove

Eppure vi sono grato, voi che rendete la mia vita così dura ed amara.
Grazie alla vostra cieca ingordigia riscopro come sia bello stringere le persone a me care, tuffarmi nella loro silenziosa ed onnipresente bontà.
Fate ciò che dovete, non mi importa. Io non vi appartengo più e non da oggi.
Il mio cuore è al riparo altrove. Pubblicato su Facebook Note

L'universo parallelo

Oggi ho sentito l’esigenza di chiedere scusa ad una persona che mi è assai vicina e che ho molto maltrattato in questi ultimi anni. E’ un ragazzo in gamba, serio, studioso, insomma quei figli che tutti i genitori vorrebbero avere. Ha fatto molti sacrifici, ha rinunciato a divertirsi nei suoi anni più belli per conseguire una laurea col massimo dei voti (senza lode, ma chi se ne frega) e nel minor tempo possibile, poiché proviene da una famiglia non ricca, che ha fatto sacrifici enormi per mantenerlo agli studi. Una volta mi ha raccontato di aver visto suo padre sempre con lo stesso cappotto per anni interi, con le scarpe risuolate dal calzolaio quando avrebbero avuto solo bisogno di essere buttate. E che quando suo padre gli aumentò la paghetta settimanale di mille lire, andò in bagno e si mise a piangere dalla felicità. Non ha avuto un’adolescenza facile, sormontato dai doveri scolastici e da problemi di salute gravissimi che si sono abbattuti nella sua famiglia. Ma ce l’ha fatta. N…

Se questo è un lavoratore

Stavo pensando a mio padre. Ha lavorato 42 anni dietro la scrivania di un anonimo ufficio del Ministero delle Finanze (così si chiamava allora l'Agenzia delle Entrate). E quando andò in pensione, nel 1995, vennero a salutarlo tutti i dirigenti che aveva avuto negli ultimi anni, anche quelli in pensione. Gli dissero parole bellissime, non le solite frasi di circostanza, buone per tutte le cerimonie. Non c'è umanità in quello che facciamo nel mondo del lavoro, non c'è più quel senso di appartenenza che ti spinge a dare una mano al collega in difficoltà, perché sai che anche lui lo farebbe con te. Poi penso a me, rinchiuso in un tetro open space dove a stento ci si saluta l'un l'altro quando si arriva in ufficio. Dove quando uno sparisce non sai mai se si è licenziato, se è stato cacciato via o se è andato presso qualche cliente. E' probabile che anche io sarò tra i 288 lavoratori posti in cassa integrazione dalla IBM Italia ed il film dei miei 26 anni di lavoro …

L'odio

Vorrei picchiare tutto il mondo.
Perché troppe volte lui ha picchiato me.
E sputarvi in un occhio
quando vi lamentate delle vostre vite facili.
Io che ho dovuto scalare montagne più forti di me.
Il dolore mi ha reso cattivo.
Amorale ed egoista.
Il dolore mi ha reso vendicativo.
Spietato e privo di scrupoli.
Solitario e velenoso come un serpente a sonagli.
Statemi alla larga, emano odio da tutti pori.
Lasciatemi solo a vomitare il mio disagio,
non posso più guardare le vostre vite serene.

Le mie aspre salite

Dopo i timidi tentativi degli anni passati Andrea è finalmente riuscito a non turarsi le orecchie durante l'esecuzione dello spettacolo pirotecnico. Ha anche accennato all'"Urlo" di Munch (tra l'altro pronunciando impeccabilmente il cognome del pittore) in un suo breve discorso, lasciandomi senza parole. Spesso mi capita di fare un bilancio della mia vita. Ho ricevuto molte sberle che mi hanno messo al tappeto per lungo tempo. E sicuramente avrei potuto fare di più come figlio, come marito e come fratello. Però, in serate come queste, riesco a respirare un po' d'aria pura e, guardandomi allo specchio, riesco a non sputarmi in un occhio. In serate come queste, perdonatemi tutti, ma gli altri mi sembrano piccolissimi, anche se hanno un lavoro più bello del mio, se hanno un conto in banca più solido (e non ci vuole molto) e se la vita per loro è sempre stata in discesa. Oggi rivendico le mie aspre salite, sono sulla cima del monte. E, voltandomi indietro, sento …

Odio il mezzo.

Odio il mezzo.
Né prima, né dopo.
Né giovane, né vecchio.
Né giusto, né sbagliato. Odio il mezzo
e le sue virtù.
Che sanno di pane raffermo,
colorate di grigio. Odio il mezzo
ed il suo pensiero.
chiuso nell'infinitesimo spazio
dell'occhio accecato dalla paura. Odio il mezzo.
Né avanti, né indietro.
Né destra, né sinistra.
Né vita, né morte.

Torna la pioggia

Tornano i lampi, i tuoni e la pioggia.
Prima breve, poi incessante.
I rami s'incurvano ai voleri del vento e la terra,
da arsa e polverosa,
s'impregna e si riempie di mille rivoli che scendono verso i pendii,
a formare microscopici laghi.
Sembra quietarsi la pioggia, ma poi riprende,
rumorosa ed insistente.
Se la pioggia potesse lavare i pensieri, diluire i ricordi,
ad essa mi donerei.
Confondere le gocce con le lacrime,
il vento con i brividi del pensiero.
Se la luce dei lampi potesse rischiarare le infinite oscurità dell'animo
ed il rombo del tuono risvegliare il coraggio e la volontà
ad essi mi offrirei.
Torna la pioggia ed io torno indifeso,
come le foglie percosse dall'acqua,
come gli animali rinchiusi nei loro rifugi.

Sole malato

Equilibrio instabile.
Fragile.
Maneggiare con cura.
Strade sdrucciolevoli.
Sbandamenti.
Carreggiate tortuose,
salite sfiancanti.
Inciampi.
Cadute.
Ferite più o meno gravi.
Sassi acuminati
Ghiaia nelle scarpe.
Polvere negli occhi
e nella gola.
Sole maledetto.
Malato.

Noi

Noi avevamo la Fiat 127. Verde bottiglia e con gli interni beige. Aveva la ruota di scorta dentro il cofano del motore e ce la rubarono subito. Ce ne accorgemmo quando forammo, ovviamente. Noi il sabato sera vedevamo Canzonissima. Con Gianni Morandi, sì quello di adesso, solo più giovane. E Corrado. E Raffaella Carrà che ballava il "Tuca tuca" con l'ombelico scoperto. Il giovedì noi vedevamo Rischiatutto, con Mike Bongiorno e la signora Longari che forse cadde su una domanda inerente il pisello (inteso nel senso di legume). Noi non perdevamo nemmeno una puntata di "Che tempo che fa", col colonnello Bernacca che disegnava nubi e mareggiate col gesso sopra una cartina dell'Italia stampata su una lavagna. Noi aspettavamo con ansia la Fiera del Levante a Bari per poter vedere un film trasmesso sul canale nazionale alle dieci di mattina. Anche spesso trattavasi di polpettoni con Amedeo Nazzari ed Yvonne Sanson. Noi, alle cinque del pomeriggio, accendevamo la te…

Yogurt acido

Come quasi sempre, i popoli sono di gran lunga migliori di chi li rappresenta. Devo dire che per un attimo ho sperato anche io in Tsipras, come esponente di una sinistra coraggiosa ed alternativa a quello che ci stanno spacciando come il migliore dei mondi possibili. Ed invece assisto ad una manfrina degna della peggiore "malapolitica" italiana: si grida "NO", anzi "OXI", agli strozzini della UE; si indice un referendum per far scegliere al popolo se accettare o meno l'ultimatum della Merkel. E poi si costringe Varufakis alle dimissioni, si getta alle ortiche il risultato referendario e ci si piega al 95% delle condizioni poste dalla UE prima del referendum stesso. Nemmeno Migliore e la Boschi sarebbero stati capaci di così tanto. Ecco perché non mi fido più di questa gente, squali travestiti da agnelli, conservatori con in tasca il "Capitale", ecologisti ammiratori delle discariche e dei rigassificatori. Ora la Grecia morirà. Non perché sarà us…

Lettera a zia Cicci

Cara zia Cicci, eccoci di nuovo al 31 maggio. Il nostro 31 maggio. E' ormai una consuetudine, un appuntamento irrinunciabile. Anche se credo che tu non possa sentirmi. Il mio agnosticismo si sta radicando sempre di più e sempre di più sono convinto che dopo questa vita nulla ci sia ad aspettarci. Sarà anche per questo che non ho più alcuna aspettativa: sto tentando di imparare a vivere giornalmente, senza alcuna progettualità. Dirai che è un quadro desolante e non sarò certo io a volerti contraddire. Con la vecchiaia sto diventando sempre più fragile. La forza di volontà è stata frantumata da un'esistenza difficile che si è divertita a farmi sbalzare da vette infinite a depressioni ben più profonde del livello del mare. No la colpa non è di Andrea, anche se la preoccupazione è tanta. Quando è sereno la mia vita si colora. Lui mi da tanto e non solo a me. Anche se a volte ho l'impressione di accorgermene solo io. Meriterebbe più comprensione, non c'è nulla di male in u…

Lalo

Walter Petron nasce a Padova nel 1918, l'anno della fine della prima guerra mondiale. Un anno fausto dunque, doppiamente per la famiglia Petron che vede nascere un bel pupo biondo, dagli occhi chiari e dai tratti gentili. Ancora non lo sa Walter, ma la guerra, nel bene e nel male, scandirà le fasi della sua vita. Come tutti i ragazzi s'innamora del gioco del calcio, solo che lui è diverso dai suoi compagni, dimostra subito di avere una grande dimestichezza col pallone. Tutti vogliono "Lalo" in squadra, il biondino che incanta con la sua leggerezza ed il suo tocco preciso, che segna ma soprattutto fa segnare anche i più scarsi, quelli che vengono messi davanti al portiere affinché possano far meno danni possibile. Il ragazzo viene notato dagli osservatori del Padova che lo assoldano nella squadra allora militante nel campionato di Serie C. A soli diciassette anni viene fatto esordire con la prima squadra. Dieci presenze ed un gol, allo stadio Appiani, che sancisce la…

Il buio.

Buio. Una sensazione di oppressione. Non riesco a muovermi, nemmeno ad aprire gli occhi. Sento dolori lancinanti in tutto il corpo. Ancora buio. Non so se siano passate ore, giorni o minuti. Immagino che sia tutto un sogno, un orrendo incubo, ma i dolori sono reali, troppo reali. Cerco di fare mente locale. Sono uno studente universitario, sto per presentare la tesi. Sono sceso a prendere una birra con i miei amici, Antonio, Francesca, Mark e Andrea. Poi ci siamo salutati e siamo andati a dormire. Cerco di ricordare altro ma i dolori alla testa si fanno insopportabili. Respiro sempre più a fatica. Buio, ancora buio. Sento dei rumori, forse li ho sognati. No, li sento ancora. Sono come dei tonfi ovattati. Vorrei gridare ma non ne ho la forza. Mi accorgo di poter muovere solo la mano sinistra. Sento qualcosa di metallico vicino alla mano e cerco di capire se posso sbatterlo addosso a qualcosa. Afferro l'oggetto e con il polso cerco di farlo roteare a destra ed a sinistra. C'è q…

Mancanze

Mi manca l'orizzonte, lo sguardo lontano, il sole che sorge tra le nubi. Il respiro profondo, il nutrimento per la mente, la mia e la tua felicità. Mi manca domani, i progetti, i pensieri semplici, la sciocca quotidianità e fare quello che fan tutti. Mi manca la vita e l'oblio perenne che tutto annulla e rende vano.

Se fossi un albero

I pensieri non sopiscono mai. Sono un sottofondo insistente, un ronzio fastidioso e continuo. Certi giorni fai finta di non ascoltarli, altri ci parli ed alcune volte arrivi perfino ad insultarli con la rabbia e la disperazione con cui bestemmi contro il cielo. Certe volte invadono la mente, spalancano tutte le porte di accesso al cervello ed esplodono forti e dolorosi, lasciandoti privo di fiato e di intelletto, come sepolto dalle macerie di una intera esistenza. E in queste sere vorrei essere chiunque altro, vorrei vivere altrove, lontano dalle fitte che lacerano il cervello, dalle immagini orribili di un futuro impietoso ed indifferente.  Vorrei essere un albero secolare, piantato su una collina che guarda il mare. Battuto dal vento e dal sole, nell'eterno alternarsi delle stagioni. Niente e nessuno potrebbe spostarmi dal luogo ove si sono insinuate profondamente le mie radici. Ascolterei il rumore del mare d'inverno, grigio, increspato da lunghe onde bianche. Sentirei il …