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L'urna elettorale

E' del tutto naturale che Renzi ritenga il fenomeno dell'astensionismo come un problema di secondaria importanza. In primis perché ogni voto astenuto è un voto probabilmente tolto al Movimento 5 Stelle. Ma soprattutto perché la concezione della democrazia dell'ex sindaco di Firenze non è poi troppo dissimile da quella di Berlusconi: l'importante è governare, costi quel che costi. A qualunque prezzo, sia per il PD che per il paese.
Invece l'astensionismo è un termometro fondamentale per misurare lo stato di salute di un sistema politico.
Ci saranno sempre degli scontenti che non si sentono rappresentati da alcuno schieramento, è fisiologico. Soprattutto in quelle democrazie che tendono al bipolarismo, che allontanano da se i partiti meno moderati, sia a destra che a sinistra. Ma quando l'indice supera il 50% è del tutto evidente che i partiti politici, i loro dirigenti ed i militanti non riescono più a rappresentare le istanze della maggior parte della popolazione. 
I partiti, come tutte le cose di questo mondo, hanno un loro ciclo di vita: nascono, crescono e muoiono. Nelle democrazie sane tutto ciò avviene in maniera incruenta, i vecchi sodalizi vengono sostituiti da nuovi, con nuovi personaggi e nuovi leader. Alle volte la morte di alcuni partiti non è altro che la fine di regimi totalitari, alle volte i partiti muoiono e rinascono senza cambiare nome, ma con un profondo rinnovamento dei protagonisti della scena politica.
In Italia invece abbiamo avuto l'illusione che la fine della prima repubblica potesse spazzare via i vecchi partiti responsabili dello sfascio politico. In effetti La DC è sparita, come il PLI. Mentre altri partiti sono stati ridotti a percentuali minime, come il PSI ed il PRI. Ma anche chi apparentemente non fu toccato dalle inchieste di "mani pulite" sentì la necessità di cambiare livrea: il PCI si è tramutato in DS, poi Ulivo ed infine PD. Ed anche il MSI è ormai un partito disciolto, in parte confluito nel partito di Berlusconi.
Ma a questo rinnovato quadro politico non è corrisposto un radicale cambiamento della classe politica. Nelle stanze dei bottoni di questi nuovi partiti si sono insediate le seconde linee della prima repubblica, tra l'altro meno capaci dei loro predecessori. Casini, D'Alema, Fini, i figli di Craxi e di La Malfa non hanno portato una ventata di novità nel panorama politico, anzi mai come nella seconda repubblica abbiamo assistito alle lottizzazioni degli enti pubblici ed alla spartizione delle poltrone che contano col manuale Cencelli.
Berlusconi, che per venti anni si è proclamato il nuovo che avanza, non ha fatto altro che raccogliere la spazzatura della DC che il centrosinistra non ha avuto il coraggio di inglobare. Ha fatto come con le sue televisioni, che copiavano i programmi della RAI con vecchi presentatori in odore di P2.
I diciottenni di oggi sono nati in questa palude politica impresentabile ed è ovvio che se ne tengano alla larga. E chi si era illuso che il centrosinistra di Renzi non fosse un puro marketing oggi ha disertato le cabine elettorali. Gli elettori di Forza Italia poi stanno seguendo le sorti del loro padrone: sono in via di estinzione, riesumati di tanto in tanto dalla imbecillità delle scelte del centrosinistra.
Non è certamente questo lo scenario di una repubblica in buona salute.
Un discorso a parte merita il M5S. Tra i tanti partiti e partitucoli che sono nati negli ultimi anni il movimento ispirato da Grillo è l'unico partito (o non partito, come preferiscono essere chiamati i militanti del M5S) veramente nuovo, con facce nuove ed organizzazione nuova.
E' riduttivo definirlo un movimento di protesta perché ha uno statuto, ha presentato svariate proposte di legge, molte ispirate dal più sano buon senso, tutte regolarmente bocciate dai partiti del "patto del Nazareno".
Con la corruzione dilagante e l'insipienza della classe politica ed imprenditoriale il M5S, dopo un iniziale successo alle ultime politiche, ha subito diverse battute d'arresto nelle elezioni amministrative ed europee. Colpa dell'inesperienza di Grillo e Casaleggio, di una non sempre felice scelta di portavoce e capi ufficio stampa. Ma colpa anche di tanto, tantissimo fango che la servitù dei giornalisti italiani ha versato sul movimento e sulle loro azioni, tacendo, distorcendo ed inventando di sana pianta.
Tuttavia se il M5S non dilaga buona parte della responsabilità è dell'elettorato italiano. L'italiano medio, anche quando vota centrosinistra, è fondamentalmente conservatore. Anche se è nella merda fino al collo a causa delle politiche scellerate dei governi di centrodestra e di centrosinistra che si sono succeduti negli ultimi venti anni, ha paura del cambiamento. Non lo capisce.
Si lamenta, al bar, nei mezzi pubblici ed in ufficio, delle tasse troppo alte e dei governanti ladri. E poi si fa corrompere con 80 euro. Siamo un popolo di elettori mediamente ignoranti, gretti e menefreghisti. Di quaqquaraqquà e caporali, subito pronti a cambiar casacca quando il vento cambia direzione. C'è gente che è andata ai funerali di Berlinguer ed oggi guarda alla Moretti come una nuova Pasionaria.
Fondamentalmente ci meritiamo tutto, anzi forse di peggio, come il 28 aprile del 1945 a piazzale Loreto a Milano. Solo che stavolta a penzolare a testa in giù non ci saranno i cadaveri dei gerarchi fascisti, di Mussolini e della sua amante. Ci sarà il futuro dei nostri figli. E ad impiccarli saremo stati noi con le nostre stesse mani ed una matita copiativa, dentro la cabina elettorale.

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