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Antipolitica


Esimio Presidente Napolitano,

dopo giorni di silenzio assordante ha deciso di pronunziarsi sulla avvilente situazione politica in cui versa la Capitale del nostro Paese e la Nazione tutta.
Ha stigmatizzato i comportamenti di chi intraprende la politica come affare privato e non un servizio per la collettività. Tuttavia il Suo pensiero ha deragliato paurosamente quando si è trattato di affrontare il problema dell'"antipolitica", come Lei stesso ha definito il diffuso senso di lontananza dei cittadini dalle Istituzioni e dalle associazioni che dovrebbero rappresentarli.
Lei ha confuso la causa con l'effetto, signor Presidente e, se mi permette, questo è assai grave per la prima carica dello Stato. L'antipolitica non è uno dei mali del nostro paese, semmai è la febbre che ci avverte come parti del corpo costituzionale italiano siano ormai andate in cancrena.
E sarebbe compito della "buona politica" debellare questa mortale infezione facendo una definitiva operazione di pulizia e di trasparenza al proprio interno, senza aspettare che a togliere i panni sporchi sia la solita e bistrattata Magistratura.
A me non sembra che in questi ultimi anni i partiti cui Lei ha affidato il governo, e quelli che si sono accordati con essi, abbiano capito questa lezione. Anzi il livello di moralità è andato abbassandosi a dismisura, forse perché non essendo più eletti ma nominati, gli uomini politici si sentono al di sopra di ogni sospetto.
Forse, signor Presidente, Lei è troppo stanco e troppo legato ad antichi scenari politici per avvedersi di tutto questo. Spero vivamente per il Suo bene e per il bene del nostro Paese che Lei decida al più presto le Sue dimissioni. Un gesto dovuto che non sposterà molto il giudizio storico sul Suo operato di uomo politico e di Presidente della Repubblica. Ma che Le consentirà di uscire di scena con dignità.

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