Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

20/09/14

La pistola alla tempia

Un tentato suicidio. Ed uno purtroppo riuscito. Questa è la triste statistica, che non vuole essere rappresentativa ma che indica quello che sta accadendo nel mio microcosmo lavorativo.
Finché certe cose le leggi sui giornali fanno un certo effetto. Poi quando le tocchi con mano e sfiorano la tua esistenza ti rendi veramente conto della drammaticità del problema.
Questa crisi non solo ha reso miserabile e precario il mondo del lavoro, ma sta svuotando le nostre vite di qualunque prospettiva futura. Non coinvolge solo il nostro portafoglio ma si insinua dentro i meandri della nostra esistenza, scardinando le certezze che rendono dignitosa la vita umana.
Si dirà che queste persone avevano già dei problemi, che erano malate. Ma io voglio ribaltare questo discorso auto assolutorio, fatto da chi vuole crearsi comodi alibi e credere di avere la coscienza tranquilla: questi colleghi si sono ammalati a causa del disagio che la crisi ha procurato loro.
E mentre oggi sentivo parlare Renzi ed il suo maggiordomo Ichino sull'abolizione dell'articolo 18 ed il progressivo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori, non ho potuto fare a meno di ripensare a questi sfortunati colleghi. E le parole del Presidente del Consiglio assumevano il rumore di una pallottola sparata da un revolver. Puntato alla loro tempia.

15/09/14

Il più lungo giorno

Esistono fasi nella vita in cui si arriva ad un punto di non ritorno. Ciascuno di noi ha una capienza di sopportazione, superata la quale l'acqua tracima dal vaso irreversibilmente.
Credo proprio di essere giunto oltre il mio limite, molti sono i sintomi che me lo suggeriscono.
Innanzi tutto non sopporto più niente e nessuno. In ufficio, per la strada ed altrove. E' evidente che la distanza tra me ed il mondo di cui mi sono circondato è tale che non esistono più punti di contatto umani ed intellettuali.
Non mi interessa più niente di quello che faccio per campare. Trovo tutto stupido, inutile, frutto di vanità umana. E le persone coinvolte in queste attività mi appaiono superficiali, prive di spessore, insignificanti se non addirittura irritanti.
Non vorrei essere frainteso. Non mi sento affatto superiore a tutti costoro. E' solo che ho scoperto di essere diverso, infinitamente. E questa distanza, che ho cercato inutilmente di colmare per una vita, desidero tanto diventi definitiva.
Dovrei prendere delle decisioni drastiche, rinunciare a quel poco o tanto che ho ed iniziare una nuova esistenza. Ma non sono solo. Ho due persone meravigliose che hanno bisogno di me, non posso tornare a casa dicendogli che ho deciso di fare lo scrittore o il giornalista. I ventisette del mese è una scadenza inesorabile cui è impossibile rinunciare quando vuoi veramente bene a qualcuno.
Ma se è vero, come è vero, che hanno bisogno di me, dovrebbero avere a disposizione un me in condizioni di salute fisiche e psichiche dignitose. Condizioni che oggi non ho affatto.
Sono scosso, angosciato ed impaurito. Le sberle che ho dovuto sopportare in questi ultimi anni, invece di rafforzare il mio carattere e magari renderlo un po' più duro e menefreghista, hanno distrutto le mura del mio castello, spalancato il ponte levatoio, lasciandomi indifeso alla mercé di qualunque emozione.
Sono vulnerabile nonostante i miei lunghi 53 anni. Tutto è pesante, doloroso e faticoso. Stento a riconoscere i pericoli reali da quelli che derivano dai guasti della mia mente ed ogni giorno è una guerra sanguinosa piena di nemici.
E domani è un altro giorno, uguale agli altri, pieno di ansie e timori. Anche domani è il più lungo giorno.

13/09/14

Il destino di Renzi

Certo che usciremo da questa crisi. L'incognita è quando e come. La storia dell'umanità è costellata da cicli politici ed economici che hanno vissuto fasi di crescita, prosperità e di irrefrenabile declino.
Sin dalle ere preistoriche l'alternarsi delle scoperte tecnologiche, il ferro ed il bronzo ad esempio, hanno determinato la fine di città e stati ritenuti eternamente invincibili. Così come le colonizzazioni e le invasioni hanno ribaltato, nel corso della storia, i rapporti di forza tra società antitetiche.
A questa legge non sta sfuggendo, né sfuggirà, la società industriale-capitalistica. E a nulla servirà ai potentati industriali e finanziari la ricerca di nuovi mercati, i cosiddetti mercati emergenti. In una società fortemente globalizzata ed interconnessa impiegheranno un tempo storicamente breve a saturarsi e ad accelerare il declino della società che noi oggi siamo abituati a conoscere.
Il nostro è un periodo storico e culturale di decadenza nel senso più ampio della parola. Siamo in grado, almeno la maggior parte delle persone dotate di sano intelletto, di percepire nettamente la fine inesorabile dell'attuale sistema, ma non abbiamo ancora tutte le armi culturali e tecnologiche per vedere cosa verrà a sostituirlo.
Tuttavia la constatazione della fine di un ciclo porta a delle considerazioni oggettivamente incontrovertibili. Per cercare di uscire dalla crisi occorre smettere di percorrere i sentieri battuti dalla economia e dalla politica morenti. In queste fasi bisogna evitare tutte quelle ricette e quelle scuole di pensiero che appartengono alla fase in declino, osando con coraggio ed ostinazione nuove strategie.
Occorre insomma avere una forte propensione verso le novità, le alternative economiche, politiche e sociali. Ovviamente il sistema morente tenterà in ogni modo di farle apparire come utopie irrealizzabili o soluzioni di minima portata, aiutati da una classe politica e giornalistica miope e connivente. Perché nessuna innovazione è priva di conseguenze e, soprattutto, tende a spazzare via quelle situazioni di rendita che con l'"ancient regime" hanno prosperato.
Ecco perché vanno segnalate con sospetto tutte queste false innovazioni che ci sta proponendo il governo Renzi. Basta guardare la direzione in cui è andato il pacchetto di riforme genericamente chiamato "Sblocca Italia".
Sono strategie antiche, come il ricorso alla cementificazione ed alla costruzione indiscriminata di case, quando il mercato ormai è saturo e la crisi spinge le banche a non erogare mutui.
Altro residuato politico è il ricorso alla costruzione di inceneritori. In questa visione i rifiuti urbani ed industriali vengono visti come uno scarto e non come delle risorse da riciclare tramite l'utilizzo spinto della raccolta differenziata e delle nuove tecnologie di recupero.
Dovremo aspettarci forti cambiamenti nel prossimo futuro, soprattutto i nostri figli ed i nostri nipoti. Spesso saranno cambiamenti difficili se non drammatici. Ma se fin da oggi avessimo una classe politica in grado di osare, un classe politica finalmente libera dalle pressioni della finanza e dalle forze oscure della malavita organizzata, potremmo affrontare i cambiamenti inesorabili con meno paure e timori.
Purtroppo non vedo in Renzi e nelle forze politiche che lo sostengono questo coraggio e questa autonomia. Vedo solo l'espressione di un sistema ormai in declino e che non si rassegna al destino ineluttabile della storia.