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Inutilità

Cerco di essere dieci passi oltre le mie ansie ed i miei sensi di colpa. Quando vado a dormire li lascio ai piedi del letto. Quando salgo sul treno li abbandono alla sala d'aspetto della stazione.
Nel luogo di lavoro questa operazione mi riesce meno, perché è li l'origine dei miei mali. Le aziende private, chi più chi meno, adoperano delle finissime strategie per far ricadere sui dipendenti le responsabilità della loro cattiva gestione. Isolano i lavoratori, spesso li mettono gli uni contro gli altri in una squallida guerra tra poveri.
Ed in questi frangenti molte persone danno il peggio di se: invece di tenere la schiena dritta e reclamare dignitosamente i propri diritti, strisciano come larve bavose e melliflue, credendo, con questo comportamento, di conservare il posto di lavoro.
Poi ci sono gli "autistici del lavoro", personaggi generalmente asociali, che sono refrattari a qualunque tipo di solidarietà umana. Per costoro è solo una perdita di tempo nel diagramma di Gantt del progetto.
Io, invece, per natura sono sempre stato poco incline a farmi assorbire totalmente da una qualunque sorta di attività umana. E' come se fossi pervaso da un sano cinismo che mi fa ricondurre alle giuste proporzioni le vicissitudini della vita.
Parliamoci chiaro: alcuni lavorerebbero gratis pur di esercitare quel microscopico potere che ti consente di avere una azienda di grandi dimensioni.
Per me il lavoro è una fastidiosa necessità: cerco di non rubare lo stipendio, quando posso. Ma non essendo assolutamente attratto dalle sirene del consumismo e della moda, evito di prostituirmi per fare carriera.
Il mio limite è proprio questo, mi contento. E se proprio devo incazzarmi preferisco farlo per cose più importanti, come la politica e la giustizia.
Certo, se l'umanità fosse tutta come me non avremmo ancora scoperto l'America e vivremmo su delle palafitte malsane, ma almeno non avremmo davanti agli occhi le ruberie delle caste che strangolano il nostro paese, né i corpi dei bambini uccisi nella striscia di Gaza.
Pigro, cinico, disincantato e dalla battuta feroce, di quelle che difficilmente ti fanno rialzare dal tappeto. Ma anche tollerante, democratico nel senso più ampio della parola e naturalmente incline a stare dalla parte dei più deboli, dei disadattati, dei matti.
Egoista e a volte meschino nelle piccole cose, ma mai codardo di fronte alle grandi responsabilità.
Eccomi dunque. Un perdente di successo, un disadattato per scelta e per orgoglio, uno difficilmente inquadrabile ed irreggimentabile. Uno che ci ha provato. Ma non gli è andato tutto per il verso giusto. Un orbo in terra di ciechi e tenace dissipatore di talento. Uno che vorrebbe stare da solo ad occhi chiusi. In un infinito, meraviglioso ed inutile trascorrere del tempo.

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