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Visualizzazione dei post da Giugno, 2014

L'Italia che ti aspetti

Questa squadra italiana che esce dal mondiale, per la seconda volta consecutiva, somiglia enormemente all'Italietta raccontata degli inutili quotidianucci che vanamente riempiono le edicole di carta formato tabloid. Giocatori vanagloriosi, iperquotati e supervalutati che si sciolgono davanti alle prime difficoltà sportive, sono lo specchio di una classe politica composta di incapaci, figli di papà, raccomandati di ogni ordine e grado che giocano al "Piccolo Statista". Salvo scomparire come neve al sole quando gli indicatori economici li bocciano incontrovertibilmente.  Somigliano agli imprenditori di terza o quarta generazione, che mai hanno faticato in vita loro, abituati agli agi, agli ozi ed ai vizi. E che vengono manovrati da finanzieri senza scrupoli, che succhiano la linfa vitale delle loro aziende e dei lavoratori. Capitani coraggiosi che vilmente delocalizzano beni e servizi.
Ricordano tanto quei giornalisti le cui carriere sono scandite dalle tessere di partito…

La strage dei cinquantenni.

Se ne parla poco o per niente. Occorre che le persone, quando sono a cena e guardano il telegiornale, abbiano la sensazione che la crisi sia ormai alle spalle, che Renzi ormai abbia salvato il nostro paese e ci aspettino anni di vacche grasse. Non è così. La crisi non è affatto finita, anzi ci siamo nel bel mezzo. E non abbiamo ancora visto gli effetti devastanti che provocherà in tempi brevi. Noi stiamo vivendo seduti su una bomba ad orologeria: i giovani non hanno lavoro e per quei pochi che ce l'hanno si fa via via sempre più precario e rarefatto. I cinquantenni vengono espulsi dal mondo del lavoro, soprattutto dalle aziende private, in maniera drammatica. Questo perché sono lavoratori che hanno troppi diritti, frutto di anni di battaglie politiche e sindacali. Oggi le aziende delocalizzano la manodopera all'estero, anche nel settore terziario, oppure assumono a tempo determinato neo laureati trattandoli poco meglio di come gli antichi romani trattavano gli schiavi. Ma la …

Lettera a Zia Cicci 2014

Cara zia Cicci, non è stato un anno facile quello che sto per raccontarti. Soprattutto dal punto di vista professionale. Sono circa sei mesi che non riesco a trovare uno straccio di cliente su cui allocarmi e l'atmosfera nella azienda in cui lavoro si è fatta estremamente pesante. Licenziamenti, mobilità, trasferimenti più o meno forzati all'estero. Lo so, non credi alle tue orecchie. Erano troppo diversi gli anni cui sei vissuta tu. Hai subito in prima persona le atrocità della guerra, è vero. Ma hai anche visto rinascere il nostro paese, e con lui le speranze di una vita migliore. Avevate un sogno, quello di vedere i vostri nipoti vivere una vita più agiata della vostra. E per un certo periodo di tempo questo è sembrato possibile. Ho pochi ricordi degli anni sessanta, e comunque edulcorati dalla mia età infantile. Eppure percepisco in maniera netta una sensazione di leggerezza e di luminosità che negli anni a seguire non sono più state presenti. E' proprio la luce che p…