Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

24/06/14

L'Italia che ti aspetti

Questa squadra italiana che esce dal mondiale, per la seconda volta consecutiva, somiglia enormemente all'Italietta raccontata degli inutili quotidianucci che vanamente riempiono le edicole di carta formato tabloid.
Giocatori vanagloriosi, iperquotati e supervalutati che si sciolgono davanti alle prime difficoltà sportive, sono lo specchio di una classe politica composta di incapaci, figli di papà, raccomandati di ogni ordine e grado che giocano al "Piccolo Statista". Salvo scomparire come neve al sole quando gli indicatori economici li bocciano incontrovertibilmente. 
Somigliano agli imprenditori di terza o quarta generazione, che mai hanno faticato in vita loro, abituati agli agi, agli ozi ed ai vizi. E che vengono manovrati da finanzieri senza scrupoli, che succhiano la linfa vitale delle loro aziende e dei lavoratori. Capitani coraggiosi che vilmente delocalizzano beni e servizi.
Ricordano tanto quei giornalisti le cui carriere sono scandite dalle tessere di partito acquisite, sempre pronti a saltare sul carro del vincitore di turno, mestieranti non più al servizio delle notizie ma del capo della corrente di partito.
Dentro gli spogliatoi della Nazionale si respira quel malsano odore di dilettantismo, quel nauseante tanfo dovuto alla mancanza di meritocrazia che è il vero protagonista di tutti i mali del nostro paese.
Abbiamo una squadra mediocre, composta da giocatori, allenatori e dirigenti mediocri. In un paese mediocre, dove i migliori sono scappati via o si sono assuefatti alla maledetta arte di arrangiarsi che ci condanna da secoli all'oblio.

23/06/14

La strage dei cinquantenni.

Se ne parla poco o per niente. Occorre che le persone, quando sono a cena e guardano il telegiornale, abbiano la sensazione che la crisi sia ormai alle spalle, che Renzi ormai abbia salvato il nostro paese e ci aspettino anni di vacche grasse.
Non è così. La crisi non è affatto finita, anzi ci siamo nel bel mezzo. E non abbiamo ancora visto gli effetti devastanti che provocherà in tempi brevi.
Noi stiamo vivendo seduti su una bomba ad orologeria: i giovani non hanno lavoro e per quei pochi che ce l'hanno si fa via via sempre più precario e rarefatto. I cinquantenni vengono espulsi dal mondo del lavoro, soprattutto dalle aziende private, in maniera drammatica. Questo perché sono lavoratori che hanno troppi diritti, frutto di anni di battaglie politiche e sindacali. Oggi le aziende delocalizzano la manodopera all'estero, anche nel settore terziario, oppure assumono a tempo determinato neo laureati trattandoli poco meglio di come gli antichi romani trattavano gli schiavi.
Ma la situazione dei cinquantenni è la vera miccia che potrebbe fare esplodere il precario equilibrio sociale del nostro paese. Un cinquantenne che perde il posto di lavoro difficilmente potrà sperare di trovarne un altro per i motivi sopra elencati. Ma un cinquantenne spesso ha una famiglia da mantenere, figli da far studiare, genitori anziani che hanno bisogno del loro aiuto, anche economico.
Licenziare un cinquantenne significa distruggere un'intera famiglia, le sue aspettative ed i suoi sogni.
Secondo il CENSIS la disoccupazione degli ultra cinquantenni è aumentata del 146% dal 2008 ad oggi: sono dati impressionanti che lasciano presagire un futuro drammatico per i nuclei familiari del nostro paese. 
Ma è drammatico anche il modo in cui questi lavoratori vengono allontanati. Alcuni finiscono in mobilità o in cassa integrazione poiché le aziende ove prestavano la loro opera chiudono per fallimento.
Ma molti vengono "costretti" al licenziamento perché di fatto trasferiti, da un giorno all'altro, in città distanti da quella in cui risiede la propria famiglia. Addirittura le aziende multinazionali usano il trasferimento verso stati stranieri come minaccia nei confronti del lavoratore.
Quindi, ai già clamorosi dati del CENSIS, vanno aggiunte tutte le decine di lavoratori cinquantenni che si licenziano in maniera affatto spontanea, vinti dalle pressioni psicologiche cui vengono quotidianamente sottoposti. Pressioni che con difficoltà vengono sanzionate dal legislatore, severo con i deboli e debole con i forti. Con la connivenza della quasi totalità della classe politica e degli operatori dell'informazione, spesso asserviti alle volontà di potentati economici affatto distanti dalla malavita organizzata.
E' in atto una strage, la strage dei cinquantenni: troppo vecchi per poter ricominciare da capo, troppo giovani per poter godere dei contributi versati. Ma questa strage è la strage della colonna portante del nostro paese, di quella classe media che stringe i denti e paga le tasse, finché ci riesce. E' la strage di chi mantiene lo Stato. E' la fine del mondo civile così come lo abbiamo conosciuto per tanti anni. E che per tanti anni lo abbiamo dato colpevolmente per scontato. 

18/06/14

Se questo è un lavoro.


16/06/14

Passerà


09/06/14

Gli integrati


02/06/14

Lettera a Zia Cicci 2014

Cara zia Cicci,
non è stato un anno facile quello che sto per raccontarti. Soprattutto dal punto di vista professionale. Sono circa sei mesi che non riesco a trovare uno straccio di cliente su cui allocarmi e l'atmosfera nella azienda in cui lavoro si è fatta estremamente pesante. Licenziamenti, mobilità, trasferimenti più o meno forzati all'estero.
Lo so, non credi alle tue orecchie. Erano troppo diversi gli anni cui sei vissuta tu. Hai subito in prima persona le atrocità della guerra, è vero. Ma hai anche visto rinascere il nostro paese, e con lui le speranze di una vita migliore.
Avevate un sogno, quello di vedere i vostri nipoti vivere una vita più agiata della vostra. E per un certo periodo di tempo questo è sembrato possibile.
Ho pochi ricordi degli anni sessanta, e comunque edulcorati dalla mia età infantile. Eppure percepisco in maniera netta una sensazione di leggerezza e di luminosità che negli anni a seguire non sono più state presenti. E' proprio la luce che più mi è rimasta nella memoria. Contrasti definiti tra la luce e le ombre, cieli tersi e distese di gialli campi di grano accecanti.
Cara zia Cicci, col passare degli anni mi sono convinto che tu ci abbia lasciati nel momento migliore, nel punto più alto della nostra felicità. Forse in cuor tuo sapevi che il declino era dietro l'angolo, che quella luce così intensa ed amica si stava per spegnere, per la nostra famiglia e per molte altre.
La tua scomparsa, così prematura ed improvvisa, ci ha distrutti. Ma mi avrebbe distrutto di più vederti soffrire, ormai anziana e sola, delle nostre sventure. Mi consolo pensando che il destino abbia finalmente voluto donarti un'infinita serenità, quella serenità che hai cercato invano per tutta la vita e che noi non avremmo potuto darti negli anni a venire.
E quando ho voglia di ricordare il tuo volto, guardo quello di Andrea che ti somiglia tanto, anche troppo, e non solo nell'aspetto fisico. Quegli occhi grigi, che guardano lontano, verso ancestrali ed impenetrabili inquietudini, sono i tuoi.
Un'eredità meravigliosa e terribile al contempo.
Buonanotte zia cara, e al prossimo anno.