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La democrazia ai tempi della Boldrini

Il concetto di democrazia non è fisso ed immutabile nel tempo. Ha alcuni cardini imprescindibili ma si adatta ai tempi ed ai luoghi della storia.
Nel 1265 fu convocato il primo parlamento inglese ed avevano diritto al voto i possessori di terra dal valore di almeno 40 scellini. All'epoca l'evento sembrò un grande passo democratico e a nessuno venne in mente argomentazioni quali il suffragio universale o la libertà di parola. Semplicemente perchè la democrazia non è un assioma, un corollario matematico che non necessita di dimostrazioni. La democrazia è la coscienza collettiva delle libertà e necessità altrui. E questa coscienza va alimentata giorno dopo giorno, come un debole fiore tra gli arbusti. La democrazia è conquista, perché raramente arriva gratis. Quello che oggi molti di noi danno per scontato è frutto di anni ed anni di lotte, di battaglie, di sangue e, a volte, di morte. La democrazia è quindi un tessuto pregiato, composto da mille strati cuciti da chi ha vissuto prima di noi. Ma è un tessuto assai fragile: spesso, a furia di tirarlo da una parte o dall'altra, si lacera, e per ricucirlo ci vogliono altre lotte, altro sangue ed altro dolore.
La democrazia non è un salotto buono dei potenti, non è la sala da ballo del minuetto. Non è fatta di smancerie, di accordi sotto banco, di tacite connivenze tra la maggioranza e l'opposizione. La democrazia si sporca le mani, urla, grida contro le ingiustizie. La democrazia occupa gli scranni del governo se il governo deruba i cittadini di oltre sette miliardi. La democrazia protesta, lotta, insomma vive e fa vivere chi in lei crede. La democrazia non alberga nella ghigliottina della Presidente Boldrini o nelle gomitate di Dambruosio. La democrazia non sta nei giormali che sono al servizio del potente di turno. La democrazia sta nelle nostre coscienze. Sta alla nostra capacità di agire e di scegliere la sua sopravvivenza. E la nostra.

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