Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

15/02/14

La fine del capitalismo

Quella che stiamo vivendo non è una crisi di un'azienda, di un settore industriale o di un singolo paese. E' entrato in crisi irreversibile il sistema capitalistico così come lo abbiamo conosciuto durante il ventesimo secolo. Le ricette proposte da politici ed economisti sono totalmente inadeguate, tentano di guarire un moribondo con le medicine che ne stanno causando il decesso. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: l'economia basata sulla crescita del PIL, sull'aumento infinito della domanda di beni e servizi è finita e non tornerà più. Sicuramente arriverà un'altra società, con altre regole, speriamo più umane e dignitose rispetto a quelle imposteci dal capitalismo. Ma adesso siamo nel mezzo di un periodo di transizione, in cui assistiamo alla fine di un impero ma non sappiamo con quale forma esso verrà sostituito. Verranno anni difficili, anni in cui sarà impossibile assicurare il lavoro per tutti. L'unico modo di affrontare questa bomba ad orologeria è cercare di impostare una politica che preveda il reddito minimo garantito, attingendo le risorse economiche tramite una seria e sistematica lotta alla evasione fiscale, alla corruzione ed alle mafie. Eliminando gli sprechi di uno stato burocraticizzato e bizantino. Tassando le rendite di posizione e quelle finanziario-speculative. Solo così riusciremo a resistere alle forze impetuose che stanno spazzando via la società capitalistica. Ma non c'è più tempo da perdere, occorre iniziare subito prima che sia troppo tardi. E quando l'uragano si tramuterà in un dolce vento di una nuova società potremo rialzare la testa e rimboccarci le maniche. Ma saremo sopravvissuti.

11/02/14

Te lo do io Manchester


04/02/14

La democrazia ai tempi della Boldrini

Il concetto di democrazia non è fisso ed immutabile nel tempo. Ha alcuni cardini imprescindibili ma si adatta ai tempi ed ai luoghi della storia.
Nel 1265 fu convocato il primo parlamento inglese ed avevano diritto al voto i possessori di terra dal valore di almeno 40 scellini. All'epoca l'evento sembrò un grande passo democratico e a nessuno venne in mente argomentazioni quali il suffragio universale o la libertà di parola. Semplicemente perchè la democrazia non è un assioma, un corollario matematico che non necessita di dimostrazioni. La democrazia è la coscienza collettiva delle libertà e necessità altrui. E questa coscienza va alimentata giorno dopo giorno, come un debole fiore tra gli arbusti. La democrazia è conquista, perché raramente arriva gratis. Quello che oggi molti di noi danno per scontato è frutto di anni ed anni di lotte, di battaglie, di sangue e, a volte, di morte. La democrazia è quindi un tessuto pregiato, composto da mille strati cuciti da chi ha vissuto prima di noi. Ma è un tessuto assai fragile: spesso, a furia di tirarlo da una parte o dall'altra, si lacera, e per ricucirlo ci vogliono altre lotte, altro sangue ed altro dolore.
La democrazia non è un salotto buono dei potenti, non è la sala da ballo del minuetto. Non è fatta di smancerie, di accordi sotto banco, di tacite connivenze tra la maggioranza e l'opposizione. La democrazia si sporca le mani, urla, grida contro le ingiustizie. La democrazia occupa gli scranni del governo se il governo deruba i cittadini di oltre sette miliardi. La democrazia protesta, lotta, insomma vive e fa vivere chi in lei crede. La democrazia non alberga nella ghigliottina della Presidente Boldrini o nelle gomitate di Dambruosio. La democrazia non sta nei giormali che sono al servizio del potente di turno. La democrazia sta nelle nostre coscienze. Sta alla nostra capacità di agire e di scegliere la sua sopravvivenza. E la nostra.