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La memoria dimezzata

Il 27 gennaio è il giorno della memoria, il giorno in cui si ricorda la Shoah, lo sterminio di milioni di innocenti da parte della Germania naziata, colpevoli soltanto di appartenere alla religione ebraica.
Ci sono innumerevoli testimonianze degli orrori perpetrati dalle SS nei campi di concentramento, dissemninati in quasi tutta l'Europa occupata dall'esercito del Terzo Reich. Fotografie, filmati, interviste dei pochi sopravvissuti. Eppure c'è qualche razzista che ancora oggi tende a minimizzare, se non addirittura a negare l'esistenza dell'olocausto ebraico.
Questi mascalzoni, che in maniera connivente vengono chiamati solamente "negazionisti", non sono soltanto delle "teste rasate", dei poveri ignoranti vissuti nel degrado fisico e morale. Alcuni sedicenti storici, e persino qualche alto prelato, hanno sposato la causa del "negazionismo", a dimostrazione di quanto l'antisemitismo non sia un fenomeno appartenente al passato, ma un virus che è sempre forte e presente persino nella civilissima Europa.
Discorso a parte merita l'antisemitismo islamico. Purtroppo il governo israeliano spesso si è macchiato di azioni che non recano onore ai morti dell'olocausto. E' vero che il massacro di Sabra e Shatila fu perpetrato dalle falangi libanesi, ma l'ONU ha stabilito la responsabilità indiretta del governo israeliano, allora presieduto da Begin e con Sharon al Ministero della Difesa, per non avere impedito l'eccidio. Ma è un errore confondere l'operato di un governo con le responsabilità del suo popolo. Solo separando queste entità si può essere favorevoli, come il sottoscritto, alla nascita del libero stato della Palestina e sentirsi in vicinanza col popolo ebraico e le sue sofferenze, patite nella seconda guerra mondiale.
Ma c'è un territorio che nemmeno nel giorno della memoria viene sufficientemente esplorato. Per anni si è giustamente messo in risalto le responsabilità dei Nazisti e di Hitler in primo luogo. Ma poco si è detto e scritto sulle responsabilità dei popoli occupati dalle truppe tedesche.
In Italia, dopo l'8 settembre 1943, in Francia, con l'avvento dello stato fantoccio di Vichy ed in Olanda, subito dopo l'occupazione nazista, si è assistito ad una vasta opera di delazione nei confronti della popolazione ebraica. Se i tedeschi poterono usufruire di elenchi dettagliatissimi che contenevano i nomi, gli indirizzi e la composizione delle famiglie ebraiche lo si deve non solo alla solerzia malefica dei funzionari della polizia, ma soprattutto alle "soffiate" che arrivavano nelle "Kommandanturen" delle SS. Fu probabilmente un vicino a dire ai tedeschi il posto in cui si nascondeva la famiglia Frank e sua figlia Anna.
E' vero che in quegli stessi paesi si verificheranno straordinari atti di coraggio che consentirono a molti ebrei di avere salva la vita. Ma furono, appunto, atti straordinari, compiuti da pochi uomini giusti. La stragrande maggioranza della gente si girò dall'altra parte se non addirittura collaborò con i nazisti.
Ciò accadde non solo per la paura che incutevano le SS. In Europa un sentimento antisemita serpeggiava da secoli. E poi ci fu chi vide la delazione come una lucrosa opera di sciacallaggio: gli ebrei rastrellati dai nazisti o dalla polizia compiacente lasciavano "a disposizione" i loro beni: case, negozi e possedimenti. Molti finirono nelle mani dei potenti gerarchi nazisti e dei ras locali. Ma le briciole arrivarono anche a chi faceva opera di delazione.
Dobbiamo fare i conti con questa parte oscura della storia europea durante l'occupazione nazista. Negarla o minimizzarla, oltre a costituire un falso storico, contribuisce alla nascita di un'Europa ingiusta, incapace di imparare dalle terribili lezioni offerte da un passato recente.
Un'Europa non di popoli uniti nel nome della uguaglianza, ma un'Europa di poteri forti, di sfruttamento e di imbarbarimento politico e morale. Un'Europa in cui un nuovo Hitler potrebbe nascere da un momento all'altro.  

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