Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

15/12/14

Oggi io non sono

T'ho strappato un sorriso
che sapeva di lacrime.
E il cuore a brandelli
ho trascinato via.
M'indebolisce mostrarmi forte
e il domani si fa affannoso.
Arriva la notte ad oscurare i pensieri
gli dei delle tenebre danzano orribili.
Oggi io non sono,
il vento gelido mi trapassa indifferente.
Giungerà l'alba e non avrà calore.

10/12/14

Antipolitica


Esimio Presidente Napolitano,

dopo giorni di silenzio assordante ha deciso di pronunziarsi sulla avvilente situazione politica in cui versa la Capitale del nostro Paese e la Nazione tutta.
Ha stigmatizzato i comportamenti di chi intraprende la politica come affare privato e non un servizio per la collettività. Tuttavia il Suo pensiero ha deragliato paurosamente quando si è trattato di affrontare il problema dell'"antipolitica", come Lei stesso ha definito il diffuso senso di lontananza dei cittadini dalle Istituzioni e dalle associazioni che dovrebbero rappresentarli.
Lei ha confuso la causa con l'effetto, signor Presidente e, se mi permette, questo è assai grave per la prima carica dello Stato. L'antipolitica non è uno dei mali del nostro paese, semmai è la febbre che ci avverte come parti del corpo costituzionale italiano siano ormai andate in cancrena.
E sarebbe compito della "buona politica" debellare questa mortale infezione facendo una definitiva operazione di pulizia e di trasparenza al proprio interno, senza aspettare che a togliere i panni sporchi sia la solita e bistrattata Magistratura.
A me non sembra che in questi ultimi anni i partiti cui Lei ha affidato il governo, e quelli che si sono accordati con essi, abbiano capito questa lezione. Anzi il livello di moralità è andato abbassandosi a dismisura, forse perché non essendo più eletti ma nominati, gli uomini politici si sentono al di sopra di ogni sospetto.
Forse, signor Presidente, Lei è troppo stanco e troppo legato ad antichi scenari politici per avvedersi di tutto questo. Spero vivamente per il Suo bene e per il bene del nostro Paese che Lei decida al più presto le Sue dimissioni. Un gesto dovuto che non sposterà molto il giudizio storico sul Suo operato di uomo politico e di Presidente della Repubblica. Ma che Le consentirà di uscire di scena con dignità.

01/12/14

L'urna elettorale

E' del tutto naturale che Renzi ritenga il fenomeno dell'astensionismo come un problema di secondaria importanza. In primis perché ogni voto astenuto è un voto probabilmente tolto al Movimento 5 Stelle. Ma soprattutto perché la concezione della democrazia dell'ex sindaco di Firenze non è poi troppo dissimile da quella di Berlusconi: l'importante è governare, costi quel che costi. A qualunque prezzo, sia per il PD che per il paese.
Invece l'astensionismo è un termometro fondamentale per misurare lo stato di salute di un sistema politico.
Ci saranno sempre degli scontenti che non si sentono rappresentati da alcuno schieramento, è fisiologico. Soprattutto in quelle democrazie che tendono al bipolarismo, che allontanano da se i partiti meno moderati, sia a destra che a sinistra. Ma quando l'indice supera il 50% è del tutto evidente che i partiti politici, i loro dirigenti ed i militanti non riescono più a rappresentare le istanze della maggior parte della popolazione. 
I partiti, come tutte le cose di questo mondo, hanno un loro ciclo di vita: nascono, crescono e muoiono. Nelle democrazie sane tutto ciò avviene in maniera incruenta, i vecchi sodalizi vengono sostituiti da nuovi, con nuovi personaggi e nuovi leader. Alle volte la morte di alcuni partiti non è altro che la fine di regimi totalitari, alle volte i partiti muoiono e rinascono senza cambiare nome, ma con un profondo rinnovamento dei protagonisti della scena politica.
In Italia invece abbiamo avuto l'illusione che la fine della prima repubblica potesse spazzare via i vecchi partiti responsabili dello sfascio politico. In effetti La DC è sparita, come il PLI. Mentre altri partiti sono stati ridotti a percentuali minime, come il PSI ed il PRI. Ma anche chi apparentemente non fu toccato dalle inchieste di "mani pulite" sentì la necessità di cambiare livrea: il PCI si è tramutato in DS, poi Ulivo ed infine PD. Ed anche il MSI è ormai un partito disciolto, in parte confluito nel partito di Berlusconi.
Ma a questo rinnovato quadro politico non è corrisposto un radicale cambiamento della classe politica. Nelle stanze dei bottoni di questi nuovi partiti si sono insediate le seconde linee della prima repubblica, tra l'altro meno capaci dei loro predecessori. Casini, D'Alema, Fini, i figli di Craxi e di La Malfa non hanno portato una ventata di novità nel panorama politico, anzi mai come nella seconda repubblica abbiamo assistito alle lottizzazioni degli enti pubblici ed alla spartizione delle poltrone che contano col manuale Cencelli.
Berlusconi, che per venti anni si è proclamato il nuovo che avanza, non ha fatto altro che raccogliere la spazzatura della DC che il centrosinistra non ha avuto il coraggio di inglobare. Ha fatto come con le sue televisioni, che copiavano i programmi della RAI con vecchi presentatori in odore di P2.
I diciottenni di oggi sono nati in questa palude politica impresentabile ed è ovvio che se ne tengano alla larga. E chi si era illuso che il centrosinistra di Renzi non fosse un puro marketing oggi ha disertato le cabine elettorali. Gli elettori di Forza Italia poi stanno seguendo le sorti del loro padrone: sono in via di estinzione, riesumati di tanto in tanto dalla imbecillità delle scelte del centrosinistra.
Non è certamente questo lo scenario di una repubblica in buona salute.
Un discorso a parte merita il M5S. Tra i tanti partiti e partitucoli che sono nati negli ultimi anni il movimento ispirato da Grillo è l'unico partito (o non partito, come preferiscono essere chiamati i militanti del M5S) veramente nuovo, con facce nuove ed organizzazione nuova.
E' riduttivo definirlo un movimento di protesta perché ha uno statuto, ha presentato svariate proposte di legge, molte ispirate dal più sano buon senso, tutte regolarmente bocciate dai partiti del "patto del Nazareno".
Con la corruzione dilagante e l'insipienza della classe politica ed imprenditoriale il M5S, dopo un iniziale successo alle ultime politiche, ha subito diverse battute d'arresto nelle elezioni amministrative ed europee. Colpa dell'inesperienza di Grillo e Casaleggio, di una non sempre felice scelta di portavoce e capi ufficio stampa. Ma colpa anche di tanto, tantissimo fango che la servitù dei giornalisti italiani ha versato sul movimento e sulle loro azioni, tacendo, distorcendo ed inventando di sana pianta.
Tuttavia se il M5S non dilaga buona parte della responsabilità è dell'elettorato italiano. L'italiano medio, anche quando vota centrosinistra, è fondamentalmente conservatore. Anche se è nella merda fino al collo a causa delle politiche scellerate dei governi di centrodestra e di centrosinistra che si sono succeduti negli ultimi venti anni, ha paura del cambiamento. Non lo capisce.
Si lamenta, al bar, nei mezzi pubblici ed in ufficio, delle tasse troppo alte e dei governanti ladri. E poi si fa corrompere con 80 euro. Siamo un popolo di elettori mediamente ignoranti, gretti e menefreghisti. Di quaqquaraqquà e caporali, subito pronti a cambiar casacca quando il vento cambia direzione. C'è gente che è andata ai funerali di Berlinguer ed oggi guarda alla Moretti come una nuova Pasionaria.
Fondamentalmente ci meritiamo tutto, anzi forse di peggio, come il 28 aprile del 1945 a piazzale Loreto a Milano. Solo che stavolta a penzolare a testa in giù non ci saranno i cadaveri dei gerarchi fascisti, di Mussolini e della sua amante. Ci sarà il futuro dei nostri figli. E ad impiccarli saremo stati noi con le nostre stesse mani ed una matita copiativa, dentro la cabina elettorale.

02/11/14

Mi mancate


17/10/14

Ruggero il grande.

Quarant'anni fa, il 17 ottobre del 1974, se ne andava da questa vita mio nonno. Era ancora giovane dal punto di vista anagrafico, 69 anni, ma era assai malandato per colpa di quel maledetto diabete che minaccia da generazioni tanti componenti della sua genia.
Eravamo assai diversi. Lui estroverso, amante delle feste paesane e del convivio. Laziale fino al midollo e fascista convinto (ma con la tessera della DC). Accanito fumatore di nazionali senza filtro, giocatore di biliardo e discreto cacciatore. 
Era di una generosità eccezionale. Quando morì, mia nonna si accorse che mancavano parecchi soldi sul conto corrente: nonno non negava un aiuto a chi aveva bisogno e spesso si dimenticava di chiedere indietro le somme prestate. Si commuoveva facilmente e molti se ne sono approfittati. Dell'ultimo prestito non ne sapemmo più nulla né la banca volle dirci a chi nonno aveva dato la somma di denaro. Il direttore, un caro amico di nonno, ci disse solo di guardarci attorno, segno evidente che aveva prestato i soldi ad una persona assai vicina a noi e che evidentemente conoscevamo bene. Un parente o un amico, chissà.
Questo era nonno, un uomo complesso e complicato, capace di slanci di bontà assoluti ma con l'opera omnia di Mussolini e la biografia di Rodolfo Graziani sulla libreria.
Forse se fosse vissuto di più avrei avuto modo di capire le sue sfaccettature e di apprezzarne meglio l'umanità. Mi consola la considerazione che abbia fatto in tempo a vedere lo scudetto della Lazio di Maestrelli, il matrimonio delle sue figlie e di sua cognata, la sorella di mia nonna, praticamente una terza figlia. Ha fatto in tempo a vedere anche la nascita di Andrea ed è morto quando ancora nessuno di noi poteva sospettare il suo stato di handicap. In fondo se ne è andato nel momento migliore, quando il sole splendeva ancora alto ed il cielo era azzurro e limpido.
Solo i più grandi sanno quando è ora di uscire di scena. E forse, a modo suo, è stato grande anche lui.

20/09/14

La pistola alla tempia

Un tentato suicidio. Ed uno purtroppo riuscito. Questa è la triste statistica, che non vuole essere rappresentativa ma che indica quello che sta accadendo nel mio microcosmo lavorativo.
Finché certe cose le leggi sui giornali fanno un certo effetto. Poi quando le tocchi con mano e sfiorano la tua esistenza ti rendi veramente conto della drammaticità del problema.
Questa crisi non solo ha reso miserabile e precario il mondo del lavoro, ma sta svuotando le nostre vite di qualunque prospettiva futura. Non coinvolge solo il nostro portafoglio ma si insinua dentro i meandri della nostra esistenza, scardinando le certezze che rendono dignitosa la vita umana.
Si dirà che queste persone avevano già dei problemi, che erano malate. Ma io voglio ribaltare questo discorso auto assolutorio, fatto da chi vuole crearsi comodi alibi e credere di avere la coscienza tranquilla: questi colleghi si sono ammalati a causa del disagio che la crisi ha procurato loro.
E mentre oggi sentivo parlare Renzi ed il suo maggiordomo Ichino sull'abolizione dell'articolo 18 ed il progressivo smantellamento dello Statuto dei Lavoratori, non ho potuto fare a meno di ripensare a questi sfortunati colleghi. E le parole del Presidente del Consiglio assumevano il rumore di una pallottola sparata da un revolver. Puntato alla loro tempia.

15/09/14

Il più lungo giorno

Esistono fasi nella vita in cui si arriva ad un punto di non ritorno. Ciascuno di noi ha una capienza di sopportazione, superata la quale l'acqua tracima dal vaso irreversibilmente.
Credo proprio di essere giunto oltre il mio limite, molti sono i sintomi che me lo suggeriscono.
Innanzi tutto non sopporto più niente e nessuno. In ufficio, per la strada ed altrove. E' evidente che la distanza tra me ed il mondo di cui mi sono circondato è tale che non esistono più punti di contatto umani ed intellettuali.
Non mi interessa più niente di quello che faccio per campare. Trovo tutto stupido, inutile, frutto di vanità umana. E le persone coinvolte in queste attività mi appaiono superficiali, prive di spessore, insignificanti se non addirittura irritanti.
Non vorrei essere frainteso. Non mi sento affatto superiore a tutti costoro. E' solo che ho scoperto di essere diverso, infinitamente. E questa distanza, che ho cercato inutilmente di colmare per una vita, desidero tanto diventi definitiva.
Dovrei prendere delle decisioni drastiche, rinunciare a quel poco o tanto che ho ed iniziare una nuova esistenza. Ma non sono solo. Ho due persone meravigliose che hanno bisogno di me, non posso tornare a casa dicendogli che ho deciso di fare lo scrittore o il giornalista. I ventisette del mese è una scadenza inesorabile cui è impossibile rinunciare quando vuoi veramente bene a qualcuno.
Ma se è vero, come è vero, che hanno bisogno di me, dovrebbero avere a disposizione un me in condizioni di salute fisiche e psichiche dignitose. Condizioni che oggi non ho affatto.
Sono scosso, angosciato ed impaurito. Le sberle che ho dovuto sopportare in questi ultimi anni, invece di rafforzare il mio carattere e magari renderlo un po' più duro e menefreghista, hanno distrutto le mura del mio castello, spalancato il ponte levatoio, lasciandomi indifeso alla mercé di qualunque emozione.
Sono vulnerabile nonostante i miei lunghi 53 anni. Tutto è pesante, doloroso e faticoso. Stento a riconoscere i pericoli reali da quelli che derivano dai guasti della mia mente ed ogni giorno è una guerra sanguinosa piena di nemici.
E domani è un altro giorno, uguale agli altri, pieno di ansie e timori. Anche domani è il più lungo giorno.

13/09/14

Il destino di Renzi

Certo che usciremo da questa crisi. L'incognita è quando e come. La storia dell'umanità è costellata da cicli politici ed economici che hanno vissuto fasi di crescita, prosperità e di irrefrenabile declino.
Sin dalle ere preistoriche l'alternarsi delle scoperte tecnologiche, il ferro ed il bronzo ad esempio, hanno determinato la fine di città e stati ritenuti eternamente invincibili. Così come le colonizzazioni e le invasioni hanno ribaltato, nel corso della storia, i rapporti di forza tra società antitetiche.
A questa legge non sta sfuggendo, né sfuggirà, la società industriale-capitalistica. E a nulla servirà ai potentati industriali e finanziari la ricerca di nuovi mercati, i cosiddetti mercati emergenti. In una società fortemente globalizzata ed interconnessa impiegheranno un tempo storicamente breve a saturarsi e ad accelerare il declino della società che noi oggi siamo abituati a conoscere.
Il nostro è un periodo storico e culturale di decadenza nel senso più ampio della parola. Siamo in grado, almeno la maggior parte delle persone dotate di sano intelletto, di percepire nettamente la fine inesorabile dell'attuale sistema, ma non abbiamo ancora tutte le armi culturali e tecnologiche per vedere cosa verrà a sostituirlo.
Tuttavia la constatazione della fine di un ciclo porta a delle considerazioni oggettivamente incontrovertibili. Per cercare di uscire dalla crisi occorre smettere di percorrere i sentieri battuti dalla economia e dalla politica morenti. In queste fasi bisogna evitare tutte quelle ricette e quelle scuole di pensiero che appartengono alla fase in declino, osando con coraggio ed ostinazione nuove strategie.
Occorre insomma avere una forte propensione verso le novità, le alternative economiche, politiche e sociali. Ovviamente il sistema morente tenterà in ogni modo di farle apparire come utopie irrealizzabili o soluzioni di minima portata, aiutati da una classe politica e giornalistica miope e connivente. Perché nessuna innovazione è priva di conseguenze e, soprattutto, tende a spazzare via quelle situazioni di rendita che con l'"ancient regime" hanno prosperato.
Ecco perché vanno segnalate con sospetto tutte queste false innovazioni che ci sta proponendo il governo Renzi. Basta guardare la direzione in cui è andato il pacchetto di riforme genericamente chiamato "Sblocca Italia".
Sono strategie antiche, come il ricorso alla cementificazione ed alla costruzione indiscriminata di case, quando il mercato ormai è saturo e la crisi spinge le banche a non erogare mutui.
Altro residuato politico è il ricorso alla costruzione di inceneritori. In questa visione i rifiuti urbani ed industriali vengono visti come uno scarto e non come delle risorse da riciclare tramite l'utilizzo spinto della raccolta differenziata e delle nuove tecnologie di recupero.
Dovremo aspettarci forti cambiamenti nel prossimo futuro, soprattutto i nostri figli ed i nostri nipoti. Spesso saranno cambiamenti difficili se non drammatici. Ma se fin da oggi avessimo una classe politica in grado di osare, un classe politica finalmente libera dalle pressioni della finanza e dalle forze oscure della malavita organizzata, potremmo affrontare i cambiamenti inesorabili con meno paure e timori.
Purtroppo non vedo in Renzi e nelle forze politiche che lo sostengono questo coraggio e questa autonomia. Vedo solo l'espressione di un sistema ormai in declino e che non si rassegna al destino ineluttabile della storia.

21/08/14

Gli amici di Andrea

Nei mesi estivi, quando il caldo e l'afa si fanno insopportabili, Andrea, mio fratello, scende sul marciapiede antistante la porta di casa e si siede su una sedia da regista, per godersi un po' di frescura, l'unico vero suo momento di indipendenza.
Non si allontana, perché si è assunto il compito di controllare quanto avviene in famiglia, se mamma e papà stanno bene, se si sono ricordati di prendere le pasticche e quant'altro.
Un compito durissimo per un ragazzo "sensibile" come lui, ma cui lui non può o non vuole rinunciare.
Nelle pieghe della sua fragilità c'è un coraggio inaudito, ma non è di questo che voglio parlare.
Andrea ha la sana abitudine e la buona educazione di salutare le persone che gli passano accanto: spesso sono amici o parenti che ricambiano il saluto. Ma molti sono perfetti sconosciuti, che Andrea seleziona e reputa degni di essere salutati. La mia sensazione, corroborata dal fatto di conoscerlo molto bene, è che Andrea saluti chi percepisce essere in una situazione di disagio. Andrea ha il sesto senso per queste cose. Dallo sguardo di una persona, dal suo modo di incedere lui percepisce se nell'animo di questi uomini e donne alberghino pensieri tristi, preoccupazioni.
Andrea vede cose che noi non siamo più abituati a vedere, perché presi dalle nostre pretese di infallibilità e da quel tasso di egoismo che non difetta in nessuno.
Alcuni rimangono stupiti da questo saluto, altri guardano, capiscono e tirano via senza rispondere. Ma un nutrito numero di persone non rimane indifferente. Quel "Buongiorno signore!" o  "Buonasera signora!" arrivano nel profondo come una carezza di una madre.
E, ogni volta che passano davanti la porta di casa e lo vedono seduto, non mancano di salutarlo: credo che Andrea abbia più amici di quanti possa farmene io in tre vite consecutive.
Ieri sera uno dei suoi "amici", per me assolutamente sconosciuto, si è fermato a salutarlo. Ma non si è limitato a questo. Ha iniziato a parlargli, ad invitarlo a vedere la festa delle contrade. Infine gli ha chiesto di venire con lui a prendersi un gelato.
Figuratevi se io avrei mai potuto mandare Andrea con un estraneo, per giunta all'apparenza un po' allegro, con quell'allegria che deriva dall'aver bevuto un bicchiere in più.
Ma poi arriva una frase che spariglia tutte le mie certezze.
"Vieni Andrea, stai sempre solo, seduto li. Vieni!"
Andrea mi guarda, come fa sempre quando vuole da me un cenno di approvazione ed io lo lascio andare. Un gesto da incosciente, scriteriato. Ma quella frase mi ha fatto capire che questo "sconosciuto" non si è limitato a guardarlo e a rispondere al suo saluto, distrattamente. Ha guardato Andrea come un essere umano, con le sue sofferenze e le sue solitudini, trattandolo alla pari.
Ecco quello di cui Andrea ha bisogno: qualcuno che scenda dal suo piedistallo di presunta normalità e che lo ammiri per quello che è o che fa intravedere di essere.
Ho passato i dieci minuti più lunghi della mia vita, tanto è durato il viaggio verso il bar di Andrea e del suo sconosciuto amico. Confesso di non aver resistito e di averli pedinati da lontano. Lo so è da imbecilli.
Quando sono tornati indietro, con malcelata calma, ho ringraziato lo "sconosciuto". Ho scoperto che è un ragazzo straniero, probabilmente dell'est Europa, ma dotato di una buonissima padronanza della lingua italiana.
E mentre lo salutavo, ringraziandolo per la centesima volta, ho iniziato a pensare a quanti italiani avrebbero fatto lo stesso. E se io avrei fatto la stessa cosa se un ragazzo un po' strano mi avesse salutato dalla sua sedia da regista.
Questa cosa ha fatto molto bene ad Andrea, ma ha fatto molto più bene a me. Mi ha fatto capire tutto il rispetto che merita Andrea, il rispetto che meritano questi ragazzi venuti da lontano e che lasciano le loro famiglie senza vederle per anni. 
Ecco perché la prossima volta che qualcuno di voi parlerà male dei rumeni, degli extracomunitari, come se fossero una sola persona, sentirà arrivare un ben assestato calcio nel culo.
No, non sarò stato io. Ve lo avrà dato Andrea per mio tramite. Perché mio fratello non tollera che si parli male dei suoi amici.

12/08/14

Luna


Nano nano


08/08/14

La modernità degli usi civici


30/07/14

L'inchino democratico


28/07/14

Parlami

Dirai le stesse cose.
Ma il suono della tua voce
infrangerà il silenzio.
Combatteremo insieme
le nostre paure:
il domani e quel che c'è oltre.
Troveremo noi stessi
mano nella mano.
Dimenticandoci di quel dio
che non ci ha fatto come lui.

27/07/14

Temporale


22/07/14

Inutilità

Cerco di essere dieci passi oltre le mie ansie ed i miei sensi di colpa. Quando vado a dormire li lascio ai piedi del letto. Quando salgo sul treno li abbandono alla sala d'aspetto della stazione.
Nel luogo di lavoro questa operazione mi riesce meno, perché è li l'origine dei miei mali. Le aziende private, chi più chi meno, adoperano delle finissime strategie per far ricadere sui dipendenti le responsabilità della loro cattiva gestione. Isolano i lavoratori, spesso li mettono gli uni contro gli altri in una squallida guerra tra poveri.
Ed in questi frangenti molte persone danno il peggio di se: invece di tenere la schiena dritta e reclamare dignitosamente i propri diritti, strisciano come larve bavose e melliflue, credendo, con questo comportamento, di conservare il posto di lavoro.
Poi ci sono gli "autistici del lavoro", personaggi generalmente asociali, che sono refrattari a qualunque tipo di solidarietà umana. Per costoro è solo una perdita di tempo nel diagramma di Gantt del progetto.
Io, invece, per natura sono sempre stato poco incline a farmi assorbire totalmente da una qualunque sorta di attività umana. E' come se fossi pervaso da un sano cinismo che mi fa ricondurre alle giuste proporzioni le vicissitudini della vita.
Parliamoci chiaro: alcuni lavorerebbero gratis pur di esercitare quel microscopico potere che ti consente di avere una azienda di grandi dimensioni.
Per me il lavoro è una fastidiosa necessità: cerco di non rubare lo stipendio, quando posso. Ma non essendo assolutamente attratto dalle sirene del consumismo e della moda, evito di prostituirmi per fare carriera.
Il mio limite è proprio questo, mi contento. E se proprio devo incazzarmi preferisco farlo per cose più importanti, come la politica e la giustizia.
Certo, se l'umanità fosse tutta come me non avremmo ancora scoperto l'America e vivremmo su delle palafitte malsane, ma almeno non avremmo davanti agli occhi le ruberie delle caste che strangolano il nostro paese, né i corpi dei bambini uccisi nella striscia di Gaza.
Pigro, cinico, disincantato e dalla battuta feroce, di quelle che difficilmente ti fanno rialzare dal tappeto. Ma anche tollerante, democratico nel senso più ampio della parola e naturalmente incline a stare dalla parte dei più deboli, dei disadattati, dei matti.
Egoista e a volte meschino nelle piccole cose, ma mai codardo di fronte alle grandi responsabilità.
Eccomi dunque. Un perdente di successo, un disadattato per scelta e per orgoglio, uno difficilmente inquadrabile ed irreggimentabile. Uno che ci ha provato. Ma non gli è andato tutto per il verso giusto. Un orbo in terra di ciechi e tenace dissipatore di talento. Uno che vorrebbe stare da solo ad occhi chiusi. In un infinito, meraviglioso ed inutile trascorrere del tempo.

20/07/14

Caro Giudice


08/07/14

Il mondo di Andrea

Il mondo di Andrea è un luogo meraviglioso. E' fatto di cose semplici ma che non rinunciano alla poesia. Il mondo di Andrea è fatto di mangiare, bere e dormire. Ma è anche pieno di suoni, di musica e di immagini.
Nel mondo di Andrea c'è il campanile della chiesa, con i rintocchi che scandiscono il trascorrere del tempo, sempre uguale e sempre diverso. Ci sono le nuvole nere che minacciano pioggia e che vanno controllate minuziosamente. C'è la musica degli America, degli Eagles e tutta la musica pop degli anni 80, una colonna sonora di momenti intensi, alcuni belli altri orribili.
Il mondo di Andrea è fatto di una sedia "da regista" e delle macchine che vanno su per la salita che porta alla piazza del Comune. E' fatto di gente che risponde al suo saluto pur non conoscendolo, di autobus sbuffanti della Cotral, che lui sente arrivare ancor prima di vederli apparire.
Il mondo di Andrea è fatto di mamma, papà, Stefano, Patrizia. E tutto il resto del mondo, di cui lui si accolla i pensieri e le preoccupazioni: dalle guerre alla povertà. Dalle malattie alla riforma della scuola.
Il mondo di Andrea è meraviglioso e, una volta conosciuto, è impossibile sfuggirgli. Si viene risucchiati da questo enorme buco nero fatto di bontà, dolcezza, altruismo. E mi chiedo sempre più insistentemente se sia lui ad essere malato, oppure noi, piccoli esseri viventi, incapaci di vedere tutte queste ricchezze.
Ed ora non chiedetemi più di tornare ad essere quello di prima, non ci riuscirei né lo vorrei. Dammi la mano Andrea e fammi entrare nel tuo mondo. Insegnami tutte le cose che solo tu puoi vedere.

07/07/14

Cala la sera

Cala la sera. 
Il buio fa difficili e lenti 
i gesti quotidiani, 
le parole, 
i pensieri. 
Il coraggio svanisce, 
tornano antichi fantasmi. 
Dalla finestra 
entra l'ira bestiale, 
cadono gli dei, 
sparisce l'umano. 
La prigione delle mura
toglie il respiro. 
Si può morire
senza essere mai vissuti.

24/06/14

L'Italia che ti aspetti

Questa squadra italiana che esce dal mondiale, per la seconda volta consecutiva, somiglia enormemente all'Italietta raccontata degli inutili quotidianucci che vanamente riempiono le edicole di carta formato tabloid.
Giocatori vanagloriosi, iperquotati e supervalutati che si sciolgono davanti alle prime difficoltà sportive, sono lo specchio di una classe politica composta di incapaci, figli di papà, raccomandati di ogni ordine e grado che giocano al "Piccolo Statista". Salvo scomparire come neve al sole quando gli indicatori economici li bocciano incontrovertibilmente. 
Somigliano agli imprenditori di terza o quarta generazione, che mai hanno faticato in vita loro, abituati agli agi, agli ozi ed ai vizi. E che vengono manovrati da finanzieri senza scrupoli, che succhiano la linfa vitale delle loro aziende e dei lavoratori. Capitani coraggiosi che vilmente delocalizzano beni e servizi.
Ricordano tanto quei giornalisti le cui carriere sono scandite dalle tessere di partito acquisite, sempre pronti a saltare sul carro del vincitore di turno, mestieranti non più al servizio delle notizie ma del capo della corrente di partito.
Dentro gli spogliatoi della Nazionale si respira quel malsano odore di dilettantismo, quel nauseante tanfo dovuto alla mancanza di meritocrazia che è il vero protagonista di tutti i mali del nostro paese.
Abbiamo una squadra mediocre, composta da giocatori, allenatori e dirigenti mediocri. In un paese mediocre, dove i migliori sono scappati via o si sono assuefatti alla maledetta arte di arrangiarsi che ci condanna da secoli all'oblio.

23/06/14

La strage dei cinquantenni.

Se ne parla poco o per niente. Occorre che le persone, quando sono a cena e guardano il telegiornale, abbiano la sensazione che la crisi sia ormai alle spalle, che Renzi ormai abbia salvato il nostro paese e ci aspettino anni di vacche grasse.
Non è così. La crisi non è affatto finita, anzi ci siamo nel bel mezzo. E non abbiamo ancora visto gli effetti devastanti che provocherà in tempi brevi.
Noi stiamo vivendo seduti su una bomba ad orologeria: i giovani non hanno lavoro e per quei pochi che ce l'hanno si fa via via sempre più precario e rarefatto. I cinquantenni vengono espulsi dal mondo del lavoro, soprattutto dalle aziende private, in maniera drammatica. Questo perché sono lavoratori che hanno troppi diritti, frutto di anni di battaglie politiche e sindacali. Oggi le aziende delocalizzano la manodopera all'estero, anche nel settore terziario, oppure assumono a tempo determinato neo laureati trattandoli poco meglio di come gli antichi romani trattavano gli schiavi.
Ma la situazione dei cinquantenni è la vera miccia che potrebbe fare esplodere il precario equilibrio sociale del nostro paese. Un cinquantenne che perde il posto di lavoro difficilmente potrà sperare di trovarne un altro per i motivi sopra elencati. Ma un cinquantenne spesso ha una famiglia da mantenere, figli da far studiare, genitori anziani che hanno bisogno del loro aiuto, anche economico.
Licenziare un cinquantenne significa distruggere un'intera famiglia, le sue aspettative ed i suoi sogni.
Secondo il CENSIS la disoccupazione degli ultra cinquantenni è aumentata del 146% dal 2008 ad oggi: sono dati impressionanti che lasciano presagire un futuro drammatico per i nuclei familiari del nostro paese. 
Ma è drammatico anche il modo in cui questi lavoratori vengono allontanati. Alcuni finiscono in mobilità o in cassa integrazione poiché le aziende ove prestavano la loro opera chiudono per fallimento.
Ma molti vengono "costretti" al licenziamento perché di fatto trasferiti, da un giorno all'altro, in città distanti da quella in cui risiede la propria famiglia. Addirittura le aziende multinazionali usano il trasferimento verso stati stranieri come minaccia nei confronti del lavoratore.
Quindi, ai già clamorosi dati del CENSIS, vanno aggiunte tutte le decine di lavoratori cinquantenni che si licenziano in maniera affatto spontanea, vinti dalle pressioni psicologiche cui vengono quotidianamente sottoposti. Pressioni che con difficoltà vengono sanzionate dal legislatore, severo con i deboli e debole con i forti. Con la connivenza della quasi totalità della classe politica e degli operatori dell'informazione, spesso asserviti alle volontà di potentati economici affatto distanti dalla malavita organizzata.
E' in atto una strage, la strage dei cinquantenni: troppo vecchi per poter ricominciare da capo, troppo giovani per poter godere dei contributi versati. Ma questa strage è la strage della colonna portante del nostro paese, di quella classe media che stringe i denti e paga le tasse, finché ci riesce. E' la strage di chi mantiene lo Stato. E' la fine del mondo civile così come lo abbiamo conosciuto per tanti anni. E che per tanti anni lo abbiamo dato colpevolmente per scontato. 

18/06/14

Se questo è un lavoro.


16/06/14

Passerà


09/06/14

Gli integrati


02/06/14

Lettera a Zia Cicci 2014

Cara zia Cicci,
non è stato un anno facile quello che sto per raccontarti. Soprattutto dal punto di vista professionale. Sono circa sei mesi che non riesco a trovare uno straccio di cliente su cui allocarmi e l'atmosfera nella azienda in cui lavoro si è fatta estremamente pesante. Licenziamenti, mobilità, trasferimenti più o meno forzati all'estero.
Lo so, non credi alle tue orecchie. Erano troppo diversi gli anni cui sei vissuta tu. Hai subito in prima persona le atrocità della guerra, è vero. Ma hai anche visto rinascere il nostro paese, e con lui le speranze di una vita migliore.
Avevate un sogno, quello di vedere i vostri nipoti vivere una vita più agiata della vostra. E per un certo periodo di tempo questo è sembrato possibile.
Ho pochi ricordi degli anni sessanta, e comunque edulcorati dalla mia età infantile. Eppure percepisco in maniera netta una sensazione di leggerezza e di luminosità che negli anni a seguire non sono più state presenti. E' proprio la luce che più mi è rimasta nella memoria. Contrasti definiti tra la luce e le ombre, cieli tersi e distese di gialli campi di grano accecanti.
Cara zia Cicci, col passare degli anni mi sono convinto che tu ci abbia lasciati nel momento migliore, nel punto più alto della nostra felicità. Forse in cuor tuo sapevi che il declino era dietro l'angolo, che quella luce così intensa ed amica si stava per spegnere, per la nostra famiglia e per molte altre.
La tua scomparsa, così prematura ed improvvisa, ci ha distrutti. Ma mi avrebbe distrutto di più vederti soffrire, ormai anziana e sola, delle nostre sventure. Mi consolo pensando che il destino abbia finalmente voluto donarti un'infinita serenità, quella serenità che hai cercato invano per tutta la vita e che noi non avremmo potuto darti negli anni a venire.
E quando ho voglia di ricordare il tuo volto, guardo quello di Andrea che ti somiglia tanto, anche troppo, e non solo nell'aspetto fisico. Quegli occhi grigi, che guardano lontano, verso ancestrali ed impenetrabili inquietudini, sono i tuoi.
Un'eredità meravigliosa e terribile al contempo.
Buonanotte zia cara, e al prossimo anno.

27/05/14

Lettera alla professoressa

Cara Professoressa Molinaro,
in questi ultimi anni non ho fatto altro che pensare alle parole che dicesti a mio padre, mentre stavo sostenendo l'esame di maturità. Avresti voluto che io continuassi studi umanistici, intravedendo in me una maggior propensione per le materie letterarie.
Non ti diedi retta, mi iscrissi a Scienze Statistiche e poi mi sono fatto assumere in una multinazionale informatica. Credevo, così facendo, di ottenere quell'indipendenza economica che mi avrebbe reso finalmente un uomo libero e felice. In realtà avevi ragione tu, come sempre. Dopo trentaquattro anni ho la certezza di essere diventato uno schiavo e di aver inferto un colpo micidiale alla mia felicità.
Mi sento in colpa, professoressa, non tanto per aver dissipato quei quattro talenti che il destino mi ha dato, ma per averti delusa ed ignorata. Fortunatamente, ad un certo punto della mia esistenza, è arrivata una malattia speciale. Se la sai ascoltare ti indica che la maschera costruita sul tuo volto ti va stretta. Purtroppo non si limita ad avvisarti ma ti sconquassa l'anima ed il corpo, ti prende a pugni finché non è sicura che tu abbia capito. Ho sbandato, sono caduto ma, grazie all'amore ed alla pazienza di Patrizia, mi sono rialzato. Ed ho capito. Ho capito che avrei dovuto cambiare direzione.
Purtroppo non si è mai liberi di poter sovvertire interamente le incombenze della propria esistenza. Tuttavia ho iniziato a ripercorre la vita parallela che avrei potuto e dovuto svolgere. Piccoli gesti, micro rivoluzioni. E tra questi c'è stata l'apertura del mio blog e dedicartelo mi è sembrata la logica e doverosa conseguenza.
Ma mai e poi mai avrei immaginato che questo percorso a ritroso mi avrebbe portato a vedere un mio racconto ed il mio nome pubblicati su un libro. Sono entrato a far parte della lista di autori del libro "Parole di Pane", curato da Emma Saponaro e Diana Sganappa, i cui proventi andranno interamente devoluti all'Associazione dei familiari e sostenitori sofferenti psichici della Tuscia (Afesopsit).
E' stata ed è una gioia immensa, cara Professoressa. Non per il diluvio di autostima che mi ha provocato, in un momento in cui dense nubi si addensano nel mio contorto e distorto immaginario mentale. 
Il vero motivo della mia gioia è il pensiero che, ovunque tu adesso sia, ho potuto finalmente mantenere quella promessa che mi avevi chiesto davanti al banco degli esami di maturità.
Cara Professoressa, grazie ad Emma e Diana oggi posso dedicarti il mio piccolo racconto. Non so se sia bello o brutto e mi mancano da morire quelle tue annotazioni col lapis bicolore rosso e blu che non avresti certamente risparmiato anche questa volta.
Non saprò mai il voto che mi avresti dato ma avverto distintamente le tue parole: "Sapevo che un giorno saresti tornato".
Perdona il ritardo, il tuo devotissimo alunno
                                                      Stefano Maciocchi 

20/05/14

Chi ha paura di Beppe Grillo?


19/05/14

La primavera

Il cammino di Andrea non è una linea retta. Ci ha abituati ad alti e bassi: momenti di lucidità e periodi di lontananza dal mondo reale. L'ultimo periodo buono è durato parecchio, alcuni mesi. In questa fase Andrea ha saputo darci delle prove di proprietà linguistiche e comportamentali confortanti. Ma questa primavera, come tutte le primavere di Andrea, è momentaneamente terminata. Sono tornati i movimenti e le frasi stereotipate, le ansie invincibili. E quel suo sfuggire dal presente che lo rende prigioniero dei suoi incubi peggiori.
Interiormente speravamo si fosse innescata un onda lunga, una fase di serena e duratura quiete intellettiva. Ma i miracoli non esistono, non per noi, non per lui.
A noi non è consentito godere di quella meravigliosa noia quotidiana, del normale dipanarsi della vita di tutti i giorni. Noi dobbiamo affrontare draghi imponenti e minacciosi che hanno la forma della precarietà del lavoro, delle malattie fisiche e mentali delle persone che più amiamo.
Arranchiamo nel fango, impauriti, stanchi e spaesati: con una gran voglia di mollare tutto e sdraiarci a terra, in silenzio, ad ascoltare il vento che muove le foglie degli alberi.
E dimenticare tutto, almeno per un istante.

29/04/14

Cinque minuti


23/04/14

Lo sfacelo


15/04/14

Democrazia a rischio.


14/04/14

Piccoli gesti


07/04/14

L'estinzione di Draghi


Lo stato con la esse minuscola


La cambiale scaduta


01/04/14

Senatus


30/03/14

La lezione di Mary Jane


I distinguo


20/03/14

Emma e Diana

"Parole di Pane" è una bella iniziativa di Emma Saponaro e Diana Sganappa (in rigoroso ordine alfabetico). Come esse affermano nel loro blog si tratta della pubblicazione di "Un libro per dare voce a chi voce non ha". Vengono pubblicati piccoli racconti che hanno come oggetto il cibo nelle sue varie declinazioni ed i proventi delle vendite andranno a favore della "Associazione Familiari e Sostenitori Sofferenti psichici della Tuscia (A.fe.SO.psi.T)".
Invito tutti i lettori del mio blog a frequentare il sito di "Parole di Pane" per sapere come acquistare il libro. Tra l'altro troverete al suo interno un mio racconto, dal titolo "Pane e Formaggio": avrete dunque il privilegio di poter leggere il primo componimento del sottoscritto, che sicuramente darà la stura ad una brillante carriera letteraria che farà impallidire il vasto panorama culturale italiano ed europeo.
Sicuramente potrete acquistare il libro sabato 24 maggio alle 19:30 presso la Cripta di Santa Lucia del Gonfalone, via delle carceri 8, Roma, durante la cerimonia di presentazione del libro, in cui verranno premiati i tre migliori racconti più altri tre, insigniti di premi speciali a cura di Emma e Diana.
Che dire, in un periodo assai parco di soddisfazioni professionali essere stato inserito in questo libro riesuma il cadavere della mia autostima. Per questo ringrazio pubblicamente le carissime Emma e Diana ed i membri del circolo I.P.LA C. per la loro benevolenza. Ma Emma e Diana vanno ringraziate soprattutto per il quotidiano impegno in favore di persone meno fortunate di noi e delle loro famiglie, che debbono portare croci dolorose per colpa di uno stato assente ed inefficace.
Avendo io in famiglia una persona con handicap grave la mano tesa di Emma e Diana è una boccata di ossigeno, una ventata di freschezza in un presente faticoso ed in un futuro denso di incertezze. Un po' di luce ed un po' di calore.
Venite a trovarci il 24 maggio. Farete del bene prima di tutto a voi stessi.

08/03/14

Omissis

I tre lettori del mio blog avranno forse notato che è sparito un post. Era un articolo di solidarietà, ma non aggiungo altro. Mi è stato chiesto di farlo e l'ho fatto volentieri. Non perchè convinto dalle motivazioni di chi mi ha contattato, ma perchè credo che, in buona sostanza, meriti l'oblio in cui è sprofondato.
E' sconcertante constatare come i peggiori carcerieri siamo noi stessi e le nostre paure siano le prigioni più anguste. E proprio vero che le bastonate ricevute a tanti incurvano la schiena e diluiscono il coraggio e la dignità di cui scarsamente dispongono. La maggioranza dell'umanità è serva e serva è destinata a morire. E anche quando non ha più nulla da perdere perde l'occasione di alzare la testa e combattere.
Sono nauseato. L'uomo è forse la specie vivente più inutile e dannosa del pianeta. Sono poche le eccezioni e meriteremmo di nuovo la distruzione di Sodoma e Gomorra. O forse la distruzione è già iniziata.

P.S.: Ho ripubblicato il post, mondato da qualunque riferimento a persone e fatti. Ho diritto di esprimere il mio sdegno. Io non ho paura.

15/02/14

La fine del capitalismo

Quella che stiamo vivendo non è una crisi di un'azienda, di un settore industriale o di un singolo paese. E' entrato in crisi irreversibile il sistema capitalistico così come lo abbiamo conosciuto durante il ventesimo secolo. Le ricette proposte da politici ed economisti sono totalmente inadeguate, tentano di guarire un moribondo con le medicine che ne stanno causando il decesso. Dobbiamo avere il coraggio di guardare in faccia la realtà: l'economia basata sulla crescita del PIL, sull'aumento infinito della domanda di beni e servizi è finita e non tornerà più. Sicuramente arriverà un'altra società, con altre regole, speriamo più umane e dignitose rispetto a quelle imposteci dal capitalismo. Ma adesso siamo nel mezzo di un periodo di transizione, in cui assistiamo alla fine di un impero ma non sappiamo con quale forma esso verrà sostituito. Verranno anni difficili, anni in cui sarà impossibile assicurare il lavoro per tutti. L'unico modo di affrontare questa bomba ad orologeria è cercare di impostare una politica che preveda il reddito minimo garantito, attingendo le risorse economiche tramite una seria e sistematica lotta alla evasione fiscale, alla corruzione ed alle mafie. Eliminando gli sprechi di uno stato burocraticizzato e bizantino. Tassando le rendite di posizione e quelle finanziario-speculative. Solo così riusciremo a resistere alle forze impetuose che stanno spazzando via la società capitalistica. Ma non c'è più tempo da perdere, occorre iniziare subito prima che sia troppo tardi. E quando l'uragano si tramuterà in un dolce vento di una nuova società potremo rialzare la testa e rimboccarci le maniche. Ma saremo sopravvissuti.

11/02/14

Te lo do io Manchester


04/02/14

La democrazia ai tempi della Boldrini

Il concetto di democrazia non è fisso ed immutabile nel tempo. Ha alcuni cardini imprescindibili ma si adatta ai tempi ed ai luoghi della storia.
Nel 1265 fu convocato il primo parlamento inglese ed avevano diritto al voto i possessori di terra dal valore di almeno 40 scellini. All'epoca l'evento sembrò un grande passo democratico e a nessuno venne in mente argomentazioni quali il suffragio universale o la libertà di parola. Semplicemente perchè la democrazia non è un assioma, un corollario matematico che non necessita di dimostrazioni. La democrazia è la coscienza collettiva delle libertà e necessità altrui. E questa coscienza va alimentata giorno dopo giorno, come un debole fiore tra gli arbusti. La democrazia è conquista, perché raramente arriva gratis. Quello che oggi molti di noi danno per scontato è frutto di anni ed anni di lotte, di battaglie, di sangue e, a volte, di morte. La democrazia è quindi un tessuto pregiato, composto da mille strati cuciti da chi ha vissuto prima di noi. Ma è un tessuto assai fragile: spesso, a furia di tirarlo da una parte o dall'altra, si lacera, e per ricucirlo ci vogliono altre lotte, altro sangue ed altro dolore.
La democrazia non è un salotto buono dei potenti, non è la sala da ballo del minuetto. Non è fatta di smancerie, di accordi sotto banco, di tacite connivenze tra la maggioranza e l'opposizione. La democrazia si sporca le mani, urla, grida contro le ingiustizie. La democrazia occupa gli scranni del governo se il governo deruba i cittadini di oltre sette miliardi. La democrazia protesta, lotta, insomma vive e fa vivere chi in lei crede. La democrazia non alberga nella ghigliottina della Presidente Boldrini o nelle gomitate di Dambruosio. La democrazia non sta nei giormali che sono al servizio del potente di turno. La democrazia sta nelle nostre coscienze. Sta alla nostra capacità di agire e di scegliere la sua sopravvivenza. E la nostra.

27/01/14

La memoria dimezzata

Il 27 gennaio è il giorno della memoria, il giorno in cui si ricorda la Shoah, lo sterminio di milioni di innocenti da parte della Germania naziata, colpevoli soltanto di appartenere alla religione ebraica.
Ci sono innumerevoli testimonianze degli orrori perpetrati dalle SS nei campi di concentramento, dissemninati in quasi tutta l'Europa occupata dall'esercito del Terzo Reich. Fotografie, filmati, interviste dei pochi sopravvissuti. Eppure c'è qualche razzista che ancora oggi tende a minimizzare, se non addirittura a negare l'esistenza dell'olocausto ebraico.
Questi mascalzoni, che in maniera connivente vengono chiamati solamente "negazionisti", non sono soltanto delle "teste rasate", dei poveri ignoranti vissuti nel degrado fisico e morale. Alcuni sedicenti storici, e persino qualche alto prelato, hanno sposato la causa del "negazionismo", a dimostrazione di quanto l'antisemitismo non sia un fenomeno appartenente al passato, ma un virus che è sempre forte e presente persino nella civilissima Europa.
Discorso a parte merita l'antisemitismo islamico. Purtroppo il governo israeliano spesso si è macchiato di azioni che non recano onore ai morti dell'olocausto. E' vero che il massacro di Sabra e Shatila fu perpetrato dalle falangi libanesi, ma l'ONU ha stabilito la responsabilità indiretta del governo israeliano, allora presieduto da Begin e con Sharon al Ministero della Difesa, per non avere impedito l'eccidio. Ma è un errore confondere l'operato di un governo con le responsabilità del suo popolo. Solo separando queste entità si può essere favorevoli, come il sottoscritto, alla nascita del libero stato della Palestina e sentirsi in vicinanza col popolo ebraico e le sue sofferenze, patite nella seconda guerra mondiale.
Ma c'è un territorio che nemmeno nel giorno della memoria viene sufficientemente esplorato. Per anni si è giustamente messo in risalto le responsabilità dei Nazisti e di Hitler in primo luogo. Ma poco si è detto e scritto sulle responsabilità dei popoli occupati dalle truppe tedesche.
In Italia, dopo l'8 settembre 1943, in Francia, con l'avvento dello stato fantoccio di Vichy ed in Olanda, subito dopo l'occupazione nazista, si è assistito ad una vasta opera di delazione nei confronti della popolazione ebraica. Se i tedeschi poterono usufruire di elenchi dettagliatissimi che contenevano i nomi, gli indirizzi e la composizione delle famiglie ebraiche lo si deve non solo alla solerzia malefica dei funzionari della polizia, ma soprattutto alle "soffiate" che arrivavano nelle "Kommandanturen" delle SS. Fu probabilmente un vicino a dire ai tedeschi il posto in cui si nascondeva la famiglia Frank e sua figlia Anna.
E' vero che in quegli stessi paesi si verificheranno straordinari atti di coraggio che consentirono a molti ebrei di avere salva la vita. Ma furono, appunto, atti straordinari, compiuti da pochi uomini giusti. La stragrande maggioranza della gente si girò dall'altra parte se non addirittura collaborò con i nazisti.
Ciò accadde non solo per la paura che incutevano le SS. In Europa un sentimento antisemita serpeggiava da secoli. E poi ci fu chi vide la delazione come una lucrosa opera di sciacallaggio: gli ebrei rastrellati dai nazisti o dalla polizia compiacente lasciavano "a disposizione" i loro beni: case, negozi e possedimenti. Molti finirono nelle mani dei potenti gerarchi nazisti e dei ras locali. Ma le briciole arrivarono anche a chi faceva opera di delazione.
Dobbiamo fare i conti con questa parte oscura della storia europea durante l'occupazione nazista. Negarla o minimizzarla, oltre a costituire un falso storico, contribuisce alla nascita di un'Europa ingiusta, incapace di imparare dalle terribili lezioni offerte da un passato recente.
Un'Europa non di popoli uniti nel nome della uguaglianza, ma un'Europa di poteri forti, di sfruttamento e di imbarbarimento politico e morale. Un'Europa in cui un nuovo Hitler potrebbe nascere da un momento all'altro.  

20/01/14

Il rottamatore.

La riforma elettorale che propone Renzi è irricevibile. Per una questione di metodo e di merito. Silvio Berlusconi è stato condannato in via definitiva dalla giustizia italiana e a breve potrebbero arrivare altre condanne. Sebbene sia ancora il leader del centrodestra italiano, tecnicamente è un delinquente che non può mettere piede nei pubblici uffici. Può il neo eletto segretario del PD interloquire con una persona che la società ha definito inabile a gestire la cosa pubblica?
L'atteggiamento di Renzi non solo nobilita un uomo che non merita più alcun rispetto, almeno finché non espii la sua pena, ma delegittima anche l'operato della magistratura che, tra mille difficoltà e leggi "ad personam", è finalmente riuscita a consegnare alla giustizia un uomo che, in altri paesi, avrebbe dovuto esserci da un bel pezzo.
Non sono un elettore del PD ma posso immaginare cosa abbiano pensato gli iscritti ed i simpatizzanti del partito di centrosinistra, quando hanno visto Berlusconi salire le scale della sede di via Sant'Andrea delle Fratte. Per quanto ci sia stata una deriva di destra nel nostro paese, immagino che la maggioranza del popolo del PD sia composta di brava gente, forse legata ancora a vecchi schemi ideologici e ad antiche forme di obbedienza centralistica di memoria comunista, ma che quando si è messa in fila ed ha pagato i due euro delle primarie aveva in testa altre immagini ed altri governi.
L'invito a Berlusconi da parte di Renzi è quindi stato un gesto inopportuno, dal punto di vista etico e politico. E l'inopportunità politica risiede nella concessione a Berlusconi delle liste bloccate. Il paese si è espresso in mille modi contro questa aberrazione democratica: c'è voglia di scegliere il proprio rappresentante politico per avere almeno la sensazione di contare qualcosa nella infinita scala dei livelli della politica. Tra l'altro è un minimo tentativo di cercare di avvicinare l'esponente politico col proprio collegio elettorale. Se vuoi le preferenze devi farti conoscere ed apprezzare da chi dovrà votarti.
Renzi, come prima di lui D'Alema ed i suoi figliocci, mostra di non avere alcun interesse nei confronti di posizioni che sono estremamente diffuse nella base del PD. Ed in questo si dimostra tutt'altro che un "rottamatore", ma l'ennesimo giocatore d'azzardo, uno che usa la politica ed il bene comune per ottenere il potere personale. Anzi questi comportamenti lo avvicinano assai pericolosamente a quella destra "berlusconiana" sprezzante delle idee altrui.
Questo è solo l'inizio. Renzi porterà il PD negli stessi luoghi in cui Bettino Craxi portò il PSI, terreni fatti di finto decisionismo, di contiguità con poteri forti estranei culturalmente e politicamente con qualunque idea progressista.
O forse sì, Renzi in fondo sarà ricordato come "il rottamatore", colui che rottamerà definitivamente il centrosinistra italiano.

17/01/14

Al di la del bene e del male.

[OMISSIS]
Le aziende non sono enti di assistenza, lo sappiamo tutti. Il loro scopo è generare profitto, per ripartirlo in parte agli azionisti e per creare nuovi posti di lavoro. Tuttavia mi chiedo quanto effettivo risparmio possa ottenere una multinazionale tentando di indurre al licenziamento poche decine di lavoratori, con mezzi drastici ed implacabili, quali il trasferimento coatto verso altre città, distanti centinaia di chilometri da casa. Possibile che l'etica, il bene supremo che ha consentito lo sviluppo della società cui tutti ci riconosciamo, sia un valore cui le aziende debbano essere immuni?
Fin dove ci si può spingere per ottenere qualche centesimo in più nei dividendi, qual è il valore della persona dentro una azienda? E un'azienda che tratta così anche solo un dipendente come va giudicata dagli utenti? Questo è un aspetto molto importante: quando compriamo un bene materiale od usufruiamo di un servizio dovremmo chiederci se conosciamo veramente da chi lo stiamo acquistando. Dovremmo scegliere i prodotti non solo in base al marchio od alla qualità (presunta): dovremmo sapere se chi lo ha fabbricato è trattato dignitosamente, è rispettato come lavoratore e come essere umano.
Le aziende che si comportano in maniera troppo disinvolta con i propri dipendenti dovrebbero essere punite dal mercato, cioè da noi acquirenti. Si otterrebbe così il duplice scopo di un maggiore rispetto per il lavoratore e la messa al bando di tutti quei comportamenti che hanno fatto sprofondare la società in una crisi economica e morale dalle proporzioni gigantesche.
Noi consumatori abbiamo un'arma potente da utilizzare: la scelta consapevole del prodotto. Ma non è una cosa semplice: per fare ciò occorre essere bene informati e spesso la stampa è fortemente condizionata dal potere delle lobby industriali.
Per fortuna esiste la rete. Tramite i blog ed i social network è molto frequente imbattersi nelle informazioni riguardanti i soprusi e le vessazioni cui possono essere soggetti i lavoratori. E' nostro dovere andarle a cercare se vogliamo far capire che nessuno, nemmeno le aziende multinazionali, possono comportarsi al di la del bene e del male.

05/01/14

Eppure li voterete ancora.