Passa ai contenuti principali

L'inglorioso "Mondino"


Sì lo ammetto, odio Edmondo Fabbri. Come chi è? E' stato il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di calcio dal 1963 al 1966. E non lo odio tanto per la immane figuraccia della sconfitta contro la Corea del Nord, che ci estromise dal secondo turno del Mondiale di calcio del 1966, ma per il suo modo saccente e rancoroso di fare l'allenatore.
Fabbri è stata una discreta ala destra, ha militato anche nelle file dell'Internazionale. Qualche convocazione nella Nazionale giovanile ma nulla più. Ebbe maggior successo quando intraprese la carriera di allenatore. Riuscì a portare il Mantova dalla serie D alla serie A in quattro anni, meritandosi il "Seminatore d'oro", ovvero il premio che gli addetti ai lavori danno annualmente al tecnico che si è maggiormente contraddistinto. Insomma era un buon allenatore, amante di un calcio votato all'attacco con un modulo di gioco più vicino al sistema che non al catenaccio. 
Nell'estate del 1962 Helenio Herrera era già allenatore dell'Inter di Moratti padre. Il "mago" venne contattato dalla Nazionale spagnola in vista dei Mondiali che dovevano disputarsi quell'anno in Cile. Moratti diede di buon grado il suo assenso ad Herrera: in due anni l'Inter non aveva vinto niente e molti giocatori non soffrivano la forte personalità del "mago". Per questo motivo il presidente dell'Inter avvicinò Edmondo Fabbri con la precisa idea di dargli l'incarico di allenatore della sua squadra.
Il Mondiale cileno non andò bene per la Spagna, che fu eliminata al primo turno. Herrera tornò in Italia precipitosamente: aveva avuto notizia dei contatti tra Moratti e Fabbri e, giunto a Milano, tanto fece che riuscì a farsi riconfermare dal suo presidente.
Fabbri si trovò così in mezzo ad una via: aveva probabilmente già preannunciato le dimissioni dal Mantova ma non aveva più una squadra da allenare. Gli venne in soccorso la Federazione, probabilmente su pressioni di Moratti che non si sentiva proprio a posto con la coscienza, che gli affidò l'incarico di Commissario Tecnico della Nazionale di calcio italiana. Edmondo accettò ma lo sgarbo dell'Inter se lo legò al dito e, da rancoroso qual'era, iniziò una sottile guerra contro l'Inter che lo porterà alla rovina professionale.
L'Internazionale, a partire dal 1963, diventa la squadra più forte al mondo. Inizia a vincere il Campionato italiano, la Coppa dei Campioni e la Coppa Intercontinentale. Gioca un calcio sparagnino ma efficacissimo: difesa granitica attorno al libero Picchi e contropiede devastante grazie alle illuminazioni di Suarez ed alla velocità di Sandrino Mazzola. Insomma il catenaccio, ma interpretato con velocità ed intelligenza.
Sarebbe naturale per la Nazionale adottare questa tattica, impiegando gli uomini del blocco dell'Inter, integrati con altri fuoriclasse come Rivera, Bulgarelli e Meroni. Ma non per la nazionale di Fabbri, che odia l'Inter ed i suoi successi.
La scusa al suo ostracismo gli viene dal Bologna. La squadra felsinea è l'opposto dell'Inter. E' allenata da Fulvio Bernardini, cultore dei "piedi buoni" ed antesignano del sistema in Italia. Il Bologna gioca in maniera spettacolare ed arriva persino a soffiare uno scudetto all'Inter in un drammatico spareggio giocato all'Olimpico di Roma, a poche ore dalla morte improvvisa dello storico presidente felsineo Dall'Ara.
Fabbri, attraverso le incaute parole di Rivera, fa capire ai giornalisti che giocare con Picchi in difesa equivale a rinunciare ad un uomo in centrocampo e quindi, implicitamente, adotta per la Nazionale lo schema del Bologna.
Ma è uno schema che ha in testa solo Fabbri. Infatti, proprio nell'occasione dello spareggio, Bernardini schiera il terzino Capra come finta ala sinistra, intuendo che, se voleva battere l'Inter, doveva marcare stretto le sue fonti di gioco, Suarez e Corso. Inoltre l'Inter non rinunciava affatto ad un uomo a centrocampo con l'utilizzo di Picchi come libero perché la propensione offensiva di Facchetti, primo terzino d'ala al mondo, ed il moto perpetuo di Domenghini sulla fascia opposta semmai creavano una superiorità numerica che le squadre avversarie stentavano a capire.
Quindi "mondino" fa giocare la nazionale come il Bologna. Impiegando però gli uomini dell'Inter, perché va bene essere rancorosi ma è impossibile far credere alla gente che Tumburus vale più di Burgnich. Il povero Facchetti si trova improvvisamente terzino marcatore senza più licenza di "uccidere". Burgnich che nell'Inter si prendeva cura della punta più pericolosa, viene impiegato a destra in marcatura di sguscianti ali. Lui che era un carro armato. E Guarneri rimane stopper come nella sua squadra, ma non ha più accanto quella sicurezza di Picchi. Anzi Fabbri gli affianca Salvadore, che all'epoca è riserva nella Juventus, oppure Janich del Bologna. E spessissimo dice loro di giocare davanti a Guarneri, non dietro. Ci sono tutte le premesse per lo sfacelo ed immancabilmente arriva nei mondiali inglesi del 1966.
Per colpa del rancore di Edmondo Fabbri verso l'Inter l'Italia calcistica ha perso la possibilità non solo di evitare la figuraccia della Corea del Nord ma addirittura di giocare un mondiale da protagonista. Perché quasi gli stessi uomini del mondiale inglese, inseriti nel modulo giusto ed affiancati da Gigi Riva (a cui nel 1966 Fabbri preferì Barison!), vinceranno due anni dopo il Campionato Europeo per nazioni e saranno vice campioni nel Mondiale messicano del 1970, dietro ad un immenso Brasile, forse il più forte di sempre.
Fabbri pagherà a caro prezzo la sua acredine: verrà cacciato dalla Nazionale e nel prosieguo della sua carriera verrà accolto dal grido "Corea, Corea" in tutti gli stadi d'Italia. Riposa in pace "Mondino". Ma senza gloria.

Post popolari in questo blog

Lettera a mia zia

Cara Zia Cicci, anche quest'anno ti scrivo, con un po' di ritardo ma mi scuserai: la vita frenetica, il lavoro ed i pensieri mi hanno impedito di scriverti ieri, il 31 maggio, il giorno in cui ci hai lasciato. Perché ti scrivo, pur sapendo che mai potrai leggere queste poche righe? Un po' perché mi manchi da 41 anni, ma questo già lo sai. Un po' perché scrivendoti parlo a me stesso, e questo mi fa bene. In questi ultimi giorni non ho fatto altro che cercare notizie sulla data del 31 maggio 1971: magari, leggendo qualche vecchio articolo, mi torna in mente un episodio, un ricordo che mi parla di te. Ma per quanto mi sforzi, la memoria di quei giorni è impetuosa nei dettagli e contemporaneamente sbiadita nell'insieme. Fatico anche a ricordare il tuo viso vero e mi aggrappo a vecchie foto ingiallite dal tempo, illudendomi di riconoscere un sorriso, un espressione. Forse mi manchi perché te ne sei andata troppo presto ed in qualche modo ti ho idealizzato. Ma tu mi vol…

Emma e Diana

"Parole di Pane" è una bella iniziativa di Emma Saponaro e Diana Sganappa (in rigoroso ordine alfabetico). Come esse affermano nel loro blog si tratta della pubblicazione di "Un libro per dare voce a chi voce non ha". Vengono pubblicati piccoli racconti che hanno come oggetto il cibo nelle sue varie declinazioni ed i proventi delle vendite andranno a favore della "Associazione Familiari e Sostenitori Sofferenti psichici della Tuscia (A.fe.SO.psi.T)". Invito tutti i lettori del mio blog a frequentare il sito di "Parole di Pane" per sapere come acquistare il libro. Tra l'altro troverete al suo interno un mio racconto, dal titolo "Pane e Formaggio": avrete dunque il privilegio di poter leggere il primo componimento del sottoscritto, che sicuramente darà la stura ad una brillante carriera letteraria che farà impallidire il vasto panorama culturale italiano ed europeo. Sicuramente potrete acquistare il libro sabato 24 maggio alle 19:30…

Divieto di svolta a sinistra

Non sono d'accordo con quei commentatori politici che si sono affrettati a seppellire la "sinistra" italiana. Non è sparita affatto, sono soltanto stati cacciati via dal parlamento i "sinistri", ovvero la classe dirigente che ha combinato una serie inenarrabile di disastri. Come commentare il voto in favore dell'indulto? Anche il più sprovveduto dei politicanti si sarebbe accorto che quella legge serviva soprattutto a salvare le terga di Previti e dei furbetti del quartierino: gli strateghi della sinistra radicale hanno abboccato con tutte le scarpe, fingendo di credere che l'indulto avrebbe resole carceri meno affollate. Hanno perso il rapporto con la gente e con i lavoratori. Nel tentativo di capire come funziona la stanza dei bottoni (senza ovviamente riuscirci) si sono dimenticati di andare nelle fabbriche, nelle periferie disagiate, tra gli inquilini sfrattati dagli immobiliaristi. E al posto loro si sono insediati la Lega al nord e la Destra nel …