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Derive geostazionarie

Cinquantadue anni. No, vi rendete conto? Oggi ho compiuto cinquantadue anni. In altri tempi avrei potuto godere di una certa agiatezza e considerazione. Nel lavoro, come nella vita, sarei stato considerato come l'anziano a cui chiedere consigli. E comunque come quello a cui non devi più rompere i coglioni.
E invece sono ancora qui a trottare come un pischello, a mettere in gioco il mio lavoro e la mia vita privata.
A cinquantadue anni la mia azienda mi considera un rottame e ha fatto di tutto per mettermi nelle condizioni psicologiche in cui oggi verso. E' dal 2002 che i miei capi mi contattano quasi annualmente per offrirmi soldi per andare via. Come se a cinquant'anni fosse semplice cambiare lavoro. Mi hanno fatto modificare il profilo professionale una decina di volte, con la scusa che il mercato chiede sempre nuovi skill. Ed il risultato è che, pur avendo visto molto, non so fare più un cazzo. E poi che azienda è quell'azienda che insegue le mode del mercato. Una azienda, specie se multinazionale, DEVE imporre le proprie scelte al mercato, perché ha mezzi e risorse per fare ricerca e sviluppo.
In questo clima di disagio e disprezzo il lavoro si è fatto sempre più alienante, precario e rarefatto. Non abbiamo più idea di dove saremo, non dico tra due o tre anni, ma tra sei mesi. E questa aria di incertezza ci rende sempre più soli e ricattabili, dimenticati dalle organizzazioni sindacali che ormai difendono solo i pensionati e le categorie privilegiate, come i lavoratori statali che sicuramente non guadagneranno molto, ma nessuno caccerà mai via dalla poltrona dell'ufficio.
Ecco, se dovessi guardare avanti ed immaginare la mia situazione professionale vedo solo il buio più assoluto e, soprattutto, non vedo alternative che possano provenire dal mercato del lavoro o dalle scelte della politica.
Se fosse per me manderei tutti quanti a fare in culo, capi e colleghi, e mi metterei a fare la fila alla Caritas. Trovo che questa soluzione sia più dignitosa rispetto alle umiliazioni continue che ho dovuto sopportare in azienda in questi ultimi dieci anni. Ma non posso. Ho una moglie, un mutuo che scade tra diciassette anni, due genitori anziani e malati ed un fratello handicappato. Non posso permettermi nemmeno il lusso di distruggere la mia vita. Ma sento di essere giunto al limite, fisicamente e psicologicamente. Sono sempre più spesso preda di malattie virali e batteriche, segno che le ansie e lo stress hanno abbassato le mie difese immunitarie a livelli preoccupanti. Dovrà pur succedere qualcosa. Dovrò pur fare qualcosa. Ma non me ne va bene una. Nemmeno sul satellite GOCE posso contare. Cadrà troppo lontano dalla mia testa, maledizione.

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