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Visualizzazione dei post da Novembre, 2013

Siblings

Ho appena scoperto di essere un "sibling". E' un termine inglese che letteralmente significa fratello, di pari grado. Ma ha assunto un connotato particolare in questi ultimi anni. Con questo termine si indica un fratello od una sorella di una persona disabile. Ho scoperto che esistono associazioni di "siblings" in cui il soggetto si sposta dalla malattia (fisica o mentale) al disagio di un fratello, maggiore o minore, spesso incapace di convivere con una realtà drammatica, vissuta in anni difficili, come quelli dell'adolescenza. Ho letto, seppur sommariamente, molte testimonianze di chi fa parte di queste associazioni. E mi sono riconosciuto in pieno. Quel sentirsi perennemente inadeguato, l'altalenarsi di sensazioni contrapposte, essere un giorno un egoista debosciato ed il giorno dopo il martire santo e salvifico. Ma una cosa su tutte accomuna noi "siblings", anche se con diversi gradi di sfumatura. La paura di dover gestire i nostri fratel…

L'inglorioso "Mondino"

Sì lo ammetto, odio Edmondo Fabbri. Come chi è? E' stato il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di calcio dal 1963 al 1966. E non lo odio tanto per la immane figuraccia della sconfitta contro la Corea del Nord, che ci estromise dal secondo turno del Mondiale di calcio del 1966, ma per il suo modo saccente e rancoroso di fare l'allenatore.
Fabbri è stata una discreta ala destra, ha militato anche nelle file dell'Internazionale. Qualche convocazione nella Nazionale giovanile ma nulla più. Ebbe maggior successo quando intraprese la carriera di allenatore. Riuscì a portare il Mantova dalla serie D alla serie A in quattro anni, meritandosi il "Seminatore d'oro", ovvero il premio che gli addetti ai lavori danno annualmente al tecnico che si è maggiormente contraddistinto. Insomma era un buon allenatore, amante di un calcio votato all'attacco con un modulo di gioco più vicino al sistema che non al catenaccio.  Nell'estate del 1962 Helenio Herrera e…

Il conto

Pur non avendo febbre, da più di un anno mi porto addosso una brutta tosse catarrosa. Ho iniziato a prendere antibiotici che spero sortiscano qualche effetto. Ma sono molto preoccupato. Non tanto per lo stato del mio apparato respiratorio quanto per il cedimento fisico che si sta delineando con una certa velocità. Il fatto che questa infezione non voglia venir meno è segno che lo stress psichico e l'evidente crollo psicologico hanno iniziato a minare le mie difese immunitarie. Non voglio sembrare catastrofico ma ho chiesto troppo a me stesso ed il conto inizia ad essere molto salato. E' ormai da lungo tempo che la mia vita ha perso qualunque interesse e qualsiasi prospettiva. Sopravvivo, per rispetto nei confronti di chi ha bisogno di me. Ma interiormente sono morto. Cos'è se non morto un uomo cui sono private le speranze di un futuro migliore, il cui domani pesa minaccioso come un macigno? Sono un morto che cammina ed il mio corpo ha iniziato a capirlo. Perché si può men…

Derive geostazionarie

Cinquantadue anni. No, vi rendete conto? Oggi ho compiuto cinquantadue anni. In altri tempi avrei potuto godere di una certa agiatezza e considerazione. Nel lavoro, come nella vita, sarei stato considerato come l'anziano a cui chiedere consigli. E comunque come quello a cui non devi più rompere i coglioni. E invece sono ancora qui a trottare come un pischello, a mettere in gioco il mio lavoro e la mia vita privata. A cinquantadue anni la mia azienda mi considera un rottame e ha fatto di tutto per mettermi nelle condizioni psicologiche in cui oggi verso. E' dal 2002 che i miei capi mi contattano quasi annualmente per offrirmi soldi per andare via. Come se a cinquant'anni fosse semplice cambiare lavoro. Mi hanno fatto modificare il profilo professionale una decina di volte, con la scusa che il mercato chiede sempre nuovi skill. Ed il risultato è che, pur avendo visto molto, non so fare più un cazzo. E poi che azienda è quell'azienda che insegue le mode del mercato. Una …

Stasera non leggetemi

Il sonnifero inizia a fare il suo effetto. Cado lentamente in uno stato catatonico, senza emozioni ma senza il dolore che mi distrugge dentro. Non è bello dover prendere il sonnifero per affrontare meglio la settimana lavorativa, c'è qualcosa che non va. Colpa dell'azienda? Certamente. Di qualche collega sociopatico? Forse. Ma in realtà c'è un unico colpevole e quello sono io. Sono un vigliacco. Avrei dovuto capire già anni fa che non sono in grado di reggere gli stress che mi provoca il lavorare in un ambiente precario, competitivo ed alienante come quello informatico. E avrei dovuto rassegnare le dimissioni. Per fare cosa non so, visto che non so fare niente. Visto che non mi hanno permesso di imparare niente. Questi ultimi anni ho fatto da tappabuchi, sono stato spacciato dai clienti come esperto di non so quanti prodotti. Addirittura adesso mi si vuole spacciare come programmatore, quando in vita mia non ho mai saputo programmare nemmeno la lavatrice.  La verità è che…