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Quando ero un re

Ma cosa vi credete. Io ho avuto un'infanzia meravigliosa. Perché sono stato amato come pochi altri esseri umani al mondo. Ero trattato come un re, anzi meglio di un re. Ero pieno di giocattoli, mi vestivano come un piccolo lord inglese e le attenzioni erano tutte per me.
Per questo ero estremamente viziato e capriccioso, e molti di questi atteggiamenti da "erede al trono" li porto ancora con me, purtroppo.
Erano gli ultimi anni dei favolosi anni 60: fuori si iniziava a contestare il sistema, in America veniva ucciso Bob Kennedy ed imperversava la guerra del Vietnam. Ma io vivevo immerso nel mio paradiso dorato, niente poteva scalfirmi.
Ricordo le mie automobiline della Poly-Toys: una Citroen Ami 8 color carta da zucchero, la Innocenti Primula color oro metallizzato. E tanti giocattoli, tanti fumetti di "Topolino" e del "Corriere dei Piccoli".
E poi tutte le domeniche si andava a pranzo da "Checco il Carrettiere", in via Benedetta, vicino a piazza Trilussa. Con la macchina di mio zio Armando, una Fiat millennove col cambio automatico, cromata come se fosse una fuoriserie americana.
E le estati ad Ostia, allo stabilimento "Marechiaro" dove, tutti gli anni, immancabile, il bagnino Settimio, un ex pescatore dalla pelle bruciata da sole, ci dava una cabina a ridosso della spiaggia. Quanti panini all'olio, col burro e la marmellata, ho mangiato dopo il bagno. E quanti giri d'Italia ho organizzato, con le biglie di plastica contenenti le foto dei ciclisti maggiormente in voga: Gimondi, Motta, Dancelli, Adorni, il cannibale Eddie Mercx, Basso e Zandegù.
Ora mi vedete così, stanco, depresso e silenzioso. Ma cosa vi credete. Io ho avuto un infanzia meravigliosa, che è durata lo spazio di un mattino. E questo ricordo nessuna sfortuna, nessun rovescio della vita potrà mai portarmelo via. 
No, non guardatemi così. Io una volta ero un re.

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