Questo blog è dedicato alla professoressa di letteratura italiana e latina, Loredana Rossi Molinaro, donna di grandissima cultura ed infinita umanità.

20/07/13

Diversa mente

Come se fosse facile vivere. Incastrare i pezzi del puzzle. Chiudere gli occhi per non vedere le paure e lasciare sotto il letto i ricordi ed i rimpianti, a far compagnia alla polvere. Essere un altro, altrove, In un mare ignoto, verso rotte mai solcate. Verso terre fatte di pace e speranza. Respirare un ossigeno più puro e sorridere infinitamente. Senza lasciare traccia, meteora invisibile, solitudine impalpabile. E dimenticare, perdere memoria dei giorni e delle stagioni. Non avere più tempo, sospeso tra ieri e domani, parallelo e relativo. Essere pioggia e vento, tuono e fulmine, notte priva di stelle, tra nubi dense ed oscure. Incombenti.

14/07/13

Quando ero un re

Ma cosa vi credete. Io ho avuto un'infanzia meravigliosa. Perché sono stato amato come pochi altri esseri umani al mondo. Ero trattato come un re, anzi meglio di un re. Ero pieno di giocattoli, mi vestivano come un piccolo lord inglese e le attenzioni erano tutte per me.
Per questo ero estremamente viziato e capriccioso, e molti di questi atteggiamenti da "erede al trono" li porto ancora con me, purtroppo.
Erano gli ultimi anni dei favolosi anni 60: fuori si iniziava a contestare il sistema, in America veniva ucciso Bob Kennedy ed imperversava la guerra del Vietnam. Ma io vivevo immerso nel mio paradiso dorato, niente poteva scalfirmi.
Ricordo le mie automobiline della Poly-Toys: una Citroen Ami 8 color carta da zucchero, la Innocenti Primula color oro metallizzato. E tanti giocattoli, tanti fumetti di "Topolino" e del "Corriere dei Piccoli".
E poi tutte le domeniche si andava a pranzo da "Checco il Carrettiere", in via Benedetta, vicino a piazza Trilussa. Con la macchina di mio zio Armando, una Fiat millennove col cambio automatico, cromata come se fosse una fuoriserie americana.
E le estati ad Ostia, allo stabilimento "Marechiaro" dove, tutti gli anni, immancabile, il bagnino Settimio, un ex pescatore dalla pelle bruciata da sole, ci dava una cabina a ridosso della spiaggia. Quanti panini all'olio, col burro e la marmellata, ho mangiato dopo il bagno. E quanti giri d'Italia ho organizzato, con le biglie di plastica contenenti le foto dei ciclisti maggiormente in voga: Gimondi, Motta, Dancelli, Adorni, il cannibale Eddie Mercx, Basso e Zandegù.
Ora mi vedete così, stanco, depresso e silenzioso. Ma cosa vi credete. Io ho avuto un infanzia meravigliosa, che è durata lo spazio di un mattino. E questo ricordo nessuna sfortuna, nessun rovescio della vita potrà mai portarmelo via. 
No, non guardatemi così. Io una volta ero un re.

07/07/13

La guerra di Andrea

All'inseguimento di due occhi. Sfuggenti, risucchiati dal'ansia, dalle paure, dal malessere esistenziale. Cerco di stabilire un contatto ma è fugace: le immagini mostruose che sconvolgono la sua mente sono più forti del mio amore e mi scacciano, insolenti ed odiose.
Ci provo in tutte le maniere, con le parole, con la musica, con gli abbracci e le carezze. Tentando di non farlo sentire in colpa per una condizione di cui non è affatto colpevole. Ma inutilmente. Ogni tanto appare un mezzo sorriso, frutto della guerra interna tra i due emisferi cerebrali, tra l'io sano e l'io malato. Purtroppo vince il secondo ed io mi sento inutile, stupido, impotente.
Sto male. Sto male per lui, sto male per me, sto male per il fatto che non riesco a rassegnarmi al suo stato. E domani, in ufficio, dei giovanotti che potrebbero essere miei figli tenteranno di insegnarmi cose inutili e che inutilmente tenterò di imparare. Ma io avrò appresso sempre quegli occhi smarriti e non potrò fare a meno di pensare a loro, con tutte le mie forze, smarrendomi infinitamente. Definitivamente.
Si può far finta di essere ricchi, o di essere giovani ed intraprendenti. Ma non si può imitare la felicità. Essa pretende la limpidezza dello sguardo e la luminosità del sorriso. Io mi arrovello, impantanato nel fango del male, nell'oscura latrina della malattia. Perché il dolore non è come quello che si vede nei film, fatto di comportamenti epici, di eroismi, di rinunce ammirevoli. Il dolore, la malattia, il disagio puzzano di sterco, di sudore, di capelli unti e di denti mal lavati. Per questo chi è nel dolore è sempre solo. Il dolore fa schifo e pretende di essere guardato in faccia: non tutti hanno questa forza. Non tutti resistono.
C'è poco di eroico nell'esser malati o nell'avere accanto persone malate. C'e solo tanta angoscia e tanta solitudine. E tanta tristezza nel vedere svolgersi la guerra di Andrea sapendo che non ci sarà mai un vincitore.

05/07/13

Post cinico

E chi se ne frega se non mi legge nessuno, se nessuno mi segue sui social network. Io scrivo per me, non per gli altri. Scrivo perché non mi drogo, non vado a puttane né ho il vizio del gioco. Scrivo per uscire dalla monotonia di questa vita piatta, per evadere dalla galera che mi sono costruito addosso.
Che cos'è che non va? Lo capirete quando una mattina vi sveglierete con 50 anni sulle spalle senza più alcun traguardo da raggiungere, con il cassetto pieno di ricordi ingialliti e la certezza di avere sprecato tutto il talento che madre natura vi aveva dato.
Ma poi quale talento. Ciascuno di noi crede di essere più intelligente degli altri, più anticonformista ed interessante. In realtà siamo delle pecore che camminano ben inserite nel gregge. Pecore che cercano l'omologazione nel vestire, nel pensare e nell'agire.
Siamo originalissimi tutte le volte che andiamo in vacanza perché ci vanno i vicini di casa. Tutte le volte che andiamo a mangiare il tiramisù da Pompi perché lo abbiamo letto su Facebook. Pensiamo di essere unici ed insostituibili. Spesso persino eterni. Ed invece siamo meno di un granello di sabbia, contiamo meno del pioppo piantato ai bordi della strada: almeno quello produce ossigeno, noi solo vanità.
Certo, alcuni la storia l'hanno scritta, con gesti eroici, con opere di ingegno e di intelletto. Ma quanti sono stati se confrontati ai miliardi di esseri umani che sono transitati nel nostro pianeta da quando le scimmie sono scese dagli alberi ed hanno cominciato a deambulare in posizione eretta? Meno dell'uno per mille, a volere essere ottimisti.
Comunque ho definitivamente capito una storia: a me la gente non piace. E credo che la cosa sia reciproca. Spesso la trovo irritante, volgare, superficiale, ignorante e parassita. Tutte qualità che, in varia quantità, debbo possedere anche io. Però indossati da altri trovo questi difetti insopportabili.
Ad esempio io sono un egoista cosmico, eppure non sopporto la gente egoista. Non sono incline a buttar via il denaro ed odio i taccagni con tutte le mie forze. Sono anni che non leggo un libro ma colgo negli altri un'ignoranza fastidiosa ed abissale. Sono pigro da fare schifo e quando incontro un mio simile vorrei mettergli le mani addosso. Mi lamento in continuazione ma non sopporto le lagnanze altrui.
Forse non sopporto la gente perché somiglia troppo a me ed è notorio quanto io mi detesti. Quindi stasera niente autoanalisi, niente psicologia da Frate Indovino: solo un post cinico e velenoso che spero mi accompagni velocemente a fare in culo.

P.S.: dimenticavo. Io odio le persone scurrili.