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Lettera a Zia Cicci. 31 maggio 2013

Cara zia Cicci,
volevo scriverti la consueta lettera di saluto, come faccio tutti gli anni ogni 31 maggio, giorno in cui ci hai lasciato, 42 anni fa. Ma sono molto stanco e preoccupato, per cui mi perdonerai se, almeno per ora, mi limiterò a poche righe. Sono preoccupato per il mio futuro lavorativo, cara zia, perché nell'azienda dove lavoro non si fa altro che parlare di licenziamenti e mobilità. E si vive in una atmosfera di cupa precarietà che mi abbatte l'umore e la volontà. Sono stanco, zia Cicci mia, di questa insicurezza, di essere sballottato da un progetto ad un altro senza una minima continuità professionale, come se fossi un computer che può essere facilmente azzerato e riprogrammato in pochi minuti. Avrei voglia di un po' di tranquillità, almeno nell'ambito lavorativo, visto che purtroppo in quello familiare i problemi non mancano.
Saranno giorni difficili per me quelli che sono da venire. Giorni in cui dovrò districarmi per capire materie ostiche, in un ambiente ostile, e senza avere il tempo necessario per imparare. Avrò bisogno di tutto il mio intelletto e di tutta la serenità possibile. Fa che almeno possa avere un po' di tregua in ambito familiare, che Andrea, mamma e papà e Patrizia stiano in salute. Ho bisogno di un po di conforto, di un approdo in cui riposarmi ed avere consolazione. Se continuerò a sommare preoccupazioni su preoccupazioni non potrò andare molto lontano, non potrò essere il punto di riferimento che le circostanze hanno voluto che diventassi.
Anche il più forte degli uomini ha necessità di avere un po' di riposo ed io non sono affatto un uomo forte, questo lo sai bene. Sai che sono fatto delle tue stesse paure e delle tue stesse insicurezze, chi meglio di te può capire.
Io mi rivolgo a te, zia Cicci, pure con la assoluta convinzione che tu non possa ascoltarmi, ma al contempo ti imploro di intercedere sul fato, sul destino o su qualunque cosa regoli le vite terrestri.
Aiutami a trovare la forza che non ho, la volontà che ho smarrito, in nome di quell'amore che mi hai regalato in vita e che non può essere andato perduto. E, se proprio non puoi fare nulla per me, proteggi almeno i miei cari: solo così le mie sofferenze interiori potranno essere maggiormente sopportabili.
Ma, indipendentemente da ciò che avverrà, io ti vorrò sempre tanto bene. E, poiché non ho avuto la fortuna di potertelo dire quando eri in vita, continuerò a scriverlo tutti gli anni, su un blog o su un foglio di carta. Ogni 31 maggio, finché avrò respiro e finché avrò ricordo di te. Il tuo devotissimo nipote.
                                                                                                                               Stefano

P.S.: Cara zia, mi sono ricordato che amavi da morire questa canzone. Te la voglio regalare, cantata da Frank Sinatra. "Ebb Tide (Come il mare)"
















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