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I tiranni e gli indifferenti

Faccio alcune doverose premesse. Le consultazioni elettorali amministrative hanno una diversa valenza rispetto a quelle politiche. Quando si tratta di eleggere un sindaco di un comune, o un presidente di una provincia o di una regione si innescano dei meccanismi familistici e clientelari che hanno meno peso nelle elezioni parlamentari. Spesso viene votato il candidato amico dell'amico, il "mezzo parente", il compagno d'infanzia: l'ideologia si annacqua e le appartenenze ai partiti si allentano.
Quindi paragonare i risultati delle votazioni politiche con quelle amministrative è un'operazione sbagliata dal punto di vista sociologico, politico e statistico.
Detto questo, va oggettivamente ammesso che i risultati del M5S sono stati al di sotto delle aspettative di noi simpatizzanti e degli attivisti. In nessun ballottaggio troviamo i candidati "grillini", superati ovunque da quelli di centro destra e centro sinistra. Ma non c'è stato uno spostamento di voti dal movimento agli altri partiti. I voti che potenzialmente potevano ingrossare le fila del movimento a 5 stelle sono spariti nell'oblio dell'astensionismo.
I dati sono allarmanti: praticamente è andata a votare soltanto la metà degli aventi diritto, con punte da record a Roma, ove la vicinanza del parlamento deve aver intensificato questa fuga di massa.
La possibilità di non andare a votare è un diritto previsto dalla nostra legislazione. Tuttavia mi chiedo come si possa sperare di cambiare il mondo, o se non altro la politica, se non si va nella cabina elettorale ad esprimere la propria preferenza. Capisco come sia difficile ormai identificarsi con i partiti attuali e, soprattutto, con i dirigenti politici di questo paese. Ma se smettiamo di andare a votare non solo non facciamo alcun dispetto a costoro, anzi ne rafforziamo l'indipendenza e l'arroganza. Se lasciamo che i partiti continuino a votarsi da soli faremo della democrazia un inutile e squallido teatrino. In fondo, come diceva Giorgio Gaber, la democrazia è partecipazione. Se non c'è l'una non può esistere l'altra.
Lamentarsi su Twitter e Facebook potrà mettere a posto le vostre coscienze ma non vi aiuterà certamente a trovare lavoro o a dare un futuro migliore ai vostri figli: mettetevi in gioco, entrate nelle segreterie locali dei partiti e battete i pugni sul tavolo. Oppure fatene di nuovi, possibilmente migliori di quelli che oggi sono in parlamento.
E ricordate che non sono i violenti a far nascere le dittature. Sono sempre gli indifferenti a spalancare le porte alle tirannie.

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