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Cofferati e l'egoismo

Ieri mi è toccato assistere ad una puntata di Servizio Pubblico, sul canale La7, che mi ha illuminato molto. In particolare mi è stato molto utile l'intervento dell'ex sindacalista, nonché ex sindaco di Bologna, Sergio Cofferati.
Il "cinese", così veniva chiamato ai tempi della sua militanza alla CGIL, ha esordito affermando che chi si uccide lo fa come estremo atto di egoismo, liquidando con parole pesanti come pietre il complesso e drammatico mondo di chi decide di togliersi la vita, quasi sempre spinto da crisi depressive gravi e mal diagnosticate.
La "sparata" di Cofferati, peraltro non stigmatizzata da alcuno se non dal disoccupato che da diverse settimane viene invitato alla trasmissione, è l'esempio palese della crisi della politica nel nostro paese. La politica non da più segni di credibilità, a destra come a sinistra, non soltanto perché la maggior parte dei suoi protagonisti sono caduti, a vario titolo, tra le maglie della giustizia penale e civile. La politica muore quando chi ne fa parte mostra di non essere più in grado di capire il disagio altrui, ma si arroga il diritto di giudicarlo con atteggiamento falsamente pedagogico e sinceramente arrogante.
Desidererei ricordare a Cofferati che la stragrande maggioranza dei morti per suicidio, quasi tutti affetti da forme depressive gravissime, non lo fanno per danneggiare le persone a loro vicine. Il depresso si considera, ingiustamente e per colpa della malattia, come un peso per la società, per i propri familiari e per gli amici. E per eliminare questa sensazione di fastidio che ritiene di dare alle persone che più ama toglie il disturbo. Altro che egoismo.
Ci si uccide per i sensi di colpa, signor Cofferati, e dare degli egoisti a persone che hanno il suicidio in testa da mesi e mesi vuol dire caricarli di un ennesimo ed ingiusto fardello che la malattia non gli consente di sopportare. Signor Cofferati, ieri sera lei ha fornito a questi poveri disperati una pallottola in più, ed un motivo in più per adoperare quell'arma virtuale che è pronta dentro i cassetti della depressione.
Mi auguro che Santoro, nelle sue prossime puntate inviti chi meglio di me possa spiegare cosa sia la depressione e quali sono i meccanismi che portano spesso al più drammatico degli eventi. Altrimenti non potrebbe più fregiare la sua trasmissione del titolo di Servizio Pubblico. E soprattutto spero che chi ha udito le parole di Sergio Cofferati se le ricordi quando andrà in cabina elettorale. 
Se non sarà più eletto spero che avrà maggior tempo libero per riflettere sulla enorme e dannosa fesseria che ha profferito ieri sera. E chissà, tra le fessure strette dei suoi occhi, potrà entrare un minimo di vergogna e di rimorso.

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