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Abbiamo un Blog

Ho volutamente aspettato alcune ore prima di commentare le note vicende che hanno visto come protagonisti Milena Gabanelli ed il M5S. Per fare sbollire la rabbia e per evitare di scrivere cose che non penso sulla giornalista di "Report".
Sciolgo subito i dubbi: Milena Gabanelli ha fatto bene a chiedere la destinazione dei proventi derivanti dalla pubblicità inserita nel blog di Beppe Grillo. Ha fatto solamente il suo mestiere di giornalista, ossia quello di chiedere, di porre domande. E questa è un'attività di cui non siamo assolutamente abituati in Italia, paese in cui le interviste vengono concordate con gli intervistati, che si scelgono gli argomenti, con la complicità di giornalisti scodinzolanti e a libro paga.
E male hanno fatto i simpatizzanti del M5S ad insultare la Gabanelli. Se dopo tutti questi anni l'unica cosa che si riesce a dire del movimento dei "grillini" è che hanno un blog con inserzioni pubblicitarie, quando Renzi va alle riunioni segrete con i portatori di soldi nei paradisi fiscali, è evidentemente un buon segnale.
Bastava fare quello che ha fatto il duo Grillo-Casaleggio il giorno dopo la trasmissione: dichiarare che la pubblicità sul sito è interamente reinvestita sul sito stesso che, forse non tutti sanno, ha bisogno di costi per essere mantenuto in vita. E che tale liquidità è indipendente da quella a disposizione del Movimento 5 Stelle, che si auto finanzia totalmente.
Io avrei fatto anche di più: avrei reso pubblico il gettito pubblicitario del blog ed i libri contabili della Casaleggio S.p.A. a suffragare quanto affermato.
Sono invece altre le cose che mi hanno fatto riflettere. Il programma "Report" viene trasmesso su RAI3 la domenica sera in concomitanza con i posticipi delle partite di serie A, allo scopo di dargli la minore visibilità possibile. Ed in generale c'è l'ordine tassativo, il lunedì mattina e in tutte le redazioni giornalistiche del salotto più o meno buono (CorSera, Repubblica, Libero, La Stampa, etc.), di tacere sulle inchieste proposte dalla Gabanelli e dal suo staff. "Report" è una trasmissione che da fastidio a molti, a destra come a sinistra: bisogna minimizzare, attutire.
Stranamente i 20 minuti dedicati da "Report" al Movimento 5 Stelle hanno avuto invece un impatto mediatico clamoroso. Mai la trasmissione della Gabanelli ha avuto gli onori delle prime pagine dei giornali e dei telegiornali come in questa settimana. Hanno provato a far credere che lo scandalo di tutti gli scandali in Italia è un Blog e le sue inserzioni pubblicitarie. Avrei voluto leggere e sentire, con la stessa veemenza, i commenti sulle puntate dedicate alla MPS, o ai capitani coraggiosi che hanno distrutto l'Alitalia, o alle scalate della Unipol ("Abbiamo una banca" di fassiniana memoria). Per non parlare delle puntate in cui la Gabanelli si è soffermata sui paradisi fiscali, sui condoni edilizi tanto cari al PDL, sulle infiltrazioni mafiose nel nord Italia.
In quei giorni ci hanno rincoglionito con lo spread e la Merkel, con la spending review e l'IMU, con la riforma della giustizia e le finte primarie. Armi di distrazione di massa e di distruzione del paese.
Tutto questo non accade a caso, ricordo che siamo a pochi giorni dall'elezione del sindaco di Roma e mai come in questa tornata i candidati del centro-destra e del centro-sinistra sono stati debolissimi, seppure con motivazioni diverse. C'è il rischio concreto che Roma cada nelle mani del M5S e questo, per la casta dei ladroni che ci ha governato in questi ultimi 20 anni, è evidentemente intollerabile e pericoloso. Qualcuno potrebbe finire in galera e trascinarsi dietro tutto il partito, visto la risonanza politica e mediatica che hanno le elezioni amministrative della capitale.
Voglio sperare che gli unici 20 minuti dedicati dalla Gabanelli al M5S siano solo per pura coincidenza limitrofi alla elezione del sindaco di Roma. Mi dispiacerebbe molto venire a sapere che anche una ottima giornalista non abbia la libertà di scegliere i propri palinsesti ma gli vengano suggeriti, diciamo così, dall'azionista di riferimento, come il peggiore dei discepoli di Bruno Vespa.
Sarebbe un duro colpo per il giornalismo italiano già così tremendamente minato nella sua credibilità e dignità.

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