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Lo zio diacono. In memoria di Roberto Pozzi.

Vederlo lì, rannicchiato in terra, attraverso le finestre chiuse della sua casa, dopo ore di inutili silenzi telefonici. Ed improvviso lo schianto del vetro che si infrange, ultimo diaframma tra la speranza disperata e la disperazione della realtà.
E violare la sua intimità, le sue cose: un paio di calzini nuovi, le lettere della banca, un piatto sporco, l'oliera, una bottiglia di vino, una caraffa di caffè piena a metà.
Entro in casa in punta di piedi, quasi chiedendo permesso ad un uomo che so che non c'è più. E lui è sempre lì, ora lo vedo di fronte. E' coricato da un lato, con un braccio disteso quasi a proteggere la testa.  Il volto leggermente reclinato in avanti, con gli occhi aperti rivolti verso la porta di casa, in un disperato quanto vano tentativo di richiesta di aiuto.
No, non credo che sia caduto di botto, avrebbe avuto una posizione disarticolata: lui era quasi in posizione fetale, con le pantofole ancora calzate. Deve essersi reso conto di aver avuto un malore, ha provato ad alzarsi dalla poltrona, ma, vinto dal sonno mortale, si è adagiato in terra per dormire in eterno.
Credevo di essere più forte ed invece è stato un duro colpo, ho inveito contro il cielo in casa di chi ha fatto del cielo la propria casa. E me ne vergogno immensamente. Credevo di averle viste tutte, ed invece alle tragedie non ci si abitua mai.
Vorrei avere fede a sufficienza per dire che ha raggiunto la sua Sandrina, sua madre e suo padre. In realtà penso che sia finita l'esperienza umana di una persona cui la vita ha dato tanto ma all'improvviso ha tolto tutto.
Lui sì che era un uomo di fede, e la fede lo ha sorretto nei momenti più bui. Soprattutto lo hanno  sostenuto gli amici della confraternita religiosa, che anche in queste ore tragiche hanno dato testimonianza della loro meravigliosa amorevolezza. Ma nelle manifestazioni in cui i ricordi riaffioravano impetuosi non riusciva a trattenere il pianto, partecipando al dolore altrui condividendone il proprio.
Non era un uomo dal carattere facile, non si sottraeva alla polemica, specialmente in politica. Amava dire sempre ciò che pensava e soprattutto non amava intromissioni nella sua vita privata. Forse anche lui pensava di essere forte a sufficienza, di poter badare a se stesso senza l'aiuto di nessuno. Ma il destino non fa sconti e per quanto siano forti le tue convinzioni ti accorgi di essere un piccolo ramo, sferzato dal vento impetuoso, pronto a spezzarsi in qualunque momento.
Non amava fare complimenti in pubblico, anzi il ruolo di diacono lo aveva reso forse più severo nei confronti delle abitudini degli uomini, delle loro piccole meschinità quotidiane. Però, poche settimane prima di lasciare questo mondo, parlando con mio padre, ha detto parole molto belle nei confronti degli articoli che scrivo nel mio blog. E pochi giorni dopo ha manifestato questo apprezzamento anche a me.
Ecco, voglio immaginare che quelle sue parole benevole nei miei confronti siano il regalo di commiato che ha voluto farmi. E per questo io, commosso, voglio ricordarlo nel mio blog, insieme a tutti voi che lo avete conosciuto e che ne avete condiviso i giorni belli e quelli amari.

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