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Il gioco del destino

Quando sei depresso basta pochissimo per farti sprofondare nella crisi più nera. Ad esempio oggi mi è capitata una cosa di per se non grave: dopo la votazione al seggio una signora si è presa la mia cartella elettorale per errore. Una stupidaggine, direte voi, e lo dico anche io. Ma cosa succede ad un vaso colmo d'acqua se provate ad aggiungere una goccia? Trabocca, ed io sono traboccato.
Sarà perché mio fratello non sta bene, sarà che sono due mesi che non riesco a trovare uno straccio di cliente su cui andare a lavorare, sarà che è dal 2002 che cercano di indurmi al licenziamento offrendomi quattro denari, sarà che ho visto mio zio morto in terra come un sacco della spazzatura: ma io, francamente, non ne posso proprio più.
Ho preso 20 gocce di EN perché sentivo l'ansia e l'ira crescere dalle viscere, con crampi assurdi e conati di vomito. Ma ormai questi farmaci non mi fanno più niente. Mi appannano solo lo sguardo, bloccano la mia espressione in una sembianza catatonica. Ma il dolore, quello vero, quello che brucia dentro e ti fa scoppiare le vene nel cervello è ancora intatto nella sua maestosa malvagità.
Forse sono troppo vile per reggere il passo di questo mondo, mi mancano le forze per correre alla velocità di rotazione di questo pianeta che mi ospita ormai da 52 anni e che continuo a non capire.
Chissà, se il destino fosse stato maggiormente benevolo con me, se si fosse meno accanito con la salute dei miei cari forse adesso mi starei lamentando per qualcos'altro. O forse no, e comunque non mi consola affatto avere degli alibi validi per potere stare male. E quando vedo voi, giovani e belli, sicuri di voi stessi, liberi di affrontare la vita come meglio vi pare, vi invidio profondamente. Avete la forza per costruire il vostro domani, per rendere solide le vostre utopie, per piangere e ridere, insomma per vivere nel senso più pieno e meraviglioso della parola.
Perché non è vero che chi prende gli schiaffi dalla vita poi automaticamente la odia. Anzi non avete idea di cosa darei per potermi calare nella vostra esistenza per un solo giorno e respirare l'aria pura e fresca della vostra serenità. Vorrei tanto avere un fratello normale e non un bambino di 42 anni che ancora trema e si irrigidisce perché non in grado di gestire le emozioni. Vorrei tanto avere un lavoro normale dove non ti senti minacciato ogni giorno che metti piede in ufficio. Un lavoro in cui non ti fanno sentire vecchio perché hai 52 anni e non ti trattano come un centro di costo da sopportare.
Vorrei tanto poter bere un bicchiere di acqua fresca e limpida, per dissetare l'arsura provocata dalle cicatrici di ferite inferte da una vita troppo dura per le mie modeste capacità. Vorrei chiudere gli occhi e dimenticare, tutto e per sempre. Ma da solo non ci riesco. Non ancora. Lascerò giocare questa mano al destino, tanto con me vince sempre lui. Ma il destino non sa che stavolta farà il mio gioco.

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