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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2013

Il gioco del destino

Quando sei depresso basta pochissimo per farti sprofondare nella crisi più nera. Ad esempio oggi mi è capitata una cosa di per se non grave: dopo la votazione al seggio una signora si è presa la mia cartella elettorale per errore. Una stupidaggine, direte voi, e lo dico anche io. Ma cosa succede ad un vaso colmo d'acqua se provate ad aggiungere una goccia? Trabocca, ed io sono traboccato. Sarà perché mio fratello non sta bene, sarà che sono due mesi che non riesco a trovare uno straccio di cliente su cui andare a lavorare, sarà che è dal 2002 che cercano di indurmi al licenziamento offrendomi quattro denari, sarà che ho visto mio zio morto in terra come un sacco della spazzatura: ma io, francamente, non ne posso proprio più. Ho preso 20 gocce di EN perché sentivo l'ansia e l'ira crescere dalle viscere, con crampi assurdi e conati di vomito. Ma ormai questi farmaci non mi fanno più niente. Mi appannano solo lo sguardo, bloccano la mia espressione in una sembianza catatonic…

L'uomo senza passioni

Io non invidio nessuno. C'è del bene e del male in ognuno di noi, e la fortuna, così come arriva, fa presto ad andar via. Però nutro una grande ammirazione per le persone entusiaste. Quelle piene di passioni, che nelle difficoltà vedono soltanto una sfida piena di opportunità. Ammiro quelli che continuano a lavorare con dedizione anche quando vengono maltrattati dal datore di lavoro; quelli che militano in un partito pieno di gente marcia, ma che continuano a fare volantinaggio; quelli che non sono mai stanchi, che fanno una valigia e partono senza pensarci due volte. Senza nemmeno prenotare un albergo. Ammiro quelli che, privi di qualunque prospettiva economica, mettono su famiglia e fanno i figli, perché così funziona l'umanità. Li ammiro ed al mio confronto appaiono dei giganti. Perché io non so nemmeno cosa significhi la parola entusiasmo. Vivo nella costante consapevolezza dell'inutilità di quello che intraprendo, che sia il lavoro o lo scrivere su un blog. Non mi ap…

Scrivere è un'altra cosa.

Nei film, specialmente in quelli americani, in cui arrivano i buoni e sistemano tutti i guai, avrei le idee ben chiare su cosa dovrei fare. Lascerei il lavoro e le sue precarietà quotidiane, che lentamente stanno avvelenando la mia mente ed il mio fisico. E comincerei a scrivere, a cinquantadue anni. Perché nei film di Frank Capra il mestiere dello scrittore è una cosa facilissima. Basta avere un blog, scrivere qualche migliaio di "twit" ed avere centinaia di amici su Facebook. Poi ci sarebbero un mucchio di editori in attesa di leggere le mie fandonie, ed estasiati pubblicarle come se fossi un novello John Fante. Ovviamente sarei il caso letterario del secolo, venderei milioni di copie in svariate lingue. Diventerei ricchissimo. The End. Peccato che abbia una famiglia da mantenere ed un mutuo ventennale che sinistro pende sulla mia testa come una spada di Damocle. Forse questa scelta avrei dovuto farla trent'anni fa, avrei dovuto dare ascolto alle preghiere della mia c…

Lo zio diacono. In memoria di Roberto Pozzi.

Vederlo lì, rannicchiato in terra, attraverso le finestre chiuse della sua casa, dopo ore di inutili silenzi telefonici. Ed improvviso lo schianto del vetro che si infrange, ultimo diaframma tra la speranza disperata e la disperazione della realtà. E violare la sua intimità, le sue cose: un paio di calzini nuovi, le lettere della banca, un piatto sporco, l'oliera, una bottiglia di vino, una caraffa di caffè piena a metà. Entro in casa in punta di piedi, quasi chiedendo permesso ad un uomo che so che non c'è più. E lui è sempre lì, ora lo vedo di fronte. E' coricato da un lato, con un braccio disteso quasi a proteggere la testa.  Il volto leggermente reclinato in avanti, con gli occhi aperti rivolti verso la porta di casa, in un disperato quanto vano tentativo di richiesta di aiuto. No, non credo che sia caduto di botto, avrebbe avuto una posizione disarticolata: lui era quasi in posizione fetale, con le pantofole ancora calzate. Deve essersi reso conto di aver avuto un ma…