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Alibi

C'è qualcosa di marcio dentro di me. E non mi riferisco alla fiatella mattutina o all'ascella pezzata dopo una giornata di massacrante pendolarismo. Sono proprio io che ho qualcosa che non va.
Ho sempre incolpato qualcuno o qualcosa per i miei fallimenti: non ho una vita sociale? La colpa è degli altri che non sono abbastanza intelligenti. Sono sempre triste e preoccupato? La colpa è dell'handicap psichico di Andrea. Non ho fatto carriera? La colpa è della mia azienda che non ha saputo capire il mio valore e di quegli squinternati dei colleghi che hanno sempre una raccomandazione di troppo.
Adesso mi rendo conto, invece, che se anche fossi circondato da docenti della Sorbona, se anche mio fratello avesse un quoziente intellettivo pari a quello di Einstein e se anche lavorassi per la NASA troverei comunque il modo di lamentarmi. E di arrendermi.
Diciamoci la verità, ammesso che vi interessi minimamente: sono un debole. I problemi della esistenza, le responsabilità e le novità mi schiantano come un aereo colpito dai proiettili della contraerei. Sono pigro e qualunque cosa faccia aumentare di un micron la mia entropia la percepisco soltanto come una solenne rottura di coglioni.
I colleghi, i parenti, gli amici, le vacanze ed il lavoro: tutto è una rottura di coglioni, senza appello. Eppure non mi mancherebbe niente per essere una persona gradevole. Ho una dignitosa cultura umanistica; sono abbastanza curioso ed attratto dalle novità tecnologiche e sociali; sono dotato di humor e del minimo sindacale di educazione e rispetto. Non ho mai votato per Berlusconi ed istintivamente sto sempre dalla parte dei più deboli e dei perdenti.
Eppure tutta questa bella roba rimane circoscritta nella roccaforte di albi che mi sono costruito e che mi rende immobile, refrattario ed isolato. So che non ve ne fregherà niente ma so starmi ampiamente sul cazzo da solo.
Ora qualche luminare potrebbe dire che questo mio immobilismo è dovuto alla battaglia che sto conducendo contro la depressione, combattimento che assorbe molte se non tutte delle mie risorse fisiche e psichiche. O forse anche questo è un nuovo alibi, l'ultimo, ove nascondermi definitivamente.
Una cosa è vera: sono un tipo complicato. E non è un bene, perché la vita è una roba semplice, va goduta finché c'è il vento in poppa e poi si mollano gli ormeggi e chi s'è visto s'è visto. La natura non è complicata: è complessa ma ha una sua armonia. La persona complicata invece è disarmonica, in contrasto con le leggi della natura e della società civile. La complicazione non esiste in natura perché è inutile e la selezione naturale ha provveduto ad estinguerla prima che lei distruggesse qualunque forma di vita. Ecco, io invece sono sopravvissuto, contro natura. Con me se la dovrebbe prendere uno come Giovanardi, non con i gay.
Bene, dopo questo ennesimo faccia a faccia notturno con me stesso posso affermare di avere esaurito anche le ultime scorte della mia autostima. Rimarrò qui, seduto sul divano a guardare il soffitto ancora per un po'. In attesa di tempi migliori di cui ovviamente non me ne accorgerò.

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