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Visualizzazione dei post da 2013

Siblings

Ho appena scoperto di essere un "sibling". E' un termine inglese che letteralmente significa fratello, di pari grado. Ma ha assunto un connotato particolare in questi ultimi anni. Con questo termine si indica un fratello od una sorella di una persona disabile. Ho scoperto che esistono associazioni di "siblings" in cui il soggetto si sposta dalla malattia (fisica o mentale) al disagio di un fratello, maggiore o minore, spesso incapace di convivere con una realtà drammatica, vissuta in anni difficili, come quelli dell'adolescenza. Ho letto, seppur sommariamente, molte testimonianze di chi fa parte di queste associazioni. E mi sono riconosciuto in pieno. Quel sentirsi perennemente inadeguato, l'altalenarsi di sensazioni contrapposte, essere un giorno un egoista debosciato ed il giorno dopo il martire santo e salvifico. Ma una cosa su tutte accomuna noi "siblings", anche se con diversi gradi di sfumatura. La paura di dover gestire i nostri fratel…

L'inglorioso "Mondino"

Sì lo ammetto, odio Edmondo Fabbri. Come chi è? E' stato il Commissario Tecnico della Nazionale Italiana di calcio dal 1963 al 1966. E non lo odio tanto per la immane figuraccia della sconfitta contro la Corea del Nord, che ci estromise dal secondo turno del Mondiale di calcio del 1966, ma per il suo modo saccente e rancoroso di fare l'allenatore.
Fabbri è stata una discreta ala destra, ha militato anche nelle file dell'Internazionale. Qualche convocazione nella Nazionale giovanile ma nulla più. Ebbe maggior successo quando intraprese la carriera di allenatore. Riuscì a portare il Mantova dalla serie D alla serie A in quattro anni, meritandosi il "Seminatore d'oro", ovvero il premio che gli addetti ai lavori danno annualmente al tecnico che si è maggiormente contraddistinto. Insomma era un buon allenatore, amante di un calcio votato all'attacco con un modulo di gioco più vicino al sistema che non al catenaccio.  Nell'estate del 1962 Helenio Herrera e…

Il conto

Pur non avendo febbre, da più di un anno mi porto addosso una brutta tosse catarrosa. Ho iniziato a prendere antibiotici che spero sortiscano qualche effetto. Ma sono molto preoccupato. Non tanto per lo stato del mio apparato respiratorio quanto per il cedimento fisico che si sta delineando con una certa velocità. Il fatto che questa infezione non voglia venir meno è segno che lo stress psichico e l'evidente crollo psicologico hanno iniziato a minare le mie difese immunitarie. Non voglio sembrare catastrofico ma ho chiesto troppo a me stesso ed il conto inizia ad essere molto salato. E' ormai da lungo tempo che la mia vita ha perso qualunque interesse e qualsiasi prospettiva. Sopravvivo, per rispetto nei confronti di chi ha bisogno di me. Ma interiormente sono morto. Cos'è se non morto un uomo cui sono private le speranze di un futuro migliore, il cui domani pesa minaccioso come un macigno? Sono un morto che cammina ed il mio corpo ha iniziato a capirlo. Perché si può men…

Derive geostazionarie

Cinquantadue anni. No, vi rendete conto? Oggi ho compiuto cinquantadue anni. In altri tempi avrei potuto godere di una certa agiatezza e considerazione. Nel lavoro, come nella vita, sarei stato considerato come l'anziano a cui chiedere consigli. E comunque come quello a cui non devi più rompere i coglioni. E invece sono ancora qui a trottare come un pischello, a mettere in gioco il mio lavoro e la mia vita privata. A cinquantadue anni la mia azienda mi considera un rottame e ha fatto di tutto per mettermi nelle condizioni psicologiche in cui oggi verso. E' dal 2002 che i miei capi mi contattano quasi annualmente per offrirmi soldi per andare via. Come se a cinquant'anni fosse semplice cambiare lavoro. Mi hanno fatto modificare il profilo professionale una decina di volte, con la scusa che il mercato chiede sempre nuovi skill. Ed il risultato è che, pur avendo visto molto, non so fare più un cazzo. E poi che azienda è quell'azienda che insegue le mode del mercato. Una …

Stasera non leggetemi

Il sonnifero inizia a fare il suo effetto. Cado lentamente in uno stato catatonico, senza emozioni ma senza il dolore che mi distrugge dentro. Non è bello dover prendere il sonnifero per affrontare meglio la settimana lavorativa, c'è qualcosa che non va. Colpa dell'azienda? Certamente. Di qualche collega sociopatico? Forse. Ma in realtà c'è un unico colpevole e quello sono io. Sono un vigliacco. Avrei dovuto capire già anni fa che non sono in grado di reggere gli stress che mi provoca il lavorare in un ambiente precario, competitivo ed alienante come quello informatico. E avrei dovuto rassegnare le dimissioni. Per fare cosa non so, visto che non so fare niente. Visto che non mi hanno permesso di imparare niente. Questi ultimi anni ho fatto da tappabuchi, sono stato spacciato dai clienti come esperto di non so quanti prodotti. Addirittura adesso mi si vuole spacciare come programmatore, quando in vita mia non ho mai saputo programmare nemmeno la lavatrice.  La verità è che…

Le spalle fragili

In genere non invidio nessuno. Per principio. Non mi fa star bene sapere che a qualcun altro le cose stanno andando a rotoli. Ma oggi farò un'eccezione: invidio profondamente chi sa scrivere. Sì questa sera mi è venuta una gran voglia di essere uno scrittore, di quelli bravi, che sanno scrivere libri di centinaia di pagine. E che inventano storie interessanti, descrivendole con uno stile asciutto ma contemporaneamente coinvolgente. Quelli che ne sfornano uno all'anno e che vincono un sacco di premi letterari. Insomma stasera vorrei esser un clone di Ernest Hemingway e Mikhail Bulgakov. Con punte di Franz Kafka e James Joyce quanto basta. Ed invece sono su un blog che nessuno legge, conosco forse cento parole di senso compiuto ed ho uno stile che riecheggia i componimenti scolastici di terza elementare. La colpa sta nella mia scarsa autostima e nel fatto che non leggo un libro da almeno dieci anni. E poi la mia vita è di una noia inverosimile. Cosa mai potrei raccontare se non…

Like a rolling stone

Sto rotolando, sempre più in basso, sempre più velocemente. Non ho un appiglio, cado sempre di più. E mentre scivolo verso il nulla vi guardo e vi voglio sempre più bene.
Mi sta franando tutto addosso ed ho perso il senso dell'orientamento. Non trovo più la via d'uscita ma solo macerie e polvere che rendono l'aria irrespirabile.
Dio solo sa se ho provato a rialzarmi. Tutta la mia vita è stato un continuo rialzarsi. Ma ho peggiorato la situazione, ho soltanto aumentato la velocità di caduta col mio testardo dimenarmi.
Sto rotolando e vi guardo ma siete sempre più lontani, voi così cari ed immensamente belli. Vorrei stringervi a me per tutta la vita e stritolarvi con i miei abbracci. E darvi tanti baci sulle guance, quelli che schioccano forte. E le carezze: vorrei consumarmi le mani sui vostri volti.
Vorrei non lasciarvi mai e darvi una vita migliore di quella che fate adesso, vorrei parlare con voi per ore ed altrettanto ascoltarvi. Ed udire il suono delle vostre risa arg…

Voli pindarici

La situazione è preoccupante ma non è seria. La faccio breve. Mi hanno catapultato (insieme ad una povera collega sfigata come me) su un progetto fantascientifico. Prodotti innovativi, metodologie d'avanguardia, insomma la solita grande opportunità. Peccato che né io né la mia collega ne sappiamo una beata cippa di tutta questa roba altisonante. E' come se ad uno studente di una scuola elementare si chiedesse di diventare cardiochirurgo con solo pochi giorni di affiancamento. Ora, ammetto di non essere una cima, non somiglio affatto (e per fortuna aggiungo io) a Steve Jobs o Bill Gates. Sono uno dei tanti onesti artigiani dell'informatica, fattosi completamente da solo visto l'aria di "spending review" che tira nel settore dell'education. Ma onestamente certi voli pindarici offendono non tanto la mia scarsissima intelligenza, quanto quella di chi li propone. E' finita l'epoca in cui si poteva andare dai clienti sguaiatamente impreparati: oggi ess…

Diverso e speciale

Oggi Andrea è dovuto andare ad un funerale ed ha avuto un momento di crisi. Purtroppo non c'ero, non ho potuto abbracciarlo per fargli passare quello che credo siano delle crisi di panico. Fortunatamente è durato poco, perché Andrea ha una sua dignità e non ama farsi vedere quando fa i "versi sciocchi". Quanto ho odiato questa definizione: versi sciocchi. Che c'è di sciocco nell'esser malati? E' forse sciocco chi ha il diabete o l'ipertensione? Non ricordo chi l'abbia coniata per la prima volta, se i miei genitori o qualcuno delle migliaia di terapeuti della psiche che hanno vanamente tentato di capire il male oscuro di mio fratello. Immagino che qualcuno dei presenti possa aver provato dell'imbarazzo, se non persino paura. Non è un bello spettacolo vedere un uomo di 42 anni mettersi a saltare e a dimenare le braccia in maniera inconsulta. Anche io, le prime volte che ho assistito a questi episodi, ho avuto paura. Ero giovane, in piena crisi adol…

Diversa mente

Come se fosse facile vivere. Incastrare i pezzi del puzzle. Chiudere gli occhi per non vedere le paure e lasciare sotto il letto i ricordi ed i rimpianti, a far compagnia alla polvere. Essere un altro, altrove, In un mare ignoto, verso rotte mai solcate. Verso terre fatte di pace e speranza. Respirare un ossigeno più puro e sorridere infinitamente. Senza lasciare traccia, meteora invisibile, solitudine impalpabile. E dimenticare, perdere memoria dei giorni e delle stagioni. Non avere più tempo, sospeso tra ieri e domani, parallelo e relativo. Essere pioggia e vento, tuono e fulmine, notte priva di stelle, tra nubi dense ed oscure. Incombenti.

Quando ero un re

Ma cosa vi credete. Io ho avuto un'infanzia meravigliosa. Perché sono stato amato come pochi altri esseri umani al mondo. Ero trattato come un re, anzi meglio di un re. Ero pieno di giocattoli, mi vestivano come un piccolo lord inglese e le attenzioni erano tutte per me. Per questo ero estremamente viziato e capriccioso, e molti di questi atteggiamenti da "erede al trono" li porto ancora con me, purtroppo. Erano gli ultimi anni dei favolosi anni 60: fuori si iniziava a contestare il sistema, in America veniva ucciso Bob Kennedy ed imperversava la guerra del Vietnam. Ma io vivevo immerso nel mio paradiso dorato, niente poteva scalfirmi. Ricordo le mie automobiline della Poly-Toys: una Citroen Ami 8 color carta da zucchero, la Innocenti Primula color oro metallizzato. E tanti giocattoli, tanti fumetti di "Topolino" e del "Corriere dei Piccoli". E poi tutte le domeniche si andava a pranzo da "Checco il Carrettiere", in via Benedetta, vicino a …

La guerra di Andrea

All'inseguimento di due occhi. Sfuggenti, risucchiati dal'ansia, dalle paure, dal malessere esistenziale. Cerco di stabilire un contatto ma è fugace: le immagini mostruose che sconvolgono la sua mente sono più forti del mio amore e mi scacciano, insolenti ed odiose. Ci provo in tutte le maniere, con le parole, con la musica, con gli abbracci e le carezze. Tentando di non farlo sentire in colpa per una condizione di cui non è affatto colpevole. Ma inutilmente. Ogni tanto appare un mezzo sorriso, frutto della guerra interna tra i due emisferi cerebrali, tra l'io sano e l'io malato. Purtroppo vince il secondo ed io mi sento inutile, stupido, impotente. Sto male. Sto male per lui, sto male per me, sto male per il fatto che non riesco a rassegnarmi al suo stato. E domani, in ufficio, dei giovanotti che potrebbero essere miei figli tenteranno di insegnarmi cose inutili e che inutilmente tenterò di imparare. Ma io avrò appresso sempre quegli occhi smarriti e non potrò fare a…

Post cinico

E chi se ne frega se non mi legge nessuno, se nessuno mi segue sui social network. Io scrivo per me, non per gli altri. Scrivo perché non mi drogo, non vado a puttane né ho il vizio del gioco. Scrivo per uscire dalla monotonia di questa vita piatta, per evadere dalla galera che mi sono costruito addosso. Che cos'è che non va? Lo capirete quando una mattina vi sveglierete con 50 anni sulle spalle senza più alcun traguardo da raggiungere, con il cassetto pieno di ricordi ingialliti e la certezza di avere sprecato tutto il talento che madre natura vi aveva dato. Ma poi quale talento. Ciascuno di noi crede di essere più intelligente degli altri, più anticonformista ed interessante. In realtà siamo delle pecore che camminano ben inserite nel gregge. Pecore che cercano l'omologazione nel vestire, nel pensare e nell'agire. Siamo originalissimi tutte le volte che andiamo in vacanza perché ci vanno i vicini di casa. Tutte le volte che andiamo a mangiare il tiramisù da Pompi perché…

Per il suo sorriso

In questi giorni schifosi, almeno dal punto di vista professionale, una cosa mi rende estremamente felice. Andrea sta bene. Non intendo fisicamente: mio fratello è un toro che nemmeno la broncopolmonite è riuscito a minare. In questi giorni Andrea sta bene psichicamente. E' sempre sorridente, interagisce con gli altri, persino con argomentazioni che hanno un minimo di complessità. Mi racconta quello che ha visto in TV, un abbozzo della trama di "Beautiful". Sghignazza davanti alle gaffes di "Paperissima" e segue assiduamente RadioCapitalTV, che passa in rotazione continua la musica degli anni 80, di quando era bambino, anche anagraficamente.Perché Andrea ama la musica sopra ogni cosa. Suona la chitarra ad orecchio senza mai sbagliare un accordo. Però non sa allacciarsi le scarpe e se gli chiedete quanto fa due più due vi guarda come se gli aveste parlato in arabo. Ma va bene così: lui mi sorride, mi abbraccia, mi parla. Ed io sono felice. Immensamente felice. …

Lettera a Zia Cicci. 31 maggio 2013

Cara zia Cicci, volevo scriverti la consueta lettera di saluto, come faccio tutti gli anni ogni 31 maggio, giorno in cui ci hai lasciato, 42 anni fa. Ma sono molto stanco e preoccupato, per cui mi perdonerai se, almeno per ora, mi limiterò a poche righe. Sono preoccupato per il mio futuro lavorativo, cara zia, perché nell'azienda dove lavoro non si fa altro che parlare di licenziamenti e mobilità. E si vive in una atmosfera di cupa precarietà che mi abbatte l'umore e la volontà. Sono stanco, zia Cicci mia, di questa insicurezza, di essere sballottato da un progetto ad un altro senza una minima continuità professionale, come se fossi un computer che può essere facilmente azzerato e riprogrammato in pochi minuti. Avrei voglia di un po' di tranquillità, almeno nell'ambito lavorativo, visto che purtroppo in quello familiare i problemi non mancano. Saranno giorni difficili per me quelli che sono da venire. Giorni in cui dovrò districarmi per capire materie ostiche, in un a…

I tiranni e gli indifferenti

Faccio alcune doverose premesse. Le consultazioni elettorali amministrative hanno una diversa valenza rispetto a quelle politiche. Quando si tratta di eleggere un sindaco di un comune, o un presidente di una provincia o di una regione si innescano dei meccanismi familistici e clientelari che hanno meno peso nelle elezioni parlamentari. Spesso viene votato il candidato amico dell'amico, il "mezzo parente", il compagno d'infanzia: l'ideologia si annacqua e le appartenenze ai partiti si allentano. Quindi paragonare i risultati delle votazioni politiche con quelle amministrative è un'operazione sbagliata dal punto di vista sociologico, politico e statistico. Detto questo, va oggettivamente ammesso che i risultati del M5S sono stati al di sotto delle aspettative di noi simpatizzanti e degli attivisti. In nessun ballottaggio troviamo i candidati "grillini", superati ovunque da quelli di centro destra e centro sinistra. Ma non c'è stato uno spostament…

Abbiamo un Blog

Ho volutamente aspettato alcune ore prima di commentare le note vicende che hanno visto come protagonisti Milena Gabanelli ed il M5S. Per fare sbollire la rabbia e per evitare di scrivere cose che non penso sulla giornalista di "Report". Sciolgo subito i dubbi: Milena Gabanelli ha fatto bene a chiedere la destinazione dei proventi derivanti dalla pubblicità inserita nel blog di Beppe Grillo. Ha fatto solamente il suo mestiere di giornalista, ossia quello di chiedere, di porre domande. E questa è un'attività di cui non siamo assolutamente abituati in Italia, paese in cui le interviste vengono concordate con gli intervistati, che si scelgono gli argomenti, con la complicità di giornalisti scodinzolanti e a libro paga. E male hanno fatto i simpatizzanti del M5S ad insultare la Gabanelli. Se dopo tutti questi anni l'unica cosa che si riesce a dire del movimento dei "grillini" è che hanno un blog con inserzioni pubblicitarie, quando Renzi va alle riunioni segre…

Siate liberi

Sì, sono incazzato. E ce l'ho con voi. In questi momenti di crisi assoluta, politica, etica ed economica, in questi momenti dove tutte le antiche certezze vanno sgretolandosi assieme ad un mondo ormai finito voi continuate a votare PD o PDL o SEL? Ma come fate a non capire che sono dei feticci, degli ologrammi creati ad arte per farci credere di essere in una democrazia. Ed invece siamo soggiogati irreversibilmente da poteri occulti, che li manovrano, che ne decidono la nascita e la morte. In una democrazia compiuta i politici ed i partiti sono diretta espressione della volontà popolare. Vengono scelti da chi li vota e non imposti da chi è a capo di un partito ormai per volere divino. Eppure voi, testardi ed ottusi, continuate a votarli. Oppure, peggio ancora, continuate a non votare, lasciando carta bianca alle mafie ed ai potentati. Cosa vi lega se non il servilismo a queste associazioni ormai prive di qualunque significato e che insozzano il ricordo di chi ha dato la vita affi…

Cofferati e l'egoismo

Ieri mi è toccato assistere ad una puntata di Servizio Pubblico, sul canale La7, che mi ha illuminato molto. In particolare mi è stato molto utile l'intervento dell'ex sindacalista, nonché ex sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. Il "cinese", così veniva chiamato ai tempi della sua militanza alla CGIL, ha esordito affermando che chi si uccide lo fa come estremo atto di egoismo, liquidando con parole pesanti come pietre il complesso e drammatico mondo di chi decide di togliersi la vita, quasi sempre spinto da crisi depressive gravi e mal diagnosticate. La "sparata" di Cofferati, peraltro non stigmatizzata da alcuno se non dal disoccupato che da diverse settimane viene invitato alla trasmissione, è l'esempio palese della crisi della politica nel nostro paese. La politica non da più segni di credibilità, a destra come a sinistra, non soltanto perché la maggior parte dei suoi protagonisti sono caduti, a vario titolo, tra le maglie della giustizia penale e …

La sindrome di Stoccolma

Ci sono diverse cose che mi fanno male in questo periodo. La santa alleanza, sancita con la benedizione di Re Giorgio I (Napolitano) e che ha partorito Enrico Letta come Presidente del Consiglio, mi preoccupa molto. E' stato affidato il destino del nostro paese ad una intera classe politica di provata inettitudine, con una forte propensione alla disonestà, alla menzogna ed alla mistificazione. Né potremmo sperare nell'aiuto dei cosiddetti tecnici, visto i risultati conseguiti dalla succursale "bocconiana" presieduta dal professor Monti. In Italia le carriere universitarie sono appannaggio esclusivo dei più raccomandati, le cattedre ormai si tramandano da padre in figlio: per questo è impossibile trovare un vero addetto ai lavori in qualunque campo dello scibile umano. Viste tali premesse è difficile immaginare che il governo Letta possa tirare fuori il nostro paese dal guano in cui è immerso fino al collo e forse anche più su. Forse riuscirà soltanto a varare una nu…

Schuhputzen

E' da gennaio che sono senza lavoro. Intendiamoci, non sono stato licenziato. Solo che mi aggiro in ufficio nella speranza di un nuovo progetto o di un nuovo cliente. Che continua a non arrivare, almeno per me. Sì qualche progetto interno me lo hanno proposto, ma è solo "fuffa". Io sono un professionista e l'idea di passare le giornate su un foglio Excel od un diagramma di Gantt che non guarderà mai nessuno non mi attira per niente. Certo, all'estero ci sono diverse opportunità, ma io non posso permettermi di abbandonare Andrea, ne sinceramente lo voglio. Quindi non mi resta che aspettare tempi migliori, che francamente non riesco proprio ad immaginare. No, non è la depressione che mi fa parlare. E' pura e semplice constatazione della realtà: l'economia italiana è ferma, nessuno fa più investimenti, specialmente nel ramo informatico. E l'incertezza politica non aiuta certamente chi come me segue clienti appartenenti al settore pubblico. Prima di pren…

Il gioco del destino

Quando sei depresso basta pochissimo per farti sprofondare nella crisi più nera. Ad esempio oggi mi è capitata una cosa di per se non grave: dopo la votazione al seggio una signora si è presa la mia cartella elettorale per errore. Una stupidaggine, direte voi, e lo dico anche io. Ma cosa succede ad un vaso colmo d'acqua se provate ad aggiungere una goccia? Trabocca, ed io sono traboccato. Sarà perché mio fratello non sta bene, sarà che sono due mesi che non riesco a trovare uno straccio di cliente su cui andare a lavorare, sarà che è dal 2002 che cercano di indurmi al licenziamento offrendomi quattro denari, sarà che ho visto mio zio morto in terra come un sacco della spazzatura: ma io, francamente, non ne posso proprio più. Ho preso 20 gocce di EN perché sentivo l'ansia e l'ira crescere dalle viscere, con crampi assurdi e conati di vomito. Ma ormai questi farmaci non mi fanno più niente. Mi appannano solo lo sguardo, bloccano la mia espressione in una sembianza catatonic…

L'uomo senza passioni

Io non invidio nessuno. C'è del bene e del male in ognuno di noi, e la fortuna, così come arriva, fa presto ad andar via. Però nutro una grande ammirazione per le persone entusiaste. Quelle piene di passioni, che nelle difficoltà vedono soltanto una sfida piena di opportunità. Ammiro quelli che continuano a lavorare con dedizione anche quando vengono maltrattati dal datore di lavoro; quelli che militano in un partito pieno di gente marcia, ma che continuano a fare volantinaggio; quelli che non sono mai stanchi, che fanno una valigia e partono senza pensarci due volte. Senza nemmeno prenotare un albergo. Ammiro quelli che, privi di qualunque prospettiva economica, mettono su famiglia e fanno i figli, perché così funziona l'umanità. Li ammiro ed al mio confronto appaiono dei giganti. Perché io non so nemmeno cosa significhi la parola entusiasmo. Vivo nella costante consapevolezza dell'inutilità di quello che intraprendo, che sia il lavoro o lo scrivere su un blog. Non mi ap…

Scrivere è un'altra cosa.

Nei film, specialmente in quelli americani, in cui arrivano i buoni e sistemano tutti i guai, avrei le idee ben chiare su cosa dovrei fare. Lascerei il lavoro e le sue precarietà quotidiane, che lentamente stanno avvelenando la mia mente ed il mio fisico. E comincerei a scrivere, a cinquantadue anni. Perché nei film di Frank Capra il mestiere dello scrittore è una cosa facilissima. Basta avere un blog, scrivere qualche migliaio di "twit" ed avere centinaia di amici su Facebook. Poi ci sarebbero un mucchio di editori in attesa di leggere le mie fandonie, ed estasiati pubblicarle come se fossi un novello John Fante. Ovviamente sarei il caso letterario del secolo, venderei milioni di copie in svariate lingue. Diventerei ricchissimo. The End. Peccato che abbia una famiglia da mantenere ed un mutuo ventennale che sinistro pende sulla mia testa come una spada di Damocle. Forse questa scelta avrei dovuto farla trent'anni fa, avrei dovuto dare ascolto alle preghiere della mia c…

Lo zio diacono. In memoria di Roberto Pozzi.

Vederlo lì, rannicchiato in terra, attraverso le finestre chiuse della sua casa, dopo ore di inutili silenzi telefonici. Ed improvviso lo schianto del vetro che si infrange, ultimo diaframma tra la speranza disperata e la disperazione della realtà. E violare la sua intimità, le sue cose: un paio di calzini nuovi, le lettere della banca, un piatto sporco, l'oliera, una bottiglia di vino, una caraffa di caffè piena a metà. Entro in casa in punta di piedi, quasi chiedendo permesso ad un uomo che so che non c'è più. E lui è sempre lì, ora lo vedo di fronte. E' coricato da un lato, con un braccio disteso quasi a proteggere la testa.  Il volto leggermente reclinato in avanti, con gli occhi aperti rivolti verso la porta di casa, in un disperato quanto vano tentativo di richiesta di aiuto. No, non credo che sia caduto di botto, avrebbe avuto una posizione disarticolata: lui era quasi in posizione fetale, con le pantofole ancora calzate. Deve essersi reso conto di aver avuto un ma…

Alibi

C'è qualcosa di marcio dentro di me. E non mi riferisco alla fiatella mattutina o all'ascella pezzata dopo una giornata di massacrante pendolarismo. Sono proprio io che ho qualcosa che non va. Ho sempre incolpato qualcuno o qualcosa per i miei fallimenti: non ho una vita sociale? La colpa è degli altri che non sono abbastanza intelligenti. Sono sempre triste e preoccupato? La colpa è dell'handicap psichico di Andrea. Non ho fatto carriera? La colpa è della mia azienda che non ha saputo capire il mio valore e di quegli squinternati dei colleghi che hanno sempre una raccomandazione di troppo. Adesso mi rendo conto, invece, che se anche fossi circondato da docenti della Sorbona, se anche mio fratello avesse un quoziente intellettivo pari a quello di Einstein e se anche lavorassi per la NASA troverei comunque il modo di lamentarmi. E di arrendermi. Diciamoci la verità, ammesso che vi interessi minimamente: sono un debole. I problemi della esistenza, le responsabilità e le nov…

Magari

Ho sognato Andrea la notte scorsa. Io che non ricordo mai i miei sogni l'ho visto distintamente. E mi parlava, normalmente, come fanno tutti i fratelli di questo mondo maledetto. O quasi. E' stato solo un frammento, non avrei dovuto averne memoria, che certi sogni è meglio non ricordarli. Altrimenti al risveglio vorresti strapparti il cuore dal petto, per non sentire più il dolore. Forse è solo per istinto di conservazione che non ricordo i miei sogni. Ma è stato così bello sentir uscire dalle sue labbra il suono compiuto di una frase adulta. E pensare che in certe famiglie i fratelli non si parlano per anni, a causa di antichi rancori, di gelosie, per squallide questioni di soldi e di eredità. Io invece starei ore ad ascoltare Andrea, ed anche adesso lo faccio, sebbene sia costretto a sentire le manie ossessive di una mente sfortunata. Odio scivolare nel patetico ma se potessi donare ad Andrea la metà del mio cervello bacato lo farei immediatamente. Vorrei in cambio solo met…