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Andrea sono io

E' iniziato tutto con una mancanza. Mi è tornato alla mente che erano mesi che non ridevo più. E questa cosa ha cominciato a farmi male come un pugno nello stomaco: un dolore acuto, sempre più forte, sempre più forte. Conosco un solo modo per lenire questi dolori dell'anima: scrivere. Ed in effetti ho cominciato a farlo. L'inizio è cupo, dannato. Non c'è luce né speranza. Poi, improvvisamente, i ragionamenti prendono un'altra piega. Mi rendo conto che affronto tutto ciò che mi accade troppo sul serio, come se tutto dipendesse da me. Decido di riderci sopra, decido di seppellire la depressione e le ansie sotto un cumulo di risate. E percepisco un po' di sollievo. Ma questo è ancora niente. Chiudo il portatile e rimango seduto sul divano dopo una bella e piacevole conversazione su twitter con la mia cara amica Lavinia Pucci (@LaviniaPucci). E' tardi, dovrei andare a dormire, ma non ne ho voglia. Chiudo gli occhi con la testa reclinata sulla spalliera. Penso a tante cose. Penso ad Andrea, il mio povero fratello portatore di handicap psichico. Penso che mi manca, che vorrei abbracciarlo forte. Poi, improvvisamente, uno squarcio nelle tenebre. Perché questi sensi di colpa nei suoi confronti, Perché questa voglia di stargli vicino, possessivamente, invasivamente. Apro gli occhi e, senza nemmeno rendermene conto, esclamo: "Andrea sono io!".
Per molti anni ho represso la mia personalità, il mio subconscio o come cavolo si chiama. L'ho maltrattato, l'ho costretto a fare cose riprovevoli. Lui si è impaurito, si è allontanato da me, ma ha cominciato a gridare. Ha iniziato a mandarmi avvertimenti fisici e psichici. Ha cercato di attirare la mia attenzione in tutti i modi. Dapprima con la depressione. Ma io non l'ho ascoltato abbastanza. Poi ha compiuto il suo più grande capolavoro. Il mio io si sentiva smarrito, un'entità gracile, da proteggere. Voleva sentirsi amato. E allora ha proiettato questo estremo bisogno su mio fratello. Andrea è diventato un feticcio, abbracciandolo non stavo abbracciando lui, stavo disperatamente tentando di abbracciare me stesso, o quanto meno, la parte di me che ho inopinatamente scacciato. Questo non vuol dire che smetterò di amare Andrea: ora l'amerò come si ama un fratello, non come la proiezione del mio io. E sarà un amore più bello e consapevole.
"Andrea sono io" è diventata una frase simbolo. Mi basta solo pensarla ed una sconosciuta quiete dilaga dentro di me, le mie labbra indossano il sorriso e quel bambino impaurito che albergava nella mia anima inizia a guardarmi con occhi benevoli.

Dedico questo post alla mia amica Lavinia Pucci che con discrezione ed affetto mi sta accompagnando in questo faticoso cammino che è la ricerca di me.

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