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Visualizzazione dei post da Luglio, 2012

La corsa ad ostacoli

Adesso vi faccio una domanda, una di quelle impegnative che vi faranno lambiccare il cervello durante le vostre oziose mattinate marine. E' meglio vivere nella finzione, dando la colpa delle proprie ambasce alla sfiga, oppure prendere atto della realtà e capire il percorso di vita che si è realizzato? Già vi sento, è da preferire la seconda opzione, aver consapevolezza di se e via discorrendo. E maledetti voi se non avete ragione. Ma questo lo si dice stando sdraiati al mare, tra un bagno e l'altro. In questi giorni i 22 lettori del mio blog avranno intuito che un po' di nebbia si è dissipata in quel mare magno e procelloso che è la mia vita interiore. Nel videogame del mio io ho trovato il passaggio per transitare al secondo livello di difficoltà. Passata l'euforia dei primi giorni, in cui l'autostima ha avuto le sue belle soddisfazioni, adesso sto realizzando che è diventato tutto tremendamente più complicato. Perché ho avuto la conferma che la quasi totalità delle…

Andrea sono io

E' iniziato tutto con una mancanza. Mi è tornato alla mente che erano mesi che non ridevo più. E questa cosa ha cominciato a farmi male come un pugno nello stomaco: un dolore acuto, sempre più forte, sempre più forte. Conosco un solo modo per lenire questi dolori dell'anima: scrivere. Ed in effetti ho cominciato a farlo. L'inizio è cupo, dannato. Non c'è luce né speranza. Poi, improvvisamente, i ragionamenti prendono un'altra piega. Mi rendo conto che affronto tutto ciò che mi accade troppo sul serio, come se tutto dipendesse da me. Decido di riderci sopra, decido di seppellire la depressione e le ansie sotto un cumulo di risate. E percepisco un po' di sollievo. Ma questo è ancora niente. Chiudo il portatile e rimango seduto sul divano dopo una bella e piacevole conversazione su twitter con la mia cara amica Lavinia Pucci (@LaviniaPucci). E' tardi, dovrei andare a dormire, ma non ne ho voglia. Chiudo gli occhi con la testa reclinata sulla spalliera. Penso …

Ridi pagliaccio

Ci sono giorni in cui il cane nero della depressione torna a mordere. Li riconosco immediatamente quei momenti. Sono preceduti da giorni di ira immotivata che poi si placa improvvisamente e lascia spazio ad una invincibile stanchezza fisica e morale. Proprio oggi, mentre cercavo di tenere a bada il molosso, mi è venuto in mente un fatto terribile: non ricordo più quando è stata l'ultima volta che mi sono fatto una bella risata. Sono mesi che non rido, forse anni. E non sto pensando a quelle risate intelligenti, che si fanno davanti ad un libro di Stefano Benni o ad un film di Woody Allen. Io dico quelle risate cretine, che iniziano spontanee, senza motivo. O peggio ancora quell'ilarità che viene scatenata dalla signora che fa partire una scoreggia fumante mentre tenta di raccogliere qualcosa che le è caduta in terra. O dal rumore di una testa che si infrange su un palo non visto. O dal tonfo del telefonino da 800 euro che cade in mare al cafone dell'ombrellone accanto. In…

Tirare a campare

Sono diversi anni ormai che mi sono stancato di campare. No, non preoccupatevi, non ho manie suicide: ho detto che mi sono stancato di campare, non di vivere e, se permettete, c'è una bella differenza. Chi vive è pieno di sentimenti, a volte felici e talora tristi. Chi vive sente di essere protagonista della propria esistenza, è consapevole delle proprie scelte e, anche se si dovessero rivelare errate, non vive questi sbagli come fallimenti: sa in cuor suo di avere fatto quello che la coscienza, l'istinto e l'intelligenza gli hanno suggerito. Chi vive non ha rimpianti e tanto meno rimorsi: ha deciso una strada e l'ha percorsa sino alla fine, in coerenza alle proprie convinzioni. Io invece campo, non so fare altro. La mia vita è frutto di scelte altrui: dapprima dei miei genitori, poi è stata la depressione a decidere per me. E adesso che tutti i nodi sono arrivati al pettine è impossibile districarmi dal labirinto in cui mi sono ficcato. Perché è avvenuto tutto ciò? N…

La gamba morta

Nella lista, provata e testabile clinicamente, delle mie sventure entra a farne parte, di buon diritto, la gamba morta. Probabilmente i 22 lettori del mio blog non sanno che nel lontano 1999 fui colpito da ernia del disco. L4/L5, per la precisione. Ho fatto tutta la trafila: dolori, ansie, malattia e riabilitazione. Ma per 12 lunghi anni non mi ha più molestato, come mossa a pietà da una vita insulsa e sventurata. O forse solo per indifferenza, chi può dirlo. Improvvisamente, dopo la nevicata di febbraio e conseguente spalata, tornano i primi "dolorini" alla schiena che affogo nell'Aulin. Ottengo una tregua di qualche mese, frutto di chissà quali aspre contrattazioni tra il noto farmaco ed il mio disco intervertebrale. Poi torna il "colpo della strega" che mi obbliga a camminare storto, come un ballerino di break dance colto da improvvisa paralisi. Il tragico epilogo inizia sabato scorso. Io ho un carattere non proprio accondiscendente, lo ammetto. I rospi non…